Citazione di: Pomata il 17 Ott 2014, 15:17
llsn
"Ho un dito ridotto male e un ginocchio fasciato, ma ad essere onesto non so come mi sono fatto male". Potrebbe essere tranquillamente reduce da una guerra, Lorik Cana. E invece no. Il centrale albanese è stato solo sfortunato a trovarsi sul manto erboso del 'Partizana Stadion'. "All'inizio - racconta Cana in un'intervista concessa via Skype a "Jeta në Kosovë" - non si era capito cosa ci fosse sul drone. Quando si è capito, la tifoseria serba ha cominciato a rumoreggiare e a irritarsi. Noi volevamo portare la bandiera via dal campo, era assolutamente un nostro diritto". Secondo l'ex Galatasaray, è assurdo pensare che il drone sia stato opera della Federazione albaese: "La colpa non può essere addossata alla nostra Federazione. Una cosa del genere potrebbe essere stata pensate da chiunque, non si può sapere chi è il colpevole. E credo anche sia assurdo pensare ai serbi". È ancora scosso, Lorik. Non si capacita del fatto che nel 2014 si debba essere costretti a giocare senza la propria tifoseria: "Non è ammissibile una cosa del genere. Ma noi manteniamo alto l'onore della Nazione, dobbiamo dare sempre tutto dall'inizio alla fine. Quando noi siamo in campo, siamo un solo corpo, un solo uomo". Si parla poi di dialogo, una parola che nella serata di Belgrado non ha trovato spazio: "Non credo che le persone entrate in campo volessero dialogare. La cosa grave è che un tifoso serbo è entrato con una sedia in mano, ma poteva anche avere un coltello o qualcosa di molto più pericoloso, e allora sarebbe finita peggio". Infine loda i tifosi albanesi: "La tifoseria della nostra Nazionale, sia in patria che all'estero, ha messo sempre in mostra un comportamento esemplare. Al contrario la Serbia ha spesso avuto problemi di ordine pubblico. Secondo il Kanun (il più importante codice consuetudinario albanese, ndr) - conclude - quando c'è un ospite in casa tua, è sicuro al cento per cento".
si, l'ospite è sicuro sempre che non sia di una qualche famiglia "avversaria" nel qual caso rischia seriamente la pelle. Il signor Lorik Cana (che per me, mia personalissima convinzione, oltre a uno scarparo, resta un gran ruffiano...) perchè non parla della "civile" accoglienza che riceverebbero i calciatori serbi giocando nella sua Djakovica (o, per dirla in albanese, Djakova...) oppure a Pristina (in albanese Prishtine...), città natale del suo portiere Berisha, in Kosovo?
In Kosovo e Metohija (Metohija: termine proibito nel Kosovo attuale, monoetnico) i ragazzi serbi non possono partecipare a campionati ufficiali, perchè la loro incolumità sarebbe seriamente a rischio. Perchè non ci parla di questo? Perchè non ci parla degli spari, con sassi tirati sui tetti delle case serbe e delle trome e clacson e grida nelle strade di Klina, paesino nel centro della regione kosovara, dove gli albanesi festeggiavano non si sa bene cosa, visto che la partita era stata sospesa? Perchè non ci dice come avrebbe reagito la comunità internazionale, quindi l'Uefa, se la cosa fosse stata fatta dai serbi a Tirana? Perchè non ci dice come avrebbero reagito in caso di vittoria serba, che i serbi del paesino, i pochi rimasti dal 99 e, soprattutto, dal pogrom antiserbo-ortodosso del 2004, davvero temevano?
In ogni caso, non mi sembra che gli albanesi abbiano subito aggressioni, a Belgrado (città davvero ospitale, fino a prova contraria, dove moltissimi albanesi, soprattutto dal Kosovo, sfruttando il doppio passaporto che la Serbia ancora concede loro, vanno a curarsi... perchè non ci parla di questo, l'uomo del Kanun?). Però, piangono sempre. Cos'altro vogliono?
Scusate l'intromissione, ma sono appena tornato dal Kosovo e Metohija, dove l'altra notte, scritte inneggianti all'Isis hanno imbrattato le mura del monastero di Deciani (quello "difeso" dai militari italiani...) e davvero non ce l'ho fatta a stare zitto, stavolta. Mi auto-re-impongo il silenzio.