Sono un pessimo giocatore, ma da ragazzo ho battuto tutti i campacci maledetti e irregolari della zona.
In ordine sparso:
Il campo ai bordi della Caffarella, all'angolo fra Via Centuripe e Via Lidia, un campetto libero dimensione da calciotto, per capirsi, con due porte senza rete ma semiregolari. Chissà chi le aveva messe e quando, negli anni 60.
Lì partite epiche a orari improponibili in mezzo alla giornata in piena estate, e te credo che stavo un figurino, perdevo 3 chili a partita e poi magnavo e bevevo come Aldo Fabrizi con la bulimia.
Persi anche litri di sangue finendo nei rovi a bordo campo, ma lasciam' perder', vero...
Altro campo quello giù alla marrana, [...] perché il pallone in marrana era una cosa veramente grave...
Poi c'era il campo dei preti a Via Centuripe, quello accessibile da Via Cilicia, quello che una colta esisteva in fondo a Via Macedonia.
Insomma tutto in zona.
All'epoca delle medie anche, a colte, nel cortile della scuola a Via Ceneda (zona Re di Roma) nel pomeriggio, ma più che altro nuotavo quindi no time at all.
Per strada no, nel cortile mi cazziavano di brutto, quindi avendo vari campi in Caffarella mi sfogavo lì.
Le partite più belle e combattute al mare, all'altezza più o meno di quello che è il Lido di Giove (fra Terracina e Circeo) c'era un bel pezzo di spiaggia libera e vuota, non c'era nessuno, e c'era spazio per una partita anche 10 contro 10, risse vere, botte della madonna. Ci spostavamo sempre lì per epiche battaglie. A volte giocavo in porta. A volte le davo in mezzo al campo. Uno di noi era un ragazzo della Primavera della Lazio, Sandrino Ferri, praticamente a volte riusciva a vincere da solo, faceva quello che voleva e mandava tutti culo a terra (ed era un centrale di difesa non un 10). Gli fosse piaciuta un pochino di meno la... passione principale di Tarallo, avrebbe fatto una bella carriera.