Citazione di: AquilaLidense il 30 Set 2013, 08:02
non me ne volere se ti prendo ad esempio.
allora, questo è il tipico atteggiamento del perdente nelll sport, sottolineo sport.
nel calcio ogni stagione equivale ad una vita, quello che si è fatto nella stagione passata rimane solo negli annali.
la stagione passata e terminata con una vittoria storica che dovevamo accantonare subito.
non tanto noi, quanto giocatori, tecnico e sopratutto Società.
stiamo affrontando la stagione come se questa fosse un proseguio di quella precedente, per fare un esempio il nostro presidente dopo il derby scagliato, per giustificarsi, ha fatto riferimento al derby del 26 maggio.
personalmente mi ha stufato, anzi rotto ik cazzo, anche il coro ormai fisso del 71esimo minuto, altro esempio lampante di come non si riesca a ripartire.
caro dario, però ci tenevo anche a dirti che nella vita di tutti giorni è l atteggiamemto che condivido, ma nello sport dove conta la vittoria lo ritengo negativo e pessimo.
Condivido sempre il 99,9 per cento di quel che Aquila Lidense scrive. Anche in questo caso.
Mi viene da fare un raffronto con la realtà madrileña.
Voi direte: "Eh, vabbè, è arivato questo, ma che sei scemo a fa' un paragone col Real?".
E no, ragazzi. Io per la mia Lazio voglio il massimo. Il Real per me è spesso un esempio e a volte andrebbe osservato e seguìto. E poi mi fa inca22are il fatto che quando vai all'estero trovi realtà che fanno vedere come la cultura italiana centro-meridionale (e non solo) sia
inferiore (non c'è altro termine, mi dispiace), a tutti i livelli. È frustrante.
Carlo Ancelotti, che non è il primo venuto; Carlo Ancelotti, vincitore di campionati in Italia, in Inghilterra e in Francia, di due Champions, una Supercoppa Europea, un Mundial per club, e come contorno una Coppa Italia e una FA Cup; Carlo Ancelotti è a rischio esonero dopo sette giornate.
E non è che gli spagnoli siano isterici come noi. Credete a me che ci sto gomito a gomito, noi lo siamo almeno dieci volte di più.
E non è che il Real Madrid sia una squadretta con un presidente istrionico stile De Laurentiis o, peggio, Zamperini, con nessuna struttura alle spalle: il Real Madrid è un impero finanziario con una struttura societaria mostruosa alle spalle.
Cosa si imputa a Carletto Ancelotti? La sconfitta nel derby (in fondo hanno perso solo quello)? No. Il fatto che non ha uno straccio di gioco e che se proprio devi perdere, lo devi fare a testa alta. E non basta se individualità come un certo Cristiano Ronaldo, Isco, Di María, Bale o chi per loro - o l'aiutino arbitrale del giorno - ti tolgono le castagne dal fuoco, anzi, è umiliante: nella conferenza stampa di presentazione, ad Ancelotti è stato fatto recitare come un atto di fede il mantra spesso ripetuto qui, "al Real Madrid non è importante vincere - quello lo facciamo spesso - è importante vincere col bel gioco".
Spocchia iberica, d'accordo. Non siamo (e probabilmente, purtroppo, non saremo mai) il Real Madrid. Ma al Real c'è la regola del due: sbagli due partite, fuori. Segnato. Alla prima occasione ti mando via, qualsiasi sia il tuo palmarès e il tuo nome (la stessa ragione per cui Antonio Rozzi - mi fa male dirlo - è già fuori rosa nel Real Madrid Castilla). Un Real che tiene in panca Casillas, per dire. Un Real che, oltretutto, a trent'anni manda a svernare all'estero anche i suoi campioni più acclamati (vedi Raúl), perché va dato spazio ai giovani.
Stessa mentalità nostra: noi mettiamo un pippone di 32 anni unica punta, ai giovani l'erba non gliela facciamo quasi nemmeno annusare, non giochiamo da gennaio ma guai a toccare nessuno: è da isterici. Meno male che, proprio grazie a questa mentalità (e al gestore), navighiamo nell'anonimato pressoché assoluto (tranne quando ci devono millantare e dire che siamo fascisti), altrimenti, osservandoci, si farebbero crasse risate.
Ve l'avevo detto: sono bernabéuizzato. Probabilmente parliamo lingue diverse.