caro Gerrard, posto che fare sociologia o filosofia sul pallonismo c'ha poco senso, per risponderti parlerei di indole.
Vedi, noi laziali non disprezziamo quello che tu chiami "romano medio", piu' che altro lo riconosciamo come figura presente nella nostra citta' ma assolutamente non rappresentativa ne' degna di stima. Il romano caciarone e volgare, pieno di se' e colla battuta greve pronta all'uso e' un immagine vanziniana a cui a molti piace aderire in questi tempi televisivi. Ma l'indole romana e' diversa: nobile, un po' decaduta, sagace e raffinata, con quella bonarieta' data da esperienza antica a mitigare la perfida ironia. Testarda, orgogliosa delle proprie origini ma inesorabile nell'autocritica.
Ed e' con questi occhi che guardiamo al fenomeno del "romano medio", come lo chiami tu, o del romanista, per essere piu precisi. Che non nasce per decreto fascista o per naturale identificazione, ma piu' come prodotto mediatico che tenta di vendere un prodotto diverso del romano, piu' comico e quindi redditizio da vendere in televisione, una specie di napoletano 2.0 che in questa citta' e' comparso piuttosto recentemente.
Vedi, noi laziali non ci distinguiamo da nessuno, ne' abbiamo bisogno di simbologia onnipresente per ridefinire le nostre origini, perche' sono note a priori ed evidenti storicamente.
Il motivo per cui spesso sottoliniamo la differenza, e' che questo "romano medio", insieme alla sua quasi perenne associazione al tifo romanista, e' un messaggio fuorviante della nostra citta', molto spesso malizioso e amato al nord, un immagine finta che non ci appartiene e che in quanto romani dobbiamo rifiutare.
Essere laziali e' anche, per usare le tue parole, l'ambizione di tifare una squadra che rappresenti la vera romanita', per storia e tradizione. Per tutti gli altri, ci sono l'asroma e l'atletico roma.