C'è un però.
Io non credo che la contestazione nasca dai risultati.
Il tifoso della Lazio per definizione è chi sceglie la strada più difficile, nella vita così come nello sport.
Fatta eccezione per la parentesi, infinitesimale, cragnottiana, chi segue la Lazio sa bene che per vincere qualcosa deve aspettare diversi lustri.
La Lazio è un modo di essere, è una scelta di vita, è il raggiungimento di un risultato con sforzo e sudore, è la sensazione di averci comunque provato.
Quando retrocedemmo in B con un misero bottino di punti lo stadio era sempre pieno.
Noi tutti vorremmo una squadra vincente, ma da più di un secolo sappiamo che averla è una utopia che si avvera una volta ogni 50 anni. Eppure abbiamo sempre tifato.
Ciò che non va giù, secondo me, è che il presidente prende palesemente per il culo. E' più forte di lui. Si trincera dietro frasi roboanti, ad effetto, figlie di una cultura sofista costruita su qualche libro di testo raccattato da qualche parte (tipo Jovanotti, che dopo aver letto il Siddartha è diventato un guru del sapere) perdendo il punto fondamentale della comunicazione. Ossia, dire la verità. Costerebbe tanto affermare "Ragazzi, i soldi non ci sono. Ma c'è la volontà, la voglia, la grinta di una grande tradizione, quella biancoceleste. Con i mezzi che abbiamo faremo di tutto per andare oltre le nostre possibilità, con sacrificio e orgoglio. Chi vuole combattere con noi, venga al nostro fianco". Era così difficile far sentire la sua presenza a Varsavia? A noi non interessano i campioni, a noi interessa uno spirito COMUNE di appartenenza. No, preferisce millantare di avere una compagine da terzo posto, di stare sempre sul mercato, varie ed eventuali. NOI non siamo come i tifosi della Roma, che si bevono Portaluppi come il nuovo Pelè. Ecco, la frattura nasce, per me, dal fatto che un tifoso della Lazio non lo prendi per il culo. Mai.