Ribadisco, anche se è un po' buffo parlarne ancora: il tempo consegnerà alla storia il ricordo di un grandissimo giocatore che ha vestito la nostra maglia per molti anni.
Più o meno come Bruno Giordano, diciamo, solo con qualche trofeo in più e qualche ombra di meno.
Per dire, io che per ragioni di età lo ricordo solo a fine carriera con Ascoli e Bologna, Giordano lo vedo comunque come un mito, un centravanti da urlo, uno che non ha fatto rimpiangere un certo Giorgio Chinaglia, uno che ha fatto la storia della Lazio.
Bruno Giordano che di mestiere ha fatto il calciatore ed è rimasto legatissimo al Napoli, con cui ha giocato e vinto.
Tifosi e calciatori sono due categorie diverse di persone, incompatibili per principio. Per me l'errore è alla base. Per dire, persino Vincenzo D'Amico, uno che ha giocato il 97% della propria carriera nella Lazio, non si vergogna a dichiararsi juventino sfegatato in trasmissioni bianconere. Stiamo parlando del Vincenzo D'Amico che il 9 gennaio va da solo a Piazza della Libertà e che ho visto coi miei occhi farsi 2 ore di fila per entrare allo stadio insieme ai comuni mortali il giorno della finale di coppa Italia contro la Samp nel 2009.
I calciatori giocano e rimangono legati alle squadre di cui hanno vestito la maglia: quelle squadre sono state cosa "loro", ma lo sono state in base ad un accordo professionale remunerato.
Noi siamo degli innamorati romantici: non ci paga nessuno, spendiamo un sacco di soldi, ci facciamo il sangue amaro, e litighiamo con i nostri cari perché anteponiamo la Lazio ad altre cose.
Nesta è stato un calciatore strepitoso e sono orgoglioso che abbia vestito la nostra maglia. Poi, ragioni professionali l'hanno portato a vestire dieci anni la maglia del Milan. Tutto qui.
Il calciatore-tifoso non esiste. Esiste il calciatore affezionato e legato alla squadra con cui ha giocato previa congrua remunerazione, ma è sostanzialmente diverso.