Citazione di: Laziolubov il 19 Apr 2021, 23:22
No, sbagliate il soggetto. I soggetti attivi sono i calciatori e i nostri nel 2021 non meritano di vincere la champions per le loro prestazioni rispetto a quelli del Bayern che gli hanno girato intorno, questo è. Non esiste un merito dei tifosi delle società, esistono i soldi che servono per dare ai giocatori più bravi cioè più meritevoli cioè che guadagnano di più. Sono i giocatori a meritarsi o meno una champions non i tifosi
i soggetti attivi non sono i singoli calciatori ma le squadre, perché il calcio è uno sport di squadra.
E le squadre ad oggi non vengono composte partendo da condizioni non dico uguali, ma anche lontanamente paragonabili.
Questo falsa totalmente qualsiasi principio meritocratico. Nel calcio come nella società.
Se io sono costretto a fare due lavori mentre faccio l'università mentre il figlio del manager si fa il master alla Bocconi mentre si conta i peli del pube dire che poi la sua realizzazione sociale come dirigente dell'azienda X mentre io sono costretto a quindici anni di precarietà è un qualcosa dovuta al merito, anche avesse tutti 30 e lode e io tutti 22, è una truffa. Anzi, un vero e proprio insulto.
la meritocrazia è una grande truffa se le condizioni di partenza non sono, ripeto, non uguali, ma quantomeno paragonabili.
E la grandissima illusione del modello economico in cui viviamo (perché di economia parliamo, non di calcio) è nascondere dietro rapporti formalmente uguali altri rapporti sostanzialmente non solo inuguali, ma di vero e proprio dominio.
Ma siccome formalmente ci incontriamo alla pari da "soggetti del mercato", domanda e offerta, allora ognuno è "libero" di fare le sue scelte. Siccome potenzialmente ambedue possiamo prendere voti alti e sperare di essere assunti a livelli dirigenziali conta quello e non di chi si è figlio.
Cazzate. Enormi cazzate.
Che non vengono smentite dal fatto che uno su un milione ce la fa.
Quell'uno sul milione serve solo a non far prendere i pezzi in mano agli altri 999mila, ma la regola sociale vigente resta la stessa.
Si stabiliscano delle regole che rendono le condizioni di partenza paragonabili, quindi che rendano REALE la competizione, e allora sono d'accordo che chi è capace a tesserare i giocatori migliori e a combinarli nella squadra in campo più forte è quello che MERITA di vincere.
Fino a quel giorno parlare di merito è una grandissima boiata.
L'unico merito è sovvertire il risultato, che senza dubbio è un aspetto poetico del calcio, ma non può manco significare essere fessi dinanzi ad un divario che laddove non basta in termini sostanziali finisce per essere stabilito anche in termini formali.
La superlega sta qui a dimostrarlo, così come ben spiegato nei posti di gesulio.