La gara l'ha persa Reja. Basta una lettura superficiale per imputare al tecnico la solita prestazione scialba di una squadra che , pur con interpreti diversi, fatica a produrre gioco. Bastava per la verità leggere la formazione iniziale , ampiamente annuciata, purtroppo, per strabuzzare gli occhi di fronte ad una scelta di uomini e moduli usciti come da un riffa di Natale.
Le cose semplici non fanno per noi, evidentemente. La Lazio ha una predisposizione oserei dire genetica a complicarsi la vita ; a scegliere di inerpicarsi sul cammino tortuoso invece di passeggiare sul comodo sentiero battuto.
La Lazio di questa stagione è stata ideata in maniera molto semplice. Come un gioco di società che da 4 a 99 anni, è alla portata di tutti. Di nonni e nipoti. Basta aprire la scatola , prendere le pedine e metterle ognuno al proprio posto. Le istruzioni ci guidano, ci dicono che il modulo è un 3-5-2, perché per gli interpreti di difesa lo schieramento a tre è come una seconda pelle; perché gli esterni hanno gamba per ricoprire la fascia; perché il mix di centrocampisti è quello giusto per dare qualità, dinamicità e compattezza al reparto; perché l'attacco dispone del finalizzatore e quello che gli gira intorno.
Ne troviamo due per ruolo e ci avanza persino qualche pezzo, gentile omaggio della casa. Apriamo il nostro tabellone ed iniziamo a chiamarne uno per uno come nella canzone per bambini "nella vecchia fattoria". Lo zio invece di Tobia si chiamerà Edy, i giocatori non faranno versi.
C'è il centrale, trale , cen cen trale.
C'è il mediano, diano, me me diano
C'è il regista, gista, re re gista.
E così via. Cercheremo di inserire i migliori per ogni ruolo a seconda della situazione ed una volta composti gli undici inizieremo la partita. Sapendo che in corso ci possiamo permettere il lusso di modificare il tabellone perché le istruzione ci suggeriscono che alcuni pezzi non si muovono solo in orizzontale ma hanno la facoltà di farlo anche in verticale e diagonale. Liberi un po' come la regina negli scacchi. E abbiamo perfino tre cambi.
Le scelte di oggi sono state invece un voler raggirare le regole in maniera goffa e truffaldina con il risultato che , chi ha giocato con i propri i pezzi, ha stravinto prima di inziare.
Il modulo 3-4-2-1 non è stato altro che un pretesto per giocare palla in verticale, una scelta scolastica quanto provincialotta orientata a coinvolgere le punte in profondità. Come dire "voi buttatela avanti che ci pensano loro a creare qualcosa". La gara della Lazio è stata un interminabile deja vu degli ultimi 4 anni: palla recuperata scarico in avanti; palla recuperata , palla indietro, scarico in avanti; palla dietro palla al difensore che sale scarico in avanti. Tolti 20 minuti in cui , complice un atteggiamento totalmente rinunciatario degli avversari ed un baricentro bassissimo, con spazi in cui la Lazio è riuscita a fare solo un minimo di densità in una situazione in cui se ne esige una ben più corposa (sennò quando la fai?), si è intravisto un accenno di fraseggio e di circolazione sulle fasce.
Troppo poco e troppo brutto, con Hernanes chiamato sempre alla giocata per dare un senso ad una posizione che di senso ne ha ben poco. Sempre o quasi trovandosi a giostrare spalle alla porta e gettato in pasto ai difensori nella porzione di campo più difficile nella quale manovrare. Ad aspettare la palla degli altri, lui il miglior volante brasiliano. Quasi commovente. Così come struggente è stato vederlo come un Floccari qualsiasi a saltare in area insieme a chi di mestiere fa il difensore.
Il resto è stato un tentativo di non prenderle mal riuscito con un centrocampo sistematicamente in inferiorità numerica . Con la consistenza di un panetto di burro lasciato fuori dal frigo un quindici agosto e la dinamicità di uno che viene buttato giu dal letto alla 4 di mattina per andare a fare footing.
Il risultato è stato un costante uno contro uno in cui i difensori erano chiamati ad un lavoro super a volte troppo sporco ed inevitabilmente troppo falloso (e le tre ammonizioni dei centrali non sono un caso).
Due giocatori su tre fuori ruolo e la rivoluzionaria rinuncia all'interditore. Contro una squadra che , peraltro, schierava un uomo tra le linee in cui vi ha sguazzato 75 minuti con semplicità disarmante.
Si poteva fare di peggio? Per quanto mi sforzi mi risulta difficile immaginarlo.
In una partita in cui un opaco Pazzini è stato netutralizzato da Dias, dove a Cassano è stato permesso di fare il Cassano a tempo parziale e dove le fasce sono state tenute sufficientemente a bada, la Lazio è uscita sconfitta sotto i colpi per vie centrali di Dessena e Guberti. Non occorrerebbe aggiungere altro, credo.
In tutto questo la qualità degli interpreti c'entra zero. La presenza di un Lugano al posto di Biava non avrebbe certo fatto la differenza. C'entra piuttosto la loro collocazione che non ne tiene in conto e non ne sfrutta le reali caratteristiche in uno scacchiere che , si vedeva lontano un miglio, non si reggeva in piedi neanche sulla carta.
Mi rifiuto di credere che un allenatore possa andare in difficoltà con un pacchetto Matuzalem-Hernanes-Mauri-Brocchi- Gonzalez-Bresciano-Ledesma tanto da non riuscire a mettere su un reparto in grado non solo di non soffrire ma anche di imporre almeno nelle intenzioni il proprio gioco. Serviva per caso Boateng? Qual è il problema, Mauzalem? E' lui da solo che ha affondato la nave? E' mancata geometria che fa si che la squadra salga in maniera organica oppure uno con non meglio precisate caratteristiche che la Lazio non ha in rosa? Quanti palloni sono stati persi a centrocampo che hanno massacrato la squadra in un saliscendi di movimenti sfiancanti?
Spiegatemi.
Il Cesena sabato scorso ha tenuto testa alla roma con Colucci , Parolo ed il fratello golfista di Appiah.
Pedine che sono semplici pedoni ma ognuno al posto giusto. Noi finiamo sotto scacco pure con la regina.