Io, as usual, non sono d'accordo con chi minimizza: purtroppo, la dimensione casereccia e da festa de noantri del calcio è scomparsa già da decenni e volenti o nolenti le squadre vivono soprattutto di modelli di business contemporanei, che sono determinati accuratamente dal numero dei tifosi che si hanno.
In particolare, solitamente, la fidelizzazione avviene in età infantile: una fidelizzazione che accompagna l'intero arco di vita di un individuo: merchandising, biglietti, abbonamenti, pay per view, eccetera. In una città con due squadre, un tifoso della squadra X in più è un introito a vita sottratto direttamente alla squadra Y.
Per cui, senza essere geni di marketing e basandoci solo sulla nostra esperienza, sappiamo bene quanto occorra avere le palle quadrate per fare scelte minoritarie in età infantile: io ancora penso a me medesimo. Che porca miseria sono stato e rimasto Laziale fin dalla nascita, nonostante rischi di dileggio, emarginazione sociale (che tra i bambini può essere parecchio tosta), eccetera.
Ecco, un murales di un fesso, autorizzato dal Comune, pubblicizzato, e piazzato su una scuola è un potentissimo strumento di dileggio ed emarginazione sociale per categorie fragili, come appunto i ragazzini, che siano indirizzate verso altre squadre che non siano la merda, in primis la squadra rivale per antonomasia, che sarebbe la Nostra.
E di convesso, ovviamente, un mega-abnorme spot in favore del rafforzamento del tifo per l'obbrobrio nato nel '27. Avallato dal Comune di Roma, che cerca così di rafforzare l'erronea (ma efficace, stante la "bovinità" dell'opinione pubblica) percezione della sdroma come Squadra di Roma.
Fossimo in un mondo all'amatriciana lo direi pure io che: massì, chissenefrega, soli contro tutti, eccetera.
Ma purtroppo la Lazio non vive di questo: vive di fidelizzazione. Che conseguentemente porta tutto il resto.
Versione stringata: quel ca**o di murales è un attacco alla SS Lazio.