Avere 30 anni significa appartenere ad una generazione fatta di valori e certezze che assumono sempre di più le sfumature di un vecchio film.
Sono solo pochi decenni, eppure c'è tanta, forse troppa differenza con i ragazzi di oggi. Girando per le vie della mia città, mi capita di incontrarli con la maglia dei loro idoli, e a guardarli provo tanta tenerezza. Si tenerezza, perché loro non sapranno mai cosa significa realmente avere un idolo, crescere con un mito, con quella che una volta si chiamava "bandiera".
La mia bandiera si chiama Giuseppe Signori, per tutti Beppe, un folletto biondo che mi ha fatto fantasticare, gioire e soffrire. Un uomo in grado di trascinare in piazza un fiume di gente per bloccare la sua cessione.
La prima volta che lo vidi giocare era un piovoso sabato di Pasqua, la partita era Lazio Foggia e la mia Lazio stava compiendo una svolta epocale, da li a pochi anni un'altra bandiera, un Capitano mai dimenticato, Sandro Nesta ,avrebbe alzato sotto il cielo stellato tanti e tanti trofei.
Essere adolescenti nei primi anni 90 significava esser cresciuti a "pane e Lazio", con una Lazio povera e sofferente, ma tosta e "incazzata". Ecco perché Beppe Signori per me era un orgoglio. Da quando ero in grado di ricordare nessun giocatore della Mia Lazio aveva mai vinto un titolo di capocannoniere. Nessuno, se non chi lo ha vissuto, può capire cosa potesse significare questo. Per me, che di Lazio in TV non né parlavano mai, per me, che non conoscevo ancora la
gioia di vincere un trofeo, quel titolo valeva quanto uno scudetto, era un motivo di vanto mai provato prima.
Se chiudo gli occhi vedo ancora quel goal al 6′ minuto al derby, un tiro al volo tra i fumogeni e una corsa infinita verso la sua gente.
Quei calci di rigore battuti senza prendere la rincorsa, quel suo modo di esultare attaccato alla vetrata come a voler suggellare con un abbraccio l'immenso amore che legava quel "Piccolo Re" al suo Popolo.
Torno ad incrociare lo sguardo dei ragazzini di oggi e mi rendo conto che non proveranno mai l'emozione di vivere di certi ricordi ,in un calcio di milioni e plusvalenze i giocatori cambiano maglia alla stessa velocità di un fallo da rigore.
Attaccamento è una parola quasi utopica...quanti ne ho visti baciare la maglia giurando amore eterno e poi firmare un contratto più vantaggioso meno di un mese dopo.. Beppe Signori non era così..provo una rabbia immensa ripensando a quella stregata e gelida notte di Vienna. Beppe Signori non meritava quel trattamento,Beppe Signori meritava di alzare quei trofei perché è grazie a lui che la gente laziale ha cominciato a sognare.
Ne ho visti di campioni nell'epoca d'oro del Presidente Cragnotti, un uomo che ci ha riempito il petto d'orgoglio vestendo di Bianco e Celeste gente del calibro di Mancini, Nedved, Vieri, Salas, Stam, Crespo, solo per citarne alcuni. Ma nessuno di loro ha saputo regalarmi emozioni come quel folletto biondo, per nessuno, dopo di lui ho versato più lacrime dopo una cessione così ingiusta e amara.
Beppe Signori è la mia Bandiera..la mia ultima bandiera, quelle di oggi non sventolano più!
E NON MI IMPORTA QUELLO CHE è ACCADUTO DOPO..PER ME SARA' SEMPRE "M'E SEMBRATO DI VEDERE SIGNORI SIGNORI"
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Lazio.net Staff