Questa partita sembra talmente importante che, sia noi che le merd.e putride, ci arriveremo oltre il livello di saturazione, un po' narcotizzati con la lingua pungicante. Probabile che tutta sta tensione si sfibri. Ma essi sono nervosi assai: lo capto, lo vedo dalle reazioni infantili, i mini attacchi di ridarella isterica e l'eterno complesso che li porta a parlare di loro solo attraverso noi.
Da un lato sono d'accordo con l'estensore del topic: è più di una partita, è storica, occasione ghiotta, bla bla bla.
Ma non è che me ce posso sentì male. Sto lavorando, contorcendomi, per ridare alla partita un peso importante ma non da questione di vita o di morte.
Non andrò allo stadio, i derby li ho accannati da abbondanti dieci anni. Non ce la faccio a vedere quella paccottiglia di esseri brutti e odiosi, me pija a male. Sebbene allo stadio si possa strillare, condividere, sfogarsi e ciò contribuisce ad alleviare la tensione.
Se non succede nulla me la vedrò da solo a casa, forse con un amico, a meno che non esca fuori una soluzione collettiva extra stadio da qui al 26. La valuterei.
Mi proietto spesso al dopo, immedesimandomi prima con un'opzione, poi con l'altra. La vita intorno, i dialoghi con essi, i dialoghi fra di NOI. Ogni tanto mi sveglio la mattina con la sensazione che il derby si sia già giocato.
Col cuore in gola perché non mi ricordo il risultato.
Ma è giusto tutto questo? Ma che davvero?
C'è sempre un'altra stagione, nel bene e nel male. Guai a considerarla il varco per l'inferno eterno o per il paradiso forever.
Tanto pure se vincono, sempre coatti rimangono.
E se perdono, sfoglieranno il loro manuale delle scuse.
Ognuno assorbirà secondo il proprio stile. E ognuno festeggerà, purtroppo, secondo il proprio stile.