Istanza dei Moggi per l'acquisizione
di un migliaio di nuove telefonate.
Il processo però rischia di ripartire
da zero: due giudici hanno chiesto
il trasferimento
MASSIMILIANO NEROZZI ed EMANUELE RIGHI
TORINO
Da stamattina, comunque decidano i giudici della nona sezione penale del Tribunale di Napoli, dove riprende il processo a Calciopoli-parte prima, le centinaia di telefonate setacciate dalla difesa di Luciano Moggi, dai giornali finiranno su carte ufficiali: siano quelle del procedimento penale in corso, molto difficile essendo ormai scaduti i termini, o quelle di un'inchiesta sportiva che la Procura della Federcalcio aprirà quasi automaticamente. Sono circa mille le conversazioni «mai ascoltate» che i difensori dell'ex direttore generale della Juve, Maurilio Prioreschi, Paolo Trofino e Paolo Rodella, chiederanno di acquisire al collegio presieduto da Teresa Casoria: fosse respinta l'istanza, ed è più di un'ipotesi, i legali sono pronti a ridurne il numero fino a duecento, cento telefonate. Scartate dalla Procura perché ritenute irrilevanti ai fini dell'indagine, per la difesa cambierebbero invece la scenografia di Calciopoli. Forse quella della giustizia sportiva, dove pure è in agguato la ghigliottina della prescrizione, difficilmente al processo penale di Napoli: la trascrizione delle telefonate, già depositate da anni, doveva infatti essere richiesta alla prima udienza dibattimentale. Richiesta tardiva, dunque, contro la quale Procura e parti civili si dovrebbero opporre.
La difesa di Moggi potrebbe però avere una seconda occasione, come nella miglior tradizione giudiziaria italiana: tra circa un mese, infatti, il processo rischia di azzerarsi per formare un nuovo collegio. Da tempo i due giudici consiglieri del presidente, Maria Pia Gualtieri e Francesca Pandolfi hanno chiesto al Consiglio superiore della magistratura l'applicazione ad altra sede: cioè, un altro incarico, che il governo dei magistrati avrebbe accolto. Tutto da rifare, insomma. Lo stesso che potrebbe capitare alla giustizia sportiva, almeno secondo i difensori di Lucianone che così aveva riassunto la sterzata: «Tutti colpevoli o tutti innocenti». Non sarà proprio così, ma di certo al telefono s'affacciavano in molti. A partire dall'Inter che sui codici rischia di dover anticipare la sfida alla Juve di venerdì sera, sul prato del campionato. Ma in quell'intreccio di voci restano coinvolte, il che non significa colpevoli, pure Palermo, Udinese, Cagliari, Bologna, Roma, Reggina e Milan. Oltre ad arbitri e agli immancabili designatori dell'epoca. Poi, certo, andranno pesati toni e merito dei dialoghi, con un'avvertenza: la bilancia della giustizia sportiva è ben più sensibile di quella penale. Potrà non esserci reato, ma violazione per le leggi del pallone sì: nel caso, sarà dibattito sulla prescrizione. Quel che è certo è che un'inchiesta della Federcalcio scatterà, per verificare se, davvero, «così facevan tutti». O, comunque, non solo Moggi. Battaglia, in ogni caso, ci sarà già oggi: in menù c'è ancora l'esame, da parte della difesa, del tenente colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio, che coordinò l'indagine.
La Juve resta in attesa, con gli occhi spalancati. Di certo analizzerà le telefonate eventualmente sospette. A parte l'azione diretta della Procura della Figc, il club bianconero valuterà un'eventuale istanza di revocazione che potrà riguardare l'assegnazione dello scudetto o l'intero procedimento di Calciopoli. L'avversario numero uno sarebbe ancora una volta l'Inter. Lo stesso presidente Massimo Moratti (già nella lista testi) aveva già comunicato ai magistrati di essere pronto a chiarire la natura dei suoi rapporti con Bergamo. Ieri sera, parlava come uno cui è passata la voglia di pallone, ricordando quando il padre Angelo vendette a Fraizzoli: «Arrivammo a un punto in cui eravamo un po' intossicati, un po' dalle critiche, un po' dalla stampa, certo, adesso (l'intossicazione, ndr) è un milione di volte di più».