Il Maestro: hors categorie, come certe salite del Tour de France. Sia per il gioco dato alla squadra (all'epoca solo l'Olanda di Cruyff giocava così), che per la capacità, ben nota e celebrata, di tenere insieme uno spogliatoio che, per altri, sarebbe stato una polveriera.
Fascetti: nove punti non sono stati sufficienti, la prossima volta datecene venti. Mi chiedo cosa avremmo visto se fosse rimasto sulla panchina anche dopo il ritorno in Serie A, seguito alla stagione dei -9. Invece, se non ricordo male, se ne andò dopo aver fallito il negoziato di rinnovo con Calleri. C'era Materazzi dentro all'armadio dello studio del Presidente, almeno così disse Fascetti.
Il sor Eugenio, in serie A, a dire il vero, non ha mai fatto benissimo... però, magari, quella poteva essere l'occasione per dimostrare il contrario.
A seguire, vari pari merito: Reja, Rossi, Petko, Papadopulo, per motivi diversi.
Il Papa ha rappresentato l'inizio della rinascita di una squadra, allo sbando dopo la fine dell'era Cragnotti e della sciagurata gestione Baraldi.
Delio ha fatto molto bene finché è rimasto, ed è sempre sembrato una bravissima persona, oltre che un ottimo allenatore.
Reja ha preso per mano una Lazio con un piede in serie B, e ne ha tirato fuori un gioco, cosa che fino a quel momento della stagione era sembrata impossibile.
Petkovic è il presente: un allenatore che ha fatto un girone d'andata eccezionale, inversamente proporzionale alla qualità del girone di ritorno. Ed ha avuto comunque il pregio di vincere il derby più importante di tutti i derby.
Eriksson e Mancini (il vero allenatore anche quando in panca c'era lo svedese, secondo me), meritano un discorso a parte.
Sven Goran, pur essendo stato allenatore tra i più vincenti della storia della Lazio, ha raccolto meno di quanto quella squadra stellare meritasse. E, se nel 2000 alla fine abbiamo raggiunto il traguardo, il 1999 grida vendetta. Sia per i ripetuti torti arbitrali (comunque pesanti); ma anche per i punti persi a Venezia ed Empoli. Cinque punti che, alla fine, avrebbero fatto la differenza; costringendo zio Fester ad inghiottire la sguaiata esultanza di Perugia.
Inoltre, ad Eriksson, Mancini ed al blocco doriano in generale, non perdono il trattamento riservato a Beppe Signori. Uno che faceva impressione per i numeri che aveva (colpo di testa a parte, ma in questo madre Natura con lui era stata un po' crudele...), e per il fiuto della porta. Tenuto a riscaldarsi mezz'ora a bordo campo di una partita di Coppa europea, senza poi nemmeno entrare.
Mancini: con i resti di una grande squadra, ci ha fatto passare un anno ricco di soddisfazioni. Peccato poi che si sia venduto al sig. Dentimarci, portandosi via pure l'argenteria di famiglia (leggi soprattutto Stankovic, ma anche Mihaijlovic e Favalli a fine contratto).