L'ambiente romano vuole la Roma al primo posto e la Lazio relegata ad un ruolo di secondo piano. E' questo l'ordine che in città piace alla comunicazione, alle istituzioni, alle imprese, al mondo economico e tutte queste componenti lavorano in questa direzione. La Lazio forte rappresenta un disturbo, una pietra nella scarpa che dà fastidio nel cammino della costruzione di una città giallorossa. Stare lontano ti toglie molto del vivere la Lazio, ma in cambio ti dà una maggiore lucidità nel vedere le cose. E ciò che vedo ora con più chiarezza è il disegno, il progetto per fare di Roma la città della Roma. Lo scorso anno il girone d'andata della Lazio è stato da lotta per lo scudetto, ma l'ambiente romano non ha cercato in tutti i modi di accompagnarla in questo sogno, non ha fatto gruppo compatto per far credere che l'impossibile fosse possibile. Piuttosto ha spesso invocato una Roma più forte, incitando la proprietà americana a fare di più, a costruire una squadra Migliore. L'ambiente romano alimenta ad arte le nostre incertezze e indebolisce le nostre certezze. Ho spesso attaccato il mondo laziale per pessimismo ed esagerato senso critico, ma ora mi rendo conto che è difficile credere quando tutto intorno si muove per non farti credere. Oggi, con la Roma al primo posto, ogni cosa è leggenda. Non ci sono dubbi, non c'è meraviglia. Si deve trovare l'anti-Roma perché è la Roma la squadra da battere. Non ci si chiede se durerà, se ci sarà una flessione. Tutti accompagnano questo percorso, tutti raccontano di credere, tutti vogliono la Roma campione! Ci si affanna a trovare motivi per alimentare il mito per costruire l'evento (persino Udinese-Roma è stata presentata nel ricordo di quando era lo scontro Zico-Falcao). Per caso avete letto da qualche parte per la presentazione di Lazio-Juventus l'enfatico titolo "Quando era Mancini-Zidane" oppure "Quando Chinaglia batteva la Vecchia Signora"? Le nostre vittorie passano leggere come un soffio di vento, le nostre imprese non sono mai vestite di leggenda. Tutto è sapientemente relegato nell'alveo della normalità. Lotito ha i suoi difetti e le sue colpe, ma non può essere il capro espiatorio di tutto. Questa stato di cose è sempre esistito e perfino nell'era Cragnotti era evidente, ma noi e Cragnotti stesso, accecati e inebriati dalle vittorie non ne abbiamo preso coscienza. Ricordate come tutto l'ambiente romano spingeva Franco Sensi a fare una grande Roma? Dov'è ora questo ambiente? Dove sta la pressione al presidente Lotito per fare una grande Lazio forte quanto e più della Roma? Questa pressione non c'è perché tranne noi laziali nessuno la vuole. Ed allora dovremmo cominciare a capire, tutti noi, dal presidente all'ultimo tifoso, che il nemico è dall'altra parte, che, fuori dal nostro mondo, siamo considerati la seconda squadra della capitale. Dobbiamo trovare la compattezza necessaria per affrontare una durissima battaglia mediatica e culturale. Solo capendo questo troveremo la strada giusta per cambiare le cose e prenderci il posto che ci spetta: la prima squadra di Roma! Sandro Di Loreto - See more at: http://lnx.[...]com/2013/10/30/per-lambiente-romano-siamo-la-seconda-squadra-della-capitale-per-crescere-dobbiamo-partire-da-qui/#sthash.F6ltKBml.dpuf
Al di la di tutto, sottoscrivo pure le virgole.
Vorrei poter ritrovare le classifiche giornata dopo giornata dello scoro girone di andata e le relative prime pagine