Questa volta gran bell'articolo di Di Loreto su Lazialità.
L'immagine di un padre che allaccia lo scarpino al figlio è forse la più bella che una curva abbia mai mostrato al mondo. In un gesto semplice, spontaneo c'è la storia di una vita, di una passione che ti accompagna da sempre, da quando eri tu quel bambino ed ora, mentre guardi tuo figlio cercando di regalargli un po' di te. Andare allo stadio è un regalo che fai ai tuoi ricordi ed al tuo cuore. A volte mi capita di chiudere gli occhi e pensare alle emozioni che lo stadio mi ha regalato. Penso al goal di Re Cecconi contro il Milan, al goal di D'Amico al Catanzaro, ai goal di Giordano alla Juventus, al goal di Di Canio al Derby, a quello di Gascoigne, al goal di Fiorini e a tutti gli abbracci e le grida, le paure, le sofferenze e le gioie vissute in curva. Poi penso al goal di Lulic nella finale con la Roma e mi rendo conto che per quanto mi faccia felice, non è un mio ricordo. Io non ero allo stadio, non ho vissuto l'attesa, non ho cantato la mia Lazio, non ho sentito i suoni della curva, non ho visto gli sguardi ansiosi della gente, non ho sentito la brezza di Roma accarezzarmi il viso mentre fissavo il campo con il cuore in gola, non ho urlato la mia angoscia, non ho gridato la mia gioia, non ho abbracciato sconosciuti, non ho visto la curva sud silenziosa e triste. Non ho vissuto quel giorno come dovevo. Forse vivendo lontano si dà più valore alle cose che ti sembravano normali e scontate, come andare allo stadio. Quando non puoi scegliere ti rendi conto di come era bello e di quanto ti sei arricchito dentro vivendo nella tua vita anche quelle emozioni. Per ricordare devi vivere e per vivere devi essere presente, per poter fissare nei tuoi sguardi quei momenti e poterli raccontare. Puoi vedere la partita, come me adesso, da una poltrona, da un comodo divano, mentre scorrono immagini ricche di dettagli e inquadrature, mentre bevi una birra o mangi una pizza, ma scoprirai quanto ti manca il freddo, la pioggia, il sole e il vento e la scomodità dello stadio. Tu che puoi, amico mio laziale vai allo stadio, prima di accorgerti di aver finito i ricordi da raccontare.