L'allenatore che ci ha salvato da quello che è stato molto vicino ad essere un Annus Orribilis (visto anche quello che succedeva dall'altra parte del Tevere) meriterebbe a mio parere maggior rispetto e un po' più di considerazione, al di la del suo valore tecnico.
Lascia Spalato (dove a suo dire si trovava splendidamente) ammaliato sicuramente dal richiamo di tornare a misurarsi con un calcio di altro livello. Arriva in mezzo al marasma generale, e con pazienza e mestiere rimette ordine dettando con chiarezza condizioni alla società ed imponendo regole alla squadra. I fatti alla fine gli danno ragione centrando la salvezza alle discreta media di quasi due punti a partita (con la quale, in continuità, riparte quest'anno) garantendoci una estate serena che sarebbe stata ancora migliore se il buon Sergione avesse chiuso la pratica nel derby.
Già solo per questo ha ampiamente meritato la possibilità di fare un altro anno partendo dall'inizio ed eticamente corretta è stata la società a concederglielo.
Entra con discrezione nelle scelte e nelle strategie di mercato della società rivendicandone la condivisione mettendoci, quindi, anche la faccia, sebbene abbia di fronte un personaggio egocentrista come Lotito che però, da un po' di tempo, pare aver virato verso un maggiore buonsenso. Al momento l'impressione è che la squadra sia migliore rispetto allo scorso anno e che la società stia ripensando il suo modo di rapportarsi nei confronti dei suoi sostenitori. C'è tempo per verificare entrambe le cose avendo tutti la pazienza di aspettare.
Dimostra anche una certa duttilità libera da fondamentalismi tattici alla Zeman, accantonando l'affidabile e collaudatissimo 3-5-2 nel tentativo di trovare qualcosa che possa più efficacemente sfruttare le caratteristiche della rosa. Un progetto tecnico che non può che prevedere come suo centro gravitazionale il Profeta, dal momento che proprio per quello è stato acquistato (e sembrerebbe pure a ragion veduta). Quello che voglio dire è: se è vero che le partite si vincono a centocampo e che quindi il filo del gioco della tua squadra deve passare per i piedi di qualcuno dei tuoi centrocampisti e quel qualcuno è un brasiliano di grande talento e piedi raffinati che di soprannome fa' 'Il Profeta', probabilmente hai grosse possibilità di divertirti avendo messo l'uomo giusto al posto giusto.
Nel rapporto coi giocatori sceglie la linea della chiarezza, non sembra nascondersi, apparentemente senza guardare in faccia nessuno. Con CORAGGIO manda in campo un diciannovenne di buone speranze, contro un fuoriclasse vero. Tra la possibilità di poter perdere la partita di mercoledì e capire se ci sia effettivamente bisogno di acquistare un terzino destro nuovo di zecca da sovrapporre a Lichsteiner (ipotesi che era già stata presa in considerazione dalla società con l'acquisto poi non conclusosi di Pintos), si è scelto di rischiare avendo oltertutto un riscontro estremamente confortante. Era il test migliore che si potesse fare sulle potenzialità di Cavanda che evidentemente già a Formello qualcosa deve aver dimostrato. Certi rischi bisogna saperseli prendere, ma sembra che ad Edy non manchino gli attributi. Magari quei soldi risparmiati potrebbero essere dirottati per rinforzare qualche altro ruolo. Un strategia utile per pianificare meglio il futuro o per poter far affermare a qualcuno con fierezza: mo c'avemo er progggettto!
Che curi molto la fase difensiva è evidente visto il suo modulo preferito e vista anche la scelta del suo collaboratore più stretto, il secondo allenatore (sebbene in un primo momento potrebbe essere stata dettata anche dall'arrivo in corsa, comunque successivamente riconfermata), tale Giovanni Lopez, indimenticato ed indimenticabile

centrale difensivo di una Lazio di qualche secolo fa'!!
Le certezze di una squadra si fondano anche e soprattutto sulla continuità dei risultati positivi che vengono a seguito di striscie che non prevedano sconfitte.
Buono secondo me il punto col Milan per quello che ci serve adesso a noi. Deludente invece per quelli che pensano che il nostro obbiettivo sia lo scudetto. Sebbene capisco che dia fastidio, ritengo utile ricordare da dove stiamo venendo E CON CHI ABBIAMO PERSO durante il girone di ritorno di Delio ed il girone d'andata di Ballardini.
In definitiva è evidente che per una Lazio che nel medio periodo dovesse tornare ai fasti Cragnottiani diventa necessario l'ingaggio di un tecnico che abbia già allenato squadre di livello e soprattuto che sia stato capace di gestire stagioni vincenti. Non mi pare però che al momento ci siano queste condizioni, per cui va benissimo Reja a cui comunque l'esperienza sicuramente non manca e con il quale tutti noi, volenti o nolenti, abbiamo un debito di riconoscenza. Meriterebbe pure qualche coro in più allo stadio ma vabbe' questa e 'na cosa impossibile.
Per finire non sono d'accordo con Gesulio sul fatto che le partite della prima parte del campionato abbiano meno valore rispetto a quelle successive. E' una cosa che me gira in testa da dopo Lazio-Milan. Chievo-Lazio, sebbene sia soltanto alla quinta giornata, potrebbe invece rappresentare uno snodo decisivo per la nostra stagione perchè, a fronte di una (improbabile

)vittoria, clamoroso sarebbe l'impatto sulla classifica, sulla squadra e sull'ambiente tutto. Ecco, se tra le due partite ce ne è una in cui è necessario rischiare qualcosa in più per provare a vincere credo che sia proprio quella col Chievo!