Io non sono un animalista convinto, né fomentato.
Non ho mai compreso perché una tigre può sbranare un'antilope, causandole atroci sofferenze, e invece un essere umano non possa mangiarsi una bistecca.
Semplificazioni a parte, paragonare e uguagliare un Uomo, con la sua complessità e la sua autocoscienza, a un primate o peggio ad altre specie animali è assurdo.
Ancora più assurdo (ed aberrante) leggerlo da chi ritiene che ci siano differenze sostanziali anche all'interno della razza umana stessa.
Ho avuto pesci, canarini, pappagalli, gatti, un cane per quindici anni e anche un criceto; con il mio cane ci sono cresciuto e gli ho voluto bene, ma bisogna avere chiara la differenza tra il rapporto con un animale e con un essere umano.
Il rapporto di un cane con il padrone è di schiavitù e assoggettamento, una fiducia irrazionale e acritica, un amore totale e fideistico; è un rapporto asimmetrico senza dialettica né confronto, è la possibilità di riversare parte delle nostre esigenze e delle nostre speranze in uno sguardo affettuoso e in uno scodinzolio: al cane piaci perché sei il suo padrone e perché gli dai da mangiare, non ti ha scelto, né può decidere di lasciarti se non gli piaci.
Voglio dire, a un cane puoi parlare, il problema è quando ti risponde.
Oltre questo poi, è ovvio che cercare di eliminare (o ridurre quando possibile) la sofferenza degli animali deve essere un obbligo morale (es. allevamenti intensivi, vivisezione), come ridurre l'inquinamento e tutelare l'ambiente una necessità oggettiva in un'ottica di medio/lungo termine.