sport.
sport da litorale.
su tutti, il racchettone.
il racchettone vi e' di due tipi: il primo e' quello in cartone legnoso, che poi e' quello che viene venduto dagli ambulanti [che sulla spiaggia, dopo mezza giornata passata sotto ar sole, hanno tutto il diritto di chiamarsi ambulanti] in coppia, avvolto da una retina infrangibile, con una pallina da ping pong in poliuretano schiumato, adatto per bambini dai 6 ai dodici anni; il secondo e' in rovere svedese, peso al pezzo sulla mezza tonnellata, accompagnato da palletta da tennis con o senza pelo, piu' adatto al racchettone acrobatico, che tra l'altro e' uno sport pericolosissimo: si gioca in due, posti a centoventi metri di distanza l'uno dall'altro, con la pallina che tocca punte di duecentodieci nodi. il gioco consiste nel chiedere scusa al piu' alto numero di bagnanti possibile, purche' colpiti dalla pallina, da uno schizzo d'acqua, o da una secchiata di sabbia umida. ho visto io stesso personaggi cor culo a forma de divano, che da mesi hanno come unico movimento effettuato la rotazione della forchetta, impegnarsi in recuperi con tuffo tra i lettini [fattore di difficolta': 3,5] su palle che nadal darebbe per perse. ma l'abbiamo visti tutti.
il racchettone e' calamita pura. e tu sei calamita per chi ci gioca. cioe', tu sei al mare da solo, su un lettino a tre metri dalla riva, e attorno a te ci sono centoventi chilometri di litorale cosi' deserto che in lontananza ti sembra di vedere la piramide di cheope. arrivano in due, coi racchettoni. dove si mettono a giocare? esatto. e te ti arrendi immediatamente, ti metti li' e li guardi giocare. loro giocano per ore, e te sinist-dest sinist-dest col collo. te vie' quasi voglia de arbitra'. di spostarti, no. perche' gia' sai che prendessi il lettino e ti spostassi trenta metri piu' in la', tempo zero e si materializzerebbero da sotto al tuo lettino otto pischelli ipervitaminici e un tango sgonfio ovale.
a me er mare me piace