Condivido molto di ciò che scrive Emanuele. Ma nel discorso di Delio Rossi e nella sua consueta retorica c'è una frase (retorica anch'essa) che è interessante e perversa:
Io non devo vendere niente se non la mia professionalità e non voglio essere il paladino di nessuno.
E' una frase perversa perché in realtà Delio vende qualcosa da anni: la sua demagogia, la sua gavetta, il richiamo pedante alla gente, la gente, questa gente. Demagogia appunto. Quindi anche lui non è esente dal tratto che accomuna chi è nel calcio e soprattutto chi ne parla. Vendere la propria immagine. Un gioco persistente al limite del tormento a cui forse partecipiamo anche noi anche se a livelli marginali.
L'opinione di Mauro, di Sconcerti, di Iacobelli e compagnia cantando. Questo del calcio a me personalmente ha stufato. Sa di precotto, di spugnoso politicamente corretto, di Grande Fratello moltiplicato, esploso in aria e ridisceso in miliardi di rivoli. Tutti con zero interesse.
Ha ragione Delio quando non accetta il distinguo sul gesto se fosse stato fatto negli spogliatoi e si collega a quanto ho cercato di scrivere sopra. Che differenza c'è? Perché sempre sta cacchio di immagine da vendere per ottenere in cambio cosa??
E non mi piace nemmeno l'articolo del Fatto Quotidiano che, come altri articoli, pretende di spiegare la società attraverso il calcio, in un gioco di specchi deformati. Non è vero, perché ci sarà pure un rispecchiamento ma è un'analisi frettolosa, sbagliata colpevolmente semplicistica che mi fa persino più arrabbiare quando viene da testate che si autocelebrano (Repubblica è il must ovviamente). Ma è davvero necessario sprecare inchiostro per scrivere?
Io credo che da questa storia, una volta che la polvere si sarà posata, ne uscirà più pulito Delio Rossi che tornerà a fare l'allenatore (e sicuramente nessun suo giocatore protesterà per una sostituzione, almeno quelli sotto i 75 kg) mentre Lialic sarà bannato e non credo vedrà più un campo di calcio qui in Italia.
Giusto, sbagliato? Chissà.
Però è tutto il circo che gira e sbraita intorno al calcio che, anche in questa occasione, ha dimostrato di essere artificioso, senza nulla dietro; pacchiano così come il coro internettiano con i suoi giudizi brutali, le illazioni su cosa Lalic avrebbe detto. Io sto di qua, io di là. Ha fatto bene, ha fatto male. Glie doveva menà deppiù.
Un sacco di falsità o notizie diffuse precipitosamente di cui continuiamo a non aver bisogno e che volenti o nolenti fanno opinione, deformano i giudizi della gente e la gente stessa.
L'opinione più strillata diventa la tua opinione senza accorgertene perché è l'opinione dell'etichetta che ti hanno appiccicato. Vedi anche i laziali sono tutti fascisti et similia.
Ieri arrivo in ufficio e un mio amico mi fa. "hai visto che ha combinato il TUO Delio?".
A me, che negli ultimi anni di Lazio e successivi l'ho sempre criticato. Però è stato laziale, io sono della Lazio, un ex laziale ha fatto un gesto di violenza e automaticamente diventa il MIO Delio.
Sono stufo di questo attribuire agli altri un opinione solo perché appartiene a un gruppo o sviscera una passione.
Per cui basta con la gente, questa gente, la gente la gente la gente.