Hai fatto fatica a farle digerire che ieri sera sei andato a vedere una partita inutile.
Hai fatto fatica a spiegarle che non era poi inutile, che era importante arrivare primi nel girone.
Hai rinunciato a spiegarle perché era importante, tra coefficienti e rischi di avversarie da incontrare.
Hai dovuto sopportare il suo sguardo, ieri una sua amica aveva una prima a teatro. Importante. Ma tu dovevi andare.
Una volta tornato, hai mentito su tutti i fronti.
Non le hai detto che è stata una partita orrenda.
Che faceva un freddo cane.
Che il pubblico non faceva il tifo, e che dedicava il suo tempo ad insultare tutti.
Che la squadra faceva pena, e che avremmo potuto giocare giorni e non avremmo segnato.
Le hai raccontato di un assalto all'arma bianca, di barricate turche, di difensori che si immolavano sulla linea, di pali ed arbitri evidentemente corrotti, di uno stadio pieno, caldo ed avvolgente, di un commosso applauso alla fine, quando i giocatori hanno comunque gettato le maglie madide di sudore alla curva.
Come glielo spieghi, poi?
Come le spieghi che domenica c'è Lazio-Livorno (Livorno??? fa lei), e che tu comunque sarai là.
Come glielo spieghi che tutti avranno scuse e giustificazioni valide per disertare, ma te no?
Come glielo spieghi che la Lazio è più importante di scuse, giustificazioni, tifoserie scialbe e mediocri, giocatori molli, allenatori in confusione, presidenti o diesse?
Non glielo spieghi.
Domenica alle due prenderò sciarpetta e cappello, sole pioggia o vento, e me ne andrò verso lo stadio.
Contro tutti e tutto, anche contro la ragione.
E lei capisce, capirà.
Perché lei sa che, come il mio amore per lei è pura e sublime irrazionalità, lo è anche quello per la Lazio.
Se amore e ragione entrano in conflitto, non c'è partita.
Altrimenti tifavo Barcellona.