Può anche stare sulle palle, ma nella storia del calcio italiano, soprattutto a livello europeo, c'è un prima e un dopo Sacchi. Con quella squadra vincere non era difficile, ma vincere come ha vinto lui non c'è riuscito più nessuno, forse ci si avvicina il Barcellona (e infatti Guardiola si considera suo allievo).
Quel Milan era uno spettacolo, annichiliva l'avversario, la domenica si allenava, era un rullo compressore che avanzava e rinculava tutti insieme in 25-30 metri distribuiti per tutta la larghezza del campo. Marco Van Basten si lamentava con lui perchè, diceva, agli altri bastava vincere, mentre loro dovevano pure convincere. Lui rispondeva ribattendo che la gente si doveva divertire. World Soccer ha messo il suo Milan al quarto posto tra le squadre più belle di tutti i tempi, prima di club dopo il Brasile del 70, l'Ungheria del 53 e l'Olanda del 74.
C'è una bella e lunga intervista sull'inserto mensile del Sole 24 ore di qualche mese fa, molto interessante, dove ne viene fuori il ritratto di un innamorato del calcio, maniacale ed ossessivo consumato da una passione che lo ha completamente prosciugato a livello fisico e mentale.
Personalmente non sono un maniaco della tattica e ho sempre diffidato dei profeti e di quelli che sembra che abbiano inventato il gioco del pallone. Ma per lui faccio un'eccezione.