GuyMontag scrive queste parole; significa che ancora spera.
Io, negli anni, sono passato dallo stupore (siamo a un concerto di un grande gruppo che scende a Roma una volta ogni cinque anni e mezza platea sta RIPRENDENDO I MAXISCHERMI CON IL CELLULARE), all'indignazione (stiamo discorrendo, ti squilla il cellulare, non solo non mi chiedi scusa, ma rispondi e ti metti a parlare con un altro, lasciandomi in attesa) alla rassegnazione.
Sono l'unica persona rimasta al mondo che non tiene il cellulare accanto al piatto in cui sta mangiando, subito oltre le forchette.
Eh, pazienza.
Gente altrimenti educatissima che non solo non spegne il telefono a tavola, non solo risponde alle chiamate senza scusarsi, ma nemmeno si alza e va in un'altra stanza: resta lì, a condirti la pasta con metà conversazione.
Eh, pazienza.
Le nostre vite possono essere messe in pausa ogni momento. Le nostre, di tutti. Me compreso, che il cellulare lo tengo spento tutto il tempo che mi va.
Incontri gente, il mattino dopo, che ti sgrida: "ti ho chiamato, ma avevi il cellulare spento".
Il mondo, oggi, è così.
Però che tristezza.