Quelle bandiere che non sventolano più

Aperto da Azzurra, 28 Giu 2013, 18:13

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Azzurra

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Avere 30 anni significa appartenere ad una generazione fatta di valori e certezze che assumono sempre di più le sfumature di un vecchio film.
Sono solo pochi decenni, eppure c'è tanta, forse troppa differenza con i ragazzi di oggi. Girando per le vie della mia città, mi capita di incontrarli con la maglia dei loro idoli, e a guardarli provo tanta tenerezza. Si tenerezza, perché loro non sapranno mai cosa significa realmente avere un idolo, crescere con un mito, con quella che una volta si chiamava "bandiera".
La mia bandiera si chiama Giuseppe Signori, per tutti Beppe, un folletto biondo che mi ha fatto fantasticare, gioire e soffrire. Un uomo in grado di trascinare in piazza un fiume di gente per bloccare la sua cessione.
La prima volta che lo vidi giocare era un piovoso sabato di Pasqua, la partita era Lazio Foggia e la mia Lazio stava compiendo una svolta epocale, da li a pochi anni un'altra bandiera, un Capitano mai dimenticato, Sandro Nesta ,avrebbe alzato sotto il cielo stellato tanti e tanti trofei.
Essere adolescenti nei primi anni 90 significava esser cresciuti a "pane e  Lazio", con una Lazio povera e sofferente, ma tosta e "incazzata". Ecco perché Beppe Signori per me era un orgoglio. Da quando ero in grado di ricordare nessun giocatore della Mia Lazio aveva mai vinto un titolo di capocannoniere. Nessuno, se non chi lo ha vissuto, può capire cosa potesse significare questo. Per me, che di Lazio in TV non né parlavano mai, per me, che non conoscevo ancora la
gioia di vincere un trofeo, quel titolo valeva quanto uno scudetto, era un motivo di vanto mai provato prima.
Se chiudo gli occhi vedo ancora quel goal al 6′ minuto al derby, un tiro al volo tra i fumogeni e  una corsa infinita verso la sua gente.
Quei calci di rigore battuti senza prendere la rincorsa, quel suo modo di esultare attaccato alla vetrata come a voler suggellare con un abbraccio l'immenso amore che legava quel "Piccolo Re" al suo Popolo.
Torno ad incrociare lo sguardo dei ragazzini di oggi e mi rendo conto che non proveranno mai l'emozione di vivere di certi ricordi ,in un calcio di milioni e plusvalenze i giocatori cambiano maglia alla stessa velocità di un fallo da rigore.
Attaccamento è una parola quasi utopica...quanti ne ho visti baciare la maglia giurando amore eterno e poi firmare un contratto più vantaggioso meno di un mese dopo.. Beppe Signori non era così..provo una rabbia immensa ripensando a quella stregata e gelida notte di Vienna. Beppe Signori non meritava quel trattamento,Beppe Signori meritava di alzare quei trofei perché è grazie a lui che la gente laziale ha cominciato a sognare.
Ne ho visti di campioni nell'epoca d'oro del Presidente Cragnotti, un uomo che ci ha riempito il petto d'orgoglio vestendo di Bianco e Celeste  gente del calibro di Mancini, Nedved, Vieri, Salas, Stam, Crespo, solo per citarne alcuni. Ma nessuno di loro ha saputo regalarmi emozioni come quel folletto biondo, per nessuno, dopo di lui ho versato più lacrime dopo una cessione così ingiusta e amara.
Beppe Signori è la mia Bandiera..la mia ultima bandiera, quelle di oggi non sventolano più!

E NON MI IMPORTA QUELLO CHE è ACCADUTO DOPO..PER ME SARA' SEMPRE "M'E SEMBRATO DI VEDERE SIGNORI SIGNORI"

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Sono d'accordo con te al 90 per cento.
Signori è tutto ciò che scrivi tu.
In più Beppe, credo sia, più che la bandiera il "riscatto".
Il riscatto di anni difficili.
Il folletto biondo che spaventa tutti e indossa la maglia della Lazio.
Però, nel "romanzo" di formazione da tifoso laziale, la cessione di Signori, dopo la notte di Vienna, fu dolorosa, ma necessaria.
Signori era come la mamma che ti fa crescere, che ti da il latte e ti fa diventare forte.
Ma non puoi stare sempre con lei.
Poi ti aspetta la "vita da grande".
Mancini, Vieri, Salas, non sono bandiere, ma sono "andare a vivere da solo".
Affrontare i grandi da solo.
Senza Signori, purtroppo, ma sapendo che senza Signori, non saresti mai diventato "uomo".

(Mamma mia quanto piansi il giorno che volevano cederlo al Parma!)

AguilaRoja

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Potrei averlo scritto io.
Questo calcio è orrendo, dal primo all'ultimo dei suoi "contenuti".
Spero di poterlo lasciare a breve, privatamente e lavorativamente parlando, mantenendo un infinitesimale angolo di passione per la S.S. Lazio 1900.
Il resto, ormai, è veramente robaccia.

todomodo

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Siamo più o meno coetanei, Azzurra. Quindi ti capisco e condivido, parola per parola.
L'amore e l'orgoglio che ho provato per Signori non li ho provati più per nessuno. "E segna sempre lui". La volata alla Lazio vincente l'ha tirata lui, assieme a quella generazione di suoi compagni.
Per me la Lazio del 92/93 è un sogno: l'aquila che finalmente si scrolla dalle ali anni e anni di miseria e sofferenza e spicca il volo. E' partito tutto da lì, ed è partito tutto da Beppe e dai suoi goal.

EDIT: Ma quanto ho pianto il giorno di quel Lazio-Napoli! E quanto era bella quella Curva Nord stellata!

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Azzurra

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pardon per il maiuscolo


lo so la vita che ci aspettava era da grandi ma lui meritva adi viverla con noi

Rivolazionario

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Citazione di: Azzurra il 28 Giu 2013, 18:50
pardon per il maiuscolo


lo so la vita che ci aspettava era da grandi ma lui meritva adi viverla con noi

Penso che tutti quelli della nostra generazione avrebbero pagato oro, per vedere Beppe alzare una coppa. :)
Credo che pero', facendo un altro paragone, Signori sia la prima volta che si fa l'amore.
Poi a volte capita di farlo tutta la vita con la stessa persona.
Se questo non capita pero', sai che quella persona non la dimenticherai mai. (Oddio, almeno per me funziona cosi' :D )
E noi, Signori, non potremmo mai dimenticarlo (E per tutti i laziali funziona cosi :) )

yari

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Vero tutto, vale anche vista l'eta' che ci accomuna. Signori era l'orgoglio. Era la bellezza di essere laziale. Ricordo ancora i mondiali del '94 come un'incazzatura epica, come quel che sarebbe potuto essere ma non era stato per colpa di uno che non voleva capire incredibilmente per me cosa aveva buttato via.

Poi pero' si cresce ed anche certe cose si vedono in maniera diversa. Beppe si e' rivelato un uomo con delle sfaccettature negative che allora non consideravi neanche possibili, che non accettavi a prescindere. Ed allora anche certe situazioni passate le interpreti in maniera diversa: il non voler giocare la Finale di Coppa del Mondo, Vienna e poi tutto il resto..la cosa piu' triste per il ricordo che si ha da lui.

Ma poi pensi che forse e' giusto cosi. Che da ragazzino un idolo calcistico corrisponda anche ad un idolo umano. Che va bene, ad una certa eta'. Ma poi le cose si distinguono. E ed e' sano farlo.

falco67

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Potrei fare lo stesso discorso scalandolo indietro di una generazione.
Per me Giordano era dio, niente a che vedere con Signori che pure ho amato tanto.
Mio figlio, dieci anni, adora candreva e le sue corse folli ed il suo autolancio.

E' un fenomeno abbastanza comune: l'idealizzazione del passato.
Il calcio è cambiato molto ma quello che cambia davvero e che ci fa vedere le cose in modo diverso, è il punto di vista di chi guarda. In altre parole, se stamo a invecchia'

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Ulissechina

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Se vi dico chi era il mio idolo vi mettete a ridere fino a domani. ;)

VeniVidiLulic

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Citazione di: falco67 il 28 Giu 2013, 19:02
Potrei fare lo stesso discorso scalandolo indietro di una generazione.
Per me Giordano era dio, niente a che vedere con Signori che pure ho amato tanto.
Mio figlio, dieci anni, adora candreva e le sue corse folli ed il suo autolancio.

E' un fenomeno abbastanza comune: l'idealizzazione del passato.
Il calcio è cambiato molto ma quello che cambia davvero e che ci fa vedere le cose in modo diverso, è il punto di vista di chi guarda. In altre parole, se stamo a invecchia'

Si,tutto giusto,però manca un pezzo.
Ossia che in passato il calcio era molto più sport e molto meno fenomeno mediatico.
Poi sono arrivate le pay tv,i russi,i cinesi,gli americani e il villaggio globale e come dice AquilaRoja,il giocattolo s'è rotto.
In passato,senza andare indietro ai tempi di Chinaglia e Giordano,vi era un concetto di calcio diverso,più vicino al tifoso e meno falso,meno "a misura di simpatizzante che non conosce neanche la metà dei suoi giocatori".
Le squadre avevano una maggiore presenza e un maggiore radicamento sul territorio,creando un diverso rapporto con i propri sostenitori,molto più solido,profondo,reale.
Signori era pure il mio idolo,poi fu Nesta,idealmente la bandiera perfetta che ci fu strappata con l'inganno da una banda di criminali,poi fu un centrocampista serbo prelevato dalla Stella Rossa appena vent'enne,mi ci volle un po' per accettare la realtà.
Poi ho capito che c'è solo la maglia,e chi la veste è solo un dettaglio secondario.

ralphmalph

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Nel 74 avevo dieci anni. Lo adoravo Giorgione, lo adorava pure mio padre che ancora oggi è il laziale distaccato che è sempre stato. Ecco, ricordo che pure a lui si illuminavano gli occhi quando c'era Chinaglia, in tv, in foto, sul giornale.
Che bandiera che è stata Giorgio Chinaglia! Ha davvero rappresentato il riscatto del popolo laziale.
Ma le mie bandiere si sono ammainate presto, in pochi anni. Prima la fuga di Chinaglia in America, poi quando mi sono innamorato del più grande attaccante visto giocare con la nostra maglia dopo qualche anno me l'ha portato via il calcio scommesse. Per tutto il resto c'è stato Signori

happyeagle

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Citazione di: ralphmalph il 28 Giu 2013, 20:25
Nel 74 avevo dieci anni. Lo adoravo Giorgione, lo adorava pure mio padre che ancora oggi è il laziale distaccato che è sempre stato. Ecco, ricordo che pure a lui si illuminavano gli occhi quando c'era Chinaglia, in tv, in foto, sul giornale.
Che bandiera che è stata Giorgio Chinaglia! Ha davvero rappresentato il riscatto del popolo laziale.
Ma le mie bandiere si sono ammainate presto, in pochi anni. Prima la fuga di Chinaglia in America, poi quando mi sono innamorato del più grande attaccante visto giocare con la nostra maglia dopo qualche anno me l'ha portato via il calcio scommesse. Per tutto il resto c'è stato Signori

Uguale, c'è solo la Maglia.

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Matias Jesus Almeyda

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è grazie a Signori che sono orgoglioso di essere vostro fratello Laziale. Vivevo a New York da piccolo e ci furono USA 94.

Mi sono innamorato di lui all'istante. Seppi dv giocava. e subito dopo imparai ad amare la Lazio.

come accade sempre, le cose finiscono. Anche il suo tempo alla lazio. Ma l'amore e la passione, l'attaccamento e le sofferenze per la Lazio sono state più forti del dolore della sua cessione, dei disguidi con eriksson, col dualismo con mancini.

In quel momento ho capito che possono esserci i Nesta, i Di Canio, i Ledesma.

Ma alla fine della fiera rimane solo una bandiera a sventolare: la SS Lazio.

forza beppe ma soprattutto forza Lazio

todomodo

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Citazione di: Ulissechina il 28 Giu 2013, 19:40
Se vi dico chi era il mio idolo vi mettete a ridere fino a domani. ;)

Beh, a 'sto punto daje...

marcantonio

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Concetti incomprensibili oggi - tempo in cui tutto è cambiato: anch'io oggi vedo solo "la maglia" e mi faccio forte di un sano-insano cinismo che non avrei mai immaginato in passato di poter arrivare ad avere - ma chiarissimi un tempo.

Quel giocatore rappresentativo con cui ci identificavamo, che diventava il nostro eroe, il nostro punto di riferimento...

Piccolo segreto: Beppe Signori fu l'unico che fu capace di farmi tradire la Lazio. Quando venne ceduto alla Sampdoria in cambio di Mancini (scambio che alla lunga si dimostrò più che vantaggioso, ma il cuore di ragione non ne vuol sentir parlare) disertai l'Olimpico e mi iscrissi al Doria Club di Roma (sì, esiste). Mi feci tutte le trasferte a Genova, a Marassi, per veder giocare lui (che poi tra l'altro si integrò malissimo, si fece anche male quasi sùbito, ma tant'è).

Per me veniva prima l'uomo e poi la maglia. Adesso è vero il contrario. Probabilmente è un bene. Probabilmente.

kurt

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Citazione di: ralphmalph il 28 Giu 2013, 20:25
Nel 74 avevo dieci anni. Lo adoravo Giorgione, lo adorava pure mio padre che ancora oggi è il laziale distaccato che è sempre stato. Ecco, ricordo che pure a lui si illuminavano gli occhi quando c'era Chinaglia, in tv, in foto, sul giornale.
Che bandiera che è stata Giorgio Chinaglia! Ha davvero rappresentato il riscatto del popolo laziale.
Ma le mie bandiere si sono ammainate presto, in pochi anni. Prima la fuga di Chinaglia in America, poi quando mi sono innamorato del più grande attaccante visto giocare con la nostra maglia dopo qualche anno me l'ha portato via il calcio scommesse. Per tutto il resto c'è stato Signori
Stavo scrivendo le stesse cose solo che nel 74 avevo solo 7 anni.
L'estate dell'80 è stata una mazzata.
Le maglie che ho comprato, le ho sempre prese rigorosamente senza nome e numero.
Il perché mi sembra chiaro.

enrico94

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* 3.520
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31 agosto 2002
a soli 8 anni smisi quel giorno di credere alle bandiere e di adorare un giocatore.
quel giorno crollò una delle certezze di un bambino, si perchè per me era secondo solo a mio padre.
Maglie, poster, foto, restare imbambolato davanti alla tv quando c'era lui, sia intervista che partite, scegliere il 13 a scuola calcio... dopo aver pianto dalla rabbia decisi che avrei tifato solo la mia Squadra e che non avrei mai più creduto a nessun giocatore.
Dopo anni ho cambiato un po' la mia idea su come andarono le cose quel giorno, ma se oggi sono il tifoso che sono, lo devo anche alla cessione del mio unico idolo...


Dusk

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Lazionetter
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Beppe Signori è stato il simbolo del "turn of the tide". Anche io ho 30 anni, anzi, 31. E ho una percezione netta e nitida del mio essere Laziale pre-cragnottiano. Nonostante la tenera età ero consapevole di tifare una squadra che difficilmente avrei visto alzare trofei: ricordo ancora le figurine "doppie" Panini, cioè quelle della Serie B, con due calciatori per ogni immagine, ricordo il ritorno in Serie A e ricordo la tranquillità di quelle prime stagioni d'inizio anni '90. Ricordo di avere provato una gioia interiore per la prima convocazione di un giocatore della Lazio da quando seguivo il calcio in Nazionale: fu Angelo Gregucci, poi mai impiegato, per mio enorme dispiacere.
E ricordo che avevo, nonostante l'amore infantile per la Mia Lazio, anche la nitida sensazione di anonimato: del fatto che mi stavo esaltando per un nonnulla: una vittoria roboante al Flaminio contro Maradona, la notizia dell'acquisto di un attaccante della Germania Ovest, Riedle, il fatto che venisse il Mito del calcio, Dino Zoff, ad allenarci. Nelle rare sortite allo stadio di quando ero piccolo, ricordo il disincanto di sentire quel coro incessante "Dino, Dino, vattene!", all'indirizzo di quello che sapevo essere una sorta di leggenda vivente, finito sulla nostra panchina.

Insomma, Beppe Signori, per la mia generazione costituì l'orgoglio, la personalità: avevamo un giocatore in cima alla classifica cannonieri, uno sulla bocca di tutti, uno che non solo veniva convocato, ma ci giocava anche da titolare, in Nazionale. Ricordo i cori "mi è sembrato di vedere Signori, Signori" con i pochi altri laziali, nelle partitelle all'oratorio. Prima di lui, fa tenerezza dirlo, ma i giocatori che un bambino laziale della mia età impersonava nei suoi giochi si chiamavano Fiori, Pin, Sclosa. Sì, anche Riedle e Sosa, ma, appunto, poca roba e poi gli stranieri "sopra la media", in Serie A ce li avevano tutti: il Bari aveva Boban e l'Ascoli Bierhoff.
Invece Beppe Signori era un nome di cui andare fieri, a cui aggrapparsi, ed era attorniato da una signora squadra, da una schiera di giocatori che iniziavano a costituire un parco tecnico invidiabile, in quel 1992/93: Fuser, Cravero, Favalli, Winter. Gascoigne. Che meriterebbe un capitolo a parte e che quindi non approfondirò.

Un paio di bambine, alle medie, si scoprirono Laziali in quanto innamorate di Beppe Signori.
E anche io, "laicamente", lo amavo e ne coglievo l'essenza di cambiamento al punto tale che odiai Sergio Cragnotti, quando lo mise in vendita destinazione Parma, come si odia un adulto ingiusto che ti strappa dalle mani il tuo giocattolo preferito, con noncuranza e cinismo.

Ognuno ha un Beppe Signori, nella propria generazione che arriva a un certo punto, presto o tardi.
E non è stato l'unico "Turn of the tide" della storia della Lazio.
Per questo provo tanta rabbia nei confronti di Mauro Zàrate, perché al netto delle prese in giro sui "bambini a cui pensare", mi rendo conto del ruolo che ha avuto Signori per me. Certo, la Lazio di Lotito è su un altro livello, rispetto alla mia anonimissima Lazio calleriana, che pareggiava tutte le partite 1-1 subendo la rimonta al 90' e sbagliava tutti i rigori (queste due cose, relative agli anni 90-92 sono un mio ricordo distorto o c'è qualcosa di vero? Chiedo ai netter più "grandicelli"), ma l'essere il Simbolo dei ragazzini Laziali a Roma è una Corona che è meglio che sia indossata da qualcuno.

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Dusk

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Citazione di: enrico94 il 28 Giu 2013, 21:31
31 agosto 2002
a soli 8 anni smisi quel giorno di credere alle bandiere e di adorare un giocatore.
quel giorno crollò una delle certezze di un bambino... dopo aver pianto dalla rabbia decisi che avrei tifato solo la mia Squadra e che non avrei mai più creduto a nessun giocatore.


Enrico, la vuoi sapere una cosa buffa? Paro paro come te, solo che di anni ne avevo 20.

COLDILANA61

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Lazionetter
* 17.361
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Dato il nick capite chi era il mio mito/eroe .

Ecco un'altra differenza con loro .

Io a 15 anni smisi di avere la mia bandiera .

E la stessa vicenda si ripete per molti di Voi , prima e dopo , con altri nomi ed altre storie .

Quegli altri a 50/60 hanno ancora il vitello d'oro .

A Noi la LAZIO , a loro la tottese con la curva vuota.


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