Parto da alcune premesse.
Il mercato appena concluso ha seguito un trend consolidato in questi ultimi anni che vede i clubs puntare al risparmio, all'equilibrio, all'occasione, al "prodotto" low cost con modalita' di acquisto spesso poco rischiose e sicuramente convenienti nell'immediato. Anche negli ultimi giri di lancette senza vergognarsi di essere tacciato di poca progettualità`.
Ogni club spende compatibilmente con le proprie finanze in un calcio ormai al collasso. A questa logica si sono piegate anche le ultime due societa` che fino allo scorso anno , forti della loro giovane eta` con una situazione debitoria azzerata, avevano dato l'illusione di potersi mantenere su certi livelli di spesa.
Se in uno dei due casi, il cambio di rotta e la chiusura del rubinetto erano stati ampiamente annunciati, nell'altro l'inversione di tendenza e` stata dimostrata dai fatti nel corso del mercato.
La voce grossa la fanno a turno i club che spendono i "soldi del padrone". Fino allo scorso anno la parte del leone l'ha fatta l'Inter, quest'anno e` ritoccato al Milan. Eccezioni che come tali vanno trattate. In attesa di un regolamento che, forse, in futuro lo impedira`.
Il resto ha pareggiato i conti, qualcuno si e' messo i soldi da parte, altri hanno impegnato i gioielli di famiglia persino ancora non ereditati.
Seconda considerazione: il mercato e' uno solo, quello reale. Ed e' fatto di trattative, opportunita' , rifiuti, intromissioni, concorrenza. Noi ne facciamo uno parallelo e fantastico che in genere non tiene in considerazione nessuna variabile. Quei "io avrei fatto", "io avrei comprato", "io avrei ceduto", "io avrei prestato", "io avrei rescisso" vanno bene per la chiacchiera ; in fondo a parole c'e` pure chi sarebbe in grado di cambiare il mondo in tre mosse.
Ma cerchiamo di non prenderci troppo sul serio; o meglio, ognuno di noi non si prendesse troppo sul serio.
Terza considerazione, quella di mantenere la prospettiva nel modo piu' oggettivo possibile.
Se interpellassimo 100 tifosi uscirebbero fuori 100 squadre diverse. C'e' chi cambierebbe il portiere, chi prenderebbe sei centrocampisti, chi tre laterali, chi venderebbe Zarate, chi rivoluzionerebbe la difesa. Posizioni diverse ed inconciliabili.
Ed e' li che affiorano i malumori. Quando la squadra non rispecchia i propri desideri, si perde il punto di vista oggettivo. E quello che e' 8 per uno, diventa 5 per un altro 6- per il terzo , 2 per il quarto.
Di oggettivo c'e' il fatto che la Lazio a centrocampo era messa male. Qualitativamente, strutturalmente e, in seguito alle cessioni, anche numericamente. Ed era li' che bisognava concentrare gli sforzi maggiori. Sono usciti tre giocatori (Dabo, Baronio, Hitzlsperger), ne sono stati relegati due ai margini (Firmani e Megnhi'). I primi , lo scorso anno titolari o prime scelte, non li vedremo piu`; i secondi , a meno di eventi clamorosi tipo squalifiche o infortuni di massa, neppure.
Al loro posto e' arrivato un marziano, oserei dire il miglior colpo della sessione estiva , piu' dei piu' altisonanti Ibra e Robinho, che hanno dalla loro un maggior appeal mediatico, ma che a differenza del nostro il meglio lo hanno gia' dato; Bresciano, un giocatore con 10 anni di esperienza in Italia a medio/alti livelli , con 350 partite all'attivo, nazionale e di sicuro affidamento; e Gonzalez giocatore dal nome meno pesante ma dai trascorsi rispettabilissimi. Ex campione d'argenina con il Boca, ex Nacional, nazionale uruguaiano. A completare un reparto che non ha registrato perdite tra i nomi buoni.
In difesa e sulle fasce siamo gli stessi degli ultimi 5 mesi della stagione scorsa fatta eccezione per l'ottimo Kolarov, sostituito da Garrido che a dispetto del recente passato non e' certo un nome di ultima fascia, e di Siviglia. Con l'aggiunta di Cavanda promosso in prima squadra.
Reparto anche qui numeroso , certo migliorabile ma sostanzialmente affidabile a meno che il nuovo, - che sulla carta non dovrebbe- , non dimostri il contrario.
In attacco pure siamo gli stessi. E' uscito Cruz, una seconda scelta, e' rientrato alla base Kozak fresco di esperienza , e di promozione nella massima serie, con il Brescia.
23 dei 25 nomi in uscita non erano parte del progetto tecnico. Ne' Siviglia, ne' Eliseu, ne' Zauri. Come dire: non rappresentano perdite tecniche. Le cessioni di Cribari e Makinwa sono stati dei veri e propri colpi; cessioni che insieme a quelle del portoghese e del doriano sono state anche monetizzate oltre le piu' rosee aspettative.
Chi e' stato sicuramente monetizzato alla grande e' Kolarov, in un'operazione straordinaria da un punto di vista economico.
Il prestito di Pintos, invece, fa storia a se.
E' rimasto alla base l'ultimo gran highlander Manfredini le cui possibilita' di cessione erano inferiori allo zero. Sono rimasti a Roma Bonetto, Quadri, Artipoli- di cui si sono perse le tracce- , Correa , i cagionevoli Firmani e Meghni' , Bizzarri e Perpetuini. Fatta eccezione per questi ultimi due a cui il fatto di non aver trovato una squadra appare effettivamente un "delitto", gli altri non incidono in maniera significativa ne' come spesa da sostenere , per giocatori destinati ad essere protagonisti nelle braciolate a Formello, ne' da un punto di vista tecnico visto il livello ed il loro probabile futuro nel dimenticatoio del calcio.
E' un problema comune quello degli esuberi, che ha coinvolto ¾ della serie A e che e' rimasto parzialmente irrisolto per tutte. Almeno la Lazio non ha casi pesanti per le casse come Grosso, Baptista o Doni.
Il tutto per una rosa di 33 elementi, francamente troppi, che ,al netto dei giocatori al margine del progetto tecnico vede: 3 portieri, 5 difensori centrali, 5 laterali, 7 uomini di centrocampo , 4 di attacco piu' l'ambiguo Foggia che per comodita' inserirei in quest'ultimo reparto che salirebbe quindi a 5 elementi.
Una rosa completa, numericamente quasi a posto (forse avanzano un paio di pedine) , qualitativamente valida almeno sulla carta, certamente migliorabile (ma esistono squadre non migliorabili?).
Si e' fatto complessivamente molto, sicuramente non si e' fatto tutto.
Nella mia squadra dei desideri avrei inserito un quarto attaccante, soprattutto vista l'opportunita` che sembrava essersi venuta a creare, e non ci sarebbe stato posto per Foggia , Ledesma e Diakite` .
Quest'ultimo lo avrei sostituito con un difensore titolare in modo da far scivolare Biava – che pure ritengo valido nel sistema di gioco che verra` adottato- in panchina. Ed avrei affidato la mia squadra ideale ad un tecnico diverso.
Potrei sbattere i pugni sul tavolo, visti alcuni desideri disattesi, e ritenere la campagna acquisti insufficiente. Ma preferisco mantenere il punto di vista oggettivo , considerare tutto il lavoro svolto e dico 7.