Citazione di: DajeLazioMia il 16 Dic 2020, 15:08
@ES
Secondo me Inzaghi è il primo a volere la svolta. E magari cambeirà qualcosa, così come cambiò modulo mettendo LA e Savic interni di cc.
Sempre detto che questo assetto è difficilissimo da attuare, io sono sempre stato per un cc più solido (in passato mi sono anche definito rejano, a me piace la ciccia e i punti, ma non è che forzo ogni cosa in base al mio gusto). Questa estate ad esempio parlavo di 3421, ma non posso non tenere conto del fatto che la Lazio che vince trofei, che finalmente batte la Juve, che finalmente si qualifica in CL, che finalmente torna dopo 20 anni nelle 16 finaliste è figlia proprio di quell'impostazione che molti qui vorrebbero cambiare.
Ossia dei due interni di qualità e del quadrilatero che si viene a comporre con le 2 punte che il 352 ti consente, del baricentro alto, del palleggio da dietro, del gioco fatto di passaggi per arrivare in porta col pallone.
Ora non funziona più il giocattolo? Forse sì, ma PER ME non è così facile da sistemare.
Tu dici, vabbé ma prova qualcosa.
Per me ha un senso relativo questa frase. È come se nel tuo lavoro (se guidi un gruppo è molto diverso e puoi capire un po' meglio secondo me) ci fosse una difficoltà dopo un periodo di successo e ti dicessero "vabbè, ma prova a cambiare qualcosa, tanto se va male va male uguale".
Non lo capisco, rispetto al mio modo di vedere. Un gruppo segue dinamiche delicate, e i giocatori in campo hanno i loro riferimenti, le loro abitudini consolidate da anni di allenamenti e dalle vittorie ottenute (anche se non funziona più, momentaneamente o definitivamente).
Non è che gli dici "domani in 11 dietro la palla e prendiamo 1 punto", poi vai col Borussia "giochiamo alti, pressing, coraggio nel palleggio da dietro e giochiamo senza paura", poi la Juve "facciamo un po' e un po' ".
Non sono scienziati, sono atleti che hanno bisogno di certezze.
Cambiare un'attitudine, uno schema (il fatto che tutti gli allenatori lo considerino l'ultimo dei problemi sarà un fattore da valutare?), delle abitudini, etc è complesso, a livello serie A. Molto difficile.
I giocatori li sta facendo giocare, ha dato spazio anche a uno che viene da Salerno, senza pensarci e togliendo dalla lista Vavro, e gli ha fatto fare un gol in CL. Non è roba facile o scontata.
Sempre detto, pur stimandolo tanto e portandogli un grande rispetto che a volte qui dentro non vedo e che meriterebbe, che per me non è un fenomeno ma un ottimo tecnico in crescita, e che se va via arriverà un altro al suo posto senza grossissimi traumi (ma per esempio anche qui quando leggo "dammi Juric" o "dammi De Zerbi" rimango perplesso per la facilità. Gente che non sa nemmeno come si scriva CL e i giocatori piu difficili da gestire che ha allenato sono Berardi e Zaccagni).
Leggo troppo semplicismo nelle analisi, dal mio punto di vista.
Probabilmente prima di apportare modifiche profonde, un allenatore cerca di capire come cambiare passo mantenendo i principi su cui si è lavorato per anni.
Principi che fanno di Inzaghi l'allenatore con più partite della nostra storia e il più vincente (a livello numerico, chiaro che lo scudo pesa di più).
Principi che 10 giorni fa ti hanno fatto qualificare da imbattutto agli ottavi della competizione più prestigiosa d'Europa.
(poi come ho scritto in risposta a vaz qualche giorno fa se invece il problema è legato a dinamiche di gruppo e a situazioni interne allora stai fresco. Non la riprendi. O meglio se hai una sola possibilità di riprenderla, per me, quella possibilità si chiama Inzaghi, se è ancora con la testa da noi).
Tutto qui.
Prendo spunto dal tuo ottimo post per fare alcune riflessioni: in Europa si gioca un calcio diverso e soprattutto conoscono poco o niente il modo di giocare della Lazio di Inzaghi. Le praterie che ha trovato un Lazzari, per citare un solo esempio, la Lazio in serie A se le sogna.
Inzaghi è sicuramente un buon allenatore, che conosce l'ambiente come pochi, che ha saputo "creare" dei giocatori, che ha dato un'impronta di gioco, un'identità a questa squadra, ma purtroppo non si è evoluto, dimostrando spesso di essere un integralista, nè più nè meno di uno Zeman, un Sacchi o un Conte. La dote principale che deve avere un allenatore è far rendere al massimo il materiale umano che ha a disposizione, in particolare sapendo gestire il gruppo in relazione al momento che sta attraversando la squadra (quando puoi menare mena, quando devi subire mettiti l'elmetto e chiuditi a riccio). In questo Inzaghi è molto deficitario ed è questo che ancora - mi auguro per lui che sia nella fase di crescita e di apprendimento - gli impedisce di essere un grande allenatore; forse lo diventerà, ma di sicuro ancora non lo è.
Per me sta tutto qui il problema, anche perchè siamo in presenza della fine di un ciclo. La Lazio è una squadra oggettivamente vecchia e l'anno prossimo auspico sia l'anno zero.
Mi permetto di dissentire sulla tua idea di calciatore non scienziato: non stiamo parlando di fisica quantistica, nè di interventi di microchirurgia a distanza. I calciatori sono professionisti e suppongo che nel loro "saper svolgere un impiego" ci sia anche la capacità di mettere in atto Piani B e C.
Lascio con un quesito per tutti: se voi foste una grande società (in Italia strisciate e Napoli) ingaggereste ad occhi chiusi Inzaghi per il prossimo anno?