http://ricerca.gelocal.it/lacittadisalerno/archivio/lacittadisalerno/2015/02/14/BT_32_06.html?ref=searchLa bufera Lotito-Iodice I granata hanno paura
di Michele Spiezia
L'avevano avvertito. "Occhio, sta partendo la fronda": così gli avevano spifferato in una riunione di consiglio federale. Gli avevano persino tratteggiato i nomi dei mestatori, "le pietre arriveranno da due isole". Dunque Lotito sapeva. Se l'aspettava. Perciò, quando Giuseppe Iodice, segretario dell'Ischia, a fine gennaio bussa ad una delle sue innumerevoli utenze private, il patron di Lazio e Salernitana decide di "stare al gioco". «Perchè voglio farli venire allo scoperto, la smettessero di fare ricatti e minacce, loro sì», aveva confidato ad un presidente di Lega pro a lui assai vicino. Battagliero ed al solito senza freni, non si terrà nelle telefonata pubblicata ieri da "la Repubblica". Pochi minuti ed è bufera: reazioni, riprovazioni, richiesta, inascoltata, di dimissioni. Iodice aveva fatto partire la prima puntata delle accuse domenica, a poche ore dalla sfida tra granata ed isolani guidati da un battagliero Maurizi, romano, ben dentro determinate scuderie calcistiche. Il giorno dopo, gli strali di Lo Monaco, patron "senza finanze" del Messina. «Basta con questa dittatura. Qui tutto è accentrato nelle mani di un solo uomo che fa il bello ed il cattivo tempo. Una volta avere due club non era possibile. Dove è finita questa normativa?». È così che la Salernitana viene inghiottita da un vortice di veleni e sgambetti, epicentro anche lei di una battaglia senza quartieri che si sta consumando tra chi prova a mantenere il potere calcistico e chi prova a strapparglielo. È duello tra i pro e gli anti Tavecchio, è guerra per la poltrona di Macalli in Lega pro, è scontro totale con e sugli arbitri. Già, gli arbitri. La Salernitana è preoccupata. Teme ritorsioni, teme un altro arbitraggio in stile Caserta. Al Pinto diresse Giovani di Grosseto, oggi al Valerio fischia un altro toscano, il 29enne Pelagatti di Arezzo. La città di Nicchi, il presidente dell'Aia che lunedì ha accusato Lotito «di aver aggredito Farina», dopo che il patron, furioso, avrebbe detto «preparate i passamontagna...» al ko dell'Olimpico. Da qui, un botta e risposta continuo. Lui, l'uomo con delega di Tavecchio alle riforme federali: «Basta, qui ci vuole il sorteggio integrale». Il presidente dell'Aia. «Sorteggio integrale? Mai». La lotta è cruenta, coinvolge le quote elettive in Figc e muove fili delicatissimi. Perchè Nicchi punta, tra un anno, al terzo mandato. Roba che nemmeno Obama per la "White House". Perchè il toscano, mai diventato internazionale, è considerato un "politico" che ora deve tenere a freno le ambizioni del piemontese Rosetti che punta al ruolo di designatore in A altrimenti si metterebbe in concorrenza per la poltrona di mammasantissima. Come paracadute l'aretino punta a cambiare il quorum per l'elezioni, abbassandolo dal 66% fino alla soglia del 50% più uno. Proposta da sottoporre poi al consiglio federale. Retto da chi? Da Tavecchio e Lotito. Che hanno già detto brutalmente di no. Curiosamente, la riunione che doveva approvare le variazioni al regolamento Aia s'è tenuta a Salerno, il 20 ed il 21 dicembre scorso. Uno scherzo del destino, come quello tirato da Iodice, che agli inizi degli anni '90 s'era fatto le ossa come segretario generale della Salernitana. Carriera culminata poi coi 5 anni al Napoli in A, esperienza finita malamente per un vicenda legata al settore giovanile. Carriera che, a differenza di quanto sostenuto dal 50enne di Portici («ho la schiena diritta») è piena di inciampi. Deferimenti, squalifiche, spifferate, persino una delicata vicenda giudiziaria. Nell'ottobre del 2000 fu tra gli indagati al termine di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata: dirigenti e giocatori di Turris e Savoia furono accusati di associazione a delinquere, truffa, appropriazione indebita. Un giro di 10 miliardi di lire, ricavato ingannando le assicurazioni, simulando infortuni dei calciatori. Ai pm Fortuna e Novelli rivelò come venivano cancellate le tac in ospedale, come venivano refertati gli infortuni, come venivano tesserati "falsi giocatori". Due anni dopo, come Sasso della Turris, avrebbe patteggiato la condanna ad un anno e mezzo. Più volte condannato dalla giustizia sportiva. Ad esempio quando era al Taranto. Sei mesi di inibizione per "aver - sentenza della Disciplinare - stipulato un accordo occulto col tecnico Braglia e per aver consegnato le somme pattuite". Cioè 90mila euro "in nero". Sui generis la dicitura sul comunicato che definiva Iodice "sedicente direttore generale del Taranto". Iodice fa ricorso, arriva lo sconto di 3 mesi ma il coinvolgimento resta, "perchè - scrivono i giudici della Cdg - Iodice aveva piena coscienza dell'atto illecito". Esperienze fallimentari con Gallipoli e Pro Patria, deferimenti e squalifiche alla Nocerina di Citarella (anche qui club indagato per conti in nero) che ha continuato a rappresentare, come "presidente del comitato etico" pur lavorando già ad Ischia. La spifferata ai giornali deve essere un'abitudine. Anni fa fu così pure all'Acireale, dal quale rivendicava 17mila euro. Finì in tribunale. Rivela l'avvocato Paolo Bordonaro, difensore del club oppostosi perchè risultavano firmate e quietanzate le busta paga: «Iodice non era tesserato al momento del procedimento, neppure quando il lodo fu impugnato. Resosi conto che i suoi tentativi di pressione sui funzionari non avevano avuto effetto, invece di seguire l'ordinamento giuridico, ottiene un articolo sulla Gazzetta dello Sport nel quale si paventava il -3 alla società. Venni poi contatto da un giornalista del Corriere che rivelava come Iodice avesse telefonato anche a lui». Anni dopo, ecco la telefonata a Lotito, che registra e che gira per la divulgazione. Perchè? Maligna, la voce: a Iodice sarebbe stata promessa la carica di dg e segretario Lega pro al posto di Cipollini. Carica fino a qualche mese fa di Ghirelli - nel 2005 potente segretario della Figc di Carraro, coinvolto in Calciopoli (poi prosciolto) - che guida la rivolta al duo Macalli-Lotito insieme a Gravina (anche lui coinvolto in Calciopoli, pure lui uomo di banche) che in estate puntava a diventare il manager del Club Italia. Posto preso da chi, invece? Of course: da Lotito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA