Marotta a Zeman: "Inopportuno"
La Roma: "Opinioni personali ma..."
Il d.g. della Juve replica al boemo, che aveva attaccato Conte. Baldini controbatte: "Legittimo il pensiero del nostro tecnico". Rincara Marotta: "Crea solo tensioni. Le regole parlano chiaro"
"Le dichiarazioni di Zeman su Conte? Come uomo di calcio e amministratore delegato della Juventus ritengo che sia stata un'uscita inopportuna, quella di Zeman. Anche se non ha fatto il nome di Conte era chiaro il riferimento. O era una boutade o era mirata, lui stesso ha detto di non aver letto le carte". Così il dirigente della Juventus, Beppe Marotta, ai microfoni di Sky Sport. "Conte è stato condannato per omessa denuncia, e non per illecito. E sappiamo che si può essere condannati anche sulla base di un solo giocatore che ti accusa, anche se altri 24 dicono il contrario. Purtroppo il codice di giustizia sportiva è obsoleto e da riformare".
REGOLAMENTO CHIARO — Per quanto riguarda le frasi di Zeman, Marotta aggiunge: "C'è un regolamento che dice che un allenatore può dirigere l'allenamento e non andare in panchina, cosa che noi abbiamo fatto. Sono gravi le accuse che Zeman lancia verso un collega, spero che l'associazione allenatori ne prenda atto". Per Marotta, quelle di Zeman sono "dichiarazioni che non fanno altro che creare tensioni".
E QUEL PRECEDENTE... — Marotta ricorda poi un episodio poco chiaro che coinvolge il boemo, avvenuto qualche anno fa: "Io ricordo anche un episodio avvenuto nel maggio 2005 durante un Lecce-Parma 3-3, quando Zeman abbandonò la panchina della sua squadra a 10' dalla fine e non si è mai capito il perché. Magari dovrebbe darci spiegazioni di questo e non su cose che non lo riguardano". Il riferimento è ad un Lecce-Parma del campionato 2005, partita decisiva per la salvezza. La gara terminò con un 3-3 che a molti osservatori risultò strano. In quella circostanza Zeman confermò che la partita fu giocata in maniera corretta dalla sua squadra fino all'inizio del secondo tempo, dopodiché notò un atteggiamento passivo nei suoi giocatori. Durante la gara, però, ad un certo punto Zeman andò dietro la panchina rivolgendo le spalle al campo di gioco, "tanto non c'era niente da vedere", dichiarò il boemo a fine partita.
BIOGRAFIAIN «MISTER 4-3-3» DI SIMONE PIERETTI IL RITRATTO DEL «BOEMO»
Zeman, voce bassa e sigaretta Uno stile di vita fuori dal coro
di Tiziano Carmellini
Poche parole, dirette, essenziali, taglienti come i lineamenti del viso di questo uomo silenzioso nato a Praga nel 1947.
L'accento slavo lo ha perso da tempo, non la fisionomia di un volto che, seppur segnato dalle rughe di una vita, non tradisce le sue origini. Zdenek Zeman ormai è un pezzo di Roma, lo chiamano il boemo e non ci ha pensato molto quando la scorsa primavera il club giallorosso, che ora batte bandiera a stelle e strisce, lo ha richiamato alla sua corte. Un ritorno con tutto il fascino e i rischi del caso, che sono il capitolo finale di «Mister 4-3-3» dell'amico e collega Simone Pieretti. Un viaggio lungo una vita, accanto a quello che per molti è uno dei santoni del calcio moderno, un uomo che non scende a compromessi a costo di pagar care le sue scelte, la sua voglia di camminare sempre sotto la luce del sole. Un uomo limpido, contro tutto e tutti se la «massa» si muove al di fuori delle regole. Con il passo del cronista Pieretti racconta la storia dell'allenatore identificato ormai come il tecnico del calcio spettacolo: mister 4-3-3 appunto, capace di avventure fantastiche, ma anche di capitomboli altrettanto clamorosi. Attaccare sempre e comunque il suo diktat, all'insegna della verticalizzazione perché il tichi-taca modello Barcellona non è roba per lui: «Passaggio orizzontale è prestarsi palla», ha recentemente sentenziato. Ma questo libro sorprendente va oltre il calcio giocato, prova a raccontare la storia di uomo prima che di un allenatore: dai campetti della periferia di Praga, dove il giovane Zdenek iniziò a respirare l'aria del calcio a seguito dello «zio Cesto» (ex giocatore e poi allenatore della Juventus), passando per una gioventù faticosa in un Paese in grande cambiamento che provava ad adeguarsi all'Europa. Il fallimento della Primavera di Praga ha segnato per sempre la vita del boemo cresciuto professionalmente in Sicilia dove si laureò all'Isef prima di intraprendere la carriera da allenatore. Il suo exploit sulla panchina del Foggia, uno spettacolo vederlo giocare, un pianeta a parte rispetto al calcio di allora al punto tale che fu coniato il termine Zemanlandia per idealizzarne il contesto. Primi anni '90, con il Foggia Zeman sbarca in serie A e l'anno dopo sfiora addirittura l'accesso in Europa: clamoroso e i prodigi del boemo non possono più esser considerati un episodio: gli valgono la «promozione» in una squadra vera. Sulla panchina della Lazio il modulo-Zeman non cambia e arrivano un secondo e un terzo posto prima del passaggio sull'altra sponde del Tevere. Zeman è uno dei pochi ad aver lasciato un buon ricordo in entrambe le realtà della Capitale e sulla panchina della Roma fa due ottime stagioni prima dell'episodio che cambierà per sempre la sua vita. Estate 1998, dal ritiro giallorosso di Predazzo, ie l boemo spara a zero su doping sportivo e bancario: «Il calcio deve uscire dalle farmacie e dagli uffici bancari» è la frase che gli cambiò la carriera. Chiari i riferimenti ai big del calcio che non ci misero molto a fargliela pagare
Zeman fu per molti anni relegato al calcio minore: un meccanismo dal quale si smarcò solo in seguito alla bufera Calciopoli che mise alla sbarra molti dei suoi detrattori. Lui continuò per la sua strada senza abbassare mai lo sguardo, con lo stesso rigore morale che lo aveva portato fin la. Uscì, seppur brevemente dal calcio, per farne poi rientro dalla porta secondaria: ricominciò tutto, da capo, dal basso, allenando all'estero. Poi alcune controverse stagioni in Campania con Napoli, Salernitana e Avellino, avventura accompagnata da misteriose interferenze. Torna in serie A nel 2004 con il Lecce, poi Brescia, quindi ancora Lecce con una parentesi a Belgrado: Stella Rossa, ormai in dissesto economico... E non solo. Si azzera di nuovo, riparte ancora e sempre da Foggia che nel 2010 naviga in Lega Pro. Il resto è storia recente, l'approdo a Pescara con una sorprendente promozione in serie A, fatta di gioco, spettacolo e valorizzazione dei giovani: i suoi ragazzi a fine stagione sono le «perle» del mercato e non è un caso se molti di loro finiscono ad alimentare le rose delle big d'Europa. È il lavoro di Zeman, un uomo tutto di un pezzo che non scende a compromessi e che ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco: lo farà quest'anno ripartendo da Roma, la Roma. Zemanlandia è di nuovo qui.