Ma infatti. Posso dire, sommessamente, una cosa? In verità la stavo scrivendo ieri, poi ho lasciato perdere.
Il punto è che, ormai, la guerriglia da stadio andrebbe inquadrata sempre in contesti molto più ampi e che travalicano il mondo dello sport. Si è scelto, un po' in tutto il mondo, di incanalare e veicolare verso gli stadi un certo tipo di "disagio sociale" che è fisiologicamente esistito da quando esiste l'organizzazione umana. E' un dato di fatto incontrovertibile. Qui a Roma, così come a Belgrado, Londra o in Africa subsahariana.
Ora, al di là delle motivazioni, al di là del merito, il caso di ieri si ascrive "banalmente" in un contesto simile.
E io inizio a essere stufo. Perchè francamente è stucchevole l'armamentario di "ecco la vergogna, lo scandalo, la follia". Non è nè "vergogna", nè "scandalo", nè tantomeno "follia". E' l'umanità, nelle sue forme violente, deprecabili e che vanno combattute, con i giusti mezzi. Che di certo non sono questo stucchevole armamentario di retorica cieca e sorda, pronta a liquidare qualsiasi avvenimento con aggettivi moralisti, agitando il pugnetto e facendo la faccina sconcertata.
Il fatto che nel 2010 ancora perduri la squallida retorica del "...quella che doveva essere una serata di sport è di festa, si è trasformata in bla bla bla bla bla per colpa della follia di bla bla bla bla" mi fa capire che, a monte, siamo ancora anni luce lontani dal semplice inquadramento del fenomeno.
Forse, non so, dietro c'è proprio la volontà da parte degli organi di informazione di perpetrare questa favoletta agli occhi del grosso degli utenti, o forse è un meccanismo involontario che ormai si è innescato e che è difficile da far cessare.
Ma il punto è che non c'è nulla di "folle", inteso come casuale, improvviso, e ingiustificato.
Dietro la violenza del tifo ci sono connivenze a doppio e triplo filo con ambienti malavitosi, con frange oscure del potere politico e quant'altro, da un lato. Dall'altro lato è un fatto conclamato che si è scelto di veicolare la devianza della società in un luogo recintato e apparentemente distantissimo dalle cose "serie" contro cui, invece, a briglia sciolta, potrebbe indirizzarsi tale disagio.
In ultima istanza, mi risulta oltremodo pesante il commento scandalizzato dei comunicatori mediatici per un fatto di mera abitudine: purtroppo siamo abituati da decenni a vedere TUTTO il marcio del mondo, in diretta tv. Abbiamo visto inquadrature da film di Oliver Stone su decine di guerre "classiche", internazionali o civili, abbiamo visto torture, scontri etnici, religiosi, morti in diretta, attentati spettacolari e spettacolarizzati e quant'altro. Abbiamo, nel nostro bagaglio culturale, le immagini orrende dei campi di concentramento, che "maneggiamo" fin dai tempi del sussidiario delle elementari.
A me, personalmente, il commento "moralista" a fronte di immagini che, in confronto a tutto quello che ho descritto prima, sembrano quasi all'acqua di rose, suona fasullo, sciocco, stucchevole.
La violenza va combattuta, il lato oscuro dell'uomo c'è e ci sarà sempre, ma non per questo occorre abbassare la guardia.
Tuttavia, è ora di "crescere", come società civile. Il moralismo, la banalizzazione, le letture stereotipate e quant'altro, non servono a nulla.