Secondo me il cosidetto Stile, come prerogativa personale, esistenziale, come scelta a volte spontanea di vita, esiste.
Non so da cosa nasca, se sia frutto (come credo) dell'educazione (non necessariamente dell'istruzione, come ha detto bene Il Tenente, anche se obiettivamente l'istruzione può aiutare...), delle esperienze o in fin dei conti del caso (la famiglia dove uno nasce, le amicizie, la scuola, il quartiere, il lavoro, il libero arbitrio, etc. ) oppure se sia qualcosa di connaturato con l'individuo, col suo DNA starei per dire.
Non credo nell'anima, non credo nell'infusione dello spirito (che peraltro per qualsiasi religione dovrebbe essere universale, pari per tutti, no?), ma certo è che qualcuno ci nasce con quel qualcosa che noi chiamamo "stile" (la bontà, l'educazione, la correttezza, la pacatezza, la buona disposizione, se vogliamo l'onestà e la rettitudine, etc. etc. etc ci siamo capiti, no?) e qualcun altro non se lo ritrova naturalmente ma per averlo lo deve imparare, apprendere. Magari a costo di qualche sacrificio.
Spesso è solo questione di carattere. Io ho avuto sempre animali per casa, cani, gatti, sopratutto gatti. Delle decine di gatti, gattini e gattacci che mi hanno allietato col loro (sussiegoso, un po' distaccato) affetto ce n'è stato uno, uno solo, nato e cresciuto allo stesso modo, trattato (da me, male) come tutti gli altri e insieme con gli altri. Ma che da tutti gli altri si distingueva, a vista. Per lo stile, appunto. Lo stile da gatti, certo. Quello che gli faceva fare le stesse identiche cose che facevano gli altri mici, il rrrr rrrr delle fusa, le unghie affilate sul tronco dell'albero, le corse ad acchiappare le lucertole, i topi e gli uccelletti, le leccate continue su tutto il corpo, il dormire accocolati con le zampette davanti nascoste sotto al corpo... Ma tutto questo lui lo faceva con un'eleganza diversa, unica. Con stile, appunto.
Glielo aveva insegnato qualcuno? non credo.
Ed è lo stesso per le persone, io credo.
Ma nello specifico del discorso di Guy, che lega lo stile all'essere Laziali, io rivolterei la questione.
Primo perchè le generalizzazioni in nessun campo hanno senso.
Secondo perchè di cosidetti coatti o di maleducati fra i Laziali.... eeeeeeeeehhhh altrochè se ne conosco... anche a me fa ribrezzo incrociare e sbarrare gli occhi di fronte a decine di individui
abbardati co le tute-de-a-maggica, le sciallette-de-a-maggica, le ciavatte-de-a-maggica (dai centri commerciali ai musei

dagli studi televisivi, alle gite scolastiche, dall'uscita dei figli da scuola

ai matrimoni...

) però lo ammetto, se mi capita di incrociare il tizio, uno, raro e isolato, anche lui
abbardato con la tuta ma della Lazio, prima sorrido con piacere, poi lo guardo meglio e... in fondo mi pare dello stesso tipo come dire "antropologico", degli altri dieci con l'ASR in formato king-king-size stampato s
ulla panza sul petto che ho appena lasciato alle spalle.
Io, ripeto, rivolterei la questione. Mi capita di incontrare una persona, e riesco a coglierne lo stile, ne apprezzo l'educazione, il tratto, la capicità di sorridere, l'espressione soave e bella dello sguardo. Ne sento magari i discorsi e ne riesco ad apprezzare la saggezza, la moderazione, lo spirito, la qualità (non necessariamente la "cultura" in senso scolastico, molto spesso una persona che non ha studiato è comunque capace di prestazioni intellettuali e morali di assoluto livello).
E solo dopo cerco di legare queste sensazioni (piacevoli) che ho colto da quell'individuo al suo essere o non essere Laziale. Ma lo potrei fare per qualsiasi target: al suo essere o non essere del PD, al suo essere o non essere pacifista, essere o non essere Italiano, o anti-razzista, o femminista, o amante della musica, sindacalista, appassionato di natura, di ciclismo, di buon vino o di ecologia...
E se il sillogismo "ti si chiude" secondo quanto ti aspettavi, questa scoperta ti dà una gioia, una soddisfazione profonda, un senso d'entusiasmo veramente sconfinato.
Come, del resto, il contrario.
Quante volte, quante, incrociamo una persona, ci interfacciamo, abbiamo magari contrasti o anche legami civili ma aspri. Ma che sentiamo come inadeguata, come ci fosse qualcosa che sotto sotto stride, qualcosa che in fondo non ci
sfaciola . E allora indaghiamo, all'inverso di quando "ricerchiamo il Laziale", scaviamo, facciamo tentativi, prove... fino a che... ahi, quel portachiavi col lupetto sdentato... quel piccolo, quasi invisibile adesivo tondo sulla targa della macchina... quel badge dai colori orrendi...
Ecco, trovato!
E l'equazione ti si chiude: mancanza di "stile" = romanista.