Oddio, che notizia.
Io, benissimo. Eravamo diventati buonissimi conoscenti.
Sono passato due volte dove lavorava, alla casa editrice Viella.
Mi fece vedere il telefono da cui Gian Casoni chiamò Clagluna per esonerarlo. Se non ebbi capito male, Gian Chiaron aveva delle quote di quella casa editrice o forse era proprio sua.
Passai perché mi disse che voleva darmi una rassegna stampa. Avevo scritto, infatti, che volevo informazioni (testimonianze, ancora meglio) su quella grande kermesse romana di musica brasiliana nell'estate del 1983.
Quando andai la seconda volta a restituirgliela, mi disse testualmente: "ho dei dolori, mi sento acciaccato. Credimi, non lo dico per civetteria". Ancora mi è rimasta impressa quella frase.
Se non ricordo male, parliamo di almeno 5 anni fa, forse 6.
Gli raccontai che quelle informazioni mi servivano per un romanzo che stavo scrivendo, che avrebbe abbracciato un arco temporale dal 1978 al 1988. E volevo, appunto, fare degli accenni a quell'estate in cui vennero a esibirsi i più grandi artisti di bossanova.
Gli dissi che gli avrei mandato i primi capitoli...e lo feci! Credo che Vittorio sia stata una delle 4-5 persone cui girai quel mio manoscritto.
Poi, però, vidi che non rispondeva. Gli mandai una mail a distanza di un mesetto in cui gli chiesi: "ma lo hai letto?" o qualcosa del genere. Ma lui non rispose.
Ecco che mi tornò in mente quella sua frase e temetti il peggio, ossia che si stava ammalando.
Non so cosa sia successo in questi ultimi anni. Vedendo che non rispondeva alle mie e.mail non l'ho mai più cercato, pensando che avesse altro a cui pensare (in tutti i sensi).
Oltretutto, non aveva manco il telefonino. Io avevo solo il suo telefono dell'ufficio ma non mi andava di disturbarlo lì.
Conservo ancora il suo biglietto da visita. Bellissimo, tra l'altro.
Ciao Vittorio.