Citazione di: Kredskin il 09 Set 2016, 13:15
Un giornalista che tifa sui social non può essere definito giornalista. Ma proprio no no no no.
O meglio, uno che meriti di essere definito credibile ed imparziale. Poi certo, chi tifa assieme alla giornalista ovviamente apprezza, un po come i romanisti apprezzano zampa, marione & company. O come scarcelly & company.
Vale per tutti eh, tutti, da tutte le parti e tutti gli schieramenti.
Ah, non sapevo che il mestiere di giornalista fosse equivalente a quello nelle forze armate.
Ma non capisco se il discrimine siano i social o fare il tifoso.
Perché se è semplicemente "fare il tifoso" l'intera redazione, per dire, del Manifesto non è composta da giornalisti?
Se invece il discrimine sono i social la questione è legata allo strumento di diffusione della propria opinione? Se apro un sito "da tifoso" è ok, se invece scrivo su twitter no?
Mi sembra un po' confusa la questione...
Dico questo perché credo che un giornalista abbia tutto il diritto di tifare per chi vuole, esattamente come chiunque altro. E questo non avrà alcuna ricaduta sul suo lavoro, anzi, renderà più facile ai suoi lettori individuare il suo schieramento, il suo punto di partenza, invece che ritenerlo indebitamente super-partes o imparziale.
NON ESISTE il giornalista imparziale e QUESTO vale per tutti, tutti, tutti gli schieramenti. Manco Enzo Biagi era imparziale.
E chi lo fa credere è, lui si, un cialtrone. Sono tifosi mascherati. Sono i cosiddetti "moderati" che nel loro rappresentare il "mezzo" del contesto dato possono occultare facilmente la loro partigianeria. Perché sono imparziali ALL'INTERNO di tale contesto. Ma sempre partigiani restano, rispetto ad un esterno che la pensa diversamente da loro.
Supporre che esista un'imparzialità significa supporre che esista un'oggettività nel giudizio politico. Assurdo. Se non c'è oggettività nel giudizio politico allora tutto dipende dal punto di vista soggettivo, quindi dalla propria parte.
Meglio il tifoso che il finto imparziale. Nettamente meglio.
Il giornalismo anglosassone teorizzò l'imparzialità nello stesso periodo in cui passava dalle piccole redazioni ai grossi gruppi editoriali. Ossia esattamente quando assumeva uno dei punti di vista più parziali che potessero esistere, quello della borghesia capitalista.
Erano imparziali (e manco è vero) nella lotta interna alla classe borghese della rampante Londra, ma erano assolutamente parziali, ad esempio, quando si parlava di movimento socialista.
E ho preso l'esempio standard di "giornalismo imparziale", la
golden age della stampa, utilizzato in qualsiasi esame universitario di giornalismo (giornalismo UK e USA).
fare il tifoso non vuol dire sofisticare la realtà. QUESTA è l'operazione indebita per un giornalista, che tifi o meno.
Angeli sofistica le notizie? Se si è una cattiva giornalista, se invece racconta la realtà sulla base dei fatti (ma ovviamente partendo dal suo punto di vista, cosa da cui non può esimersi) è una brava giornalista.