non è questione di costruire teorie, la questione è capire perché, al di la del gioco, in casa riesci a vincere mentre fuori casa fai fatica anche a strappare un pareggio
la Lazio - lo sappiamo - non ha un gioco che incanta, non ha il palleggio stordente e gli smarcamenti ficcanti della fiorentina, non ha la potenza e il ritmo asfissiante della juventus, non ha neppure i risolutori implacabili di inter e napoli. eppure, all'olimpico, agli avversari la Lazio non lascia neppure le briciole. e la fiorentina, per portare a casa un punticino (anche se il vero obiettivo di quella partita era evitare che, prendendone tre, noi la superassimo in classifica), ha dovuto snaturare radicalmente la propria filosofia e giocare un orrendo catenaccio
si dirà: battere udinese, chievo, catania e cagliari non è poi una grande impresa. è vero. ma questo non risolve la questione, anzi. perché il sassuolo e l'atalanta non valgono affatto di più delle squadre ospitate. e allora, perché invertendo l'ordine di queste sei partite, con buonissima probabilità la Lazio avrebbe poco più della metà degli attuali 14 punti in classifica?
in casa, vinciamo. fuori casa, no. perché? pensare che a decidere sia stata la sorte mi sembra francamente riduttivo. che cos'è che rende altamente produttivo (i punti questo dicono) il nostro gioco a Roma e cos'è che lo rende totalmente infruttuoso fuori mura? proviamo a cercarla veramente una risposta. possibilmente una risposta convincente