L'altro giorno usciamo. Sole, non come oggi, e Trastevere quando mette il suo vestitino da primavera anche se siamo a dicembre inoltrato ti fa girare la testa.
Facciamo i primi teneri passi mano nella mano su via S. Francesco a Ripa.
Cavolo devo chiamare mio fratello. Ok. Ci fermiamo, chiama il fratello, che era occupato. Poco male, cento metri e quello si libera, vede la chiamata, richiama.
Cinque minuti, ma al sole è una meraviglia.
Si riparte. Andiamo verso S. Maria dell'Orto. Guarda che guglie, aspetta.
Una raffica di foto, e si riparte, sempre mano nella mano, sempre baciati dal sole.
Arriviamo a S. Cecilia, miracolosamente sgombra da macchine. Mi si apre il cuore, è uno spettacolo unico. Buttamose da una parte, dico, dai. Magari facciamo due battute sui turisti (brutti) che passano. Era il nostro sport preferito, immaginare da dove venivano, che lavoro facevano, se erano felici o meno, che squadra potevano tifare.
Macché. Ommioddio, Santa Cecilia è aperta!!! Fiondiamoci, non succede mai.
Il suo Samsung G4 ribolle, gli scatti si accumulano come una mitragliatrice, nessun angolo viene risparmiato, ad una campana dimenticata là in una siepe tocca una misera sorte, aggredita da ogni lato.
Ok, riprendiamo. A via dei Genovesi, appena svoltato l'angolo, il primo campanello d'allarme. Un sinistro cinguettio preannuncia la mia fine. E' un'amica che - su Whatsapp - ha appena iniziato a mandarle le foto delle sue bimbe, ha appena partorito.
Da quel momento in poi, fino a casa, è un susseguirsi di frasi smozzicate, avanziamo, Whatsapp reclama, ci fermiamo, tocca pure rispondere, devo pure fare da cavia, una foto da mandare all'amica, ma non io, le Timberland che mi ha appena regalato.
E' la fine. Siamo di nuovo a casa. Se l'infernale nemico abbia continuato la sua attività distruttiva, non so. Mi sono rifugiato in soffitta ad ascoltare i King Crimson.
Secondo il Tarallo-pensiero magari la mia lei non è una gran fan delle passeggiate, o di me medesimo... forse dovrebbe suonare un campanello d'allarme. Forse se non ci fosse stato il devastante arnese avremmo passeggiato in silenzio, forse lei si sarebbe annoiata, non so.
Quello che so è che lei era totalmente inconscia di qualsiasi disturbo potesse avermi arrecato l'orrida macchinetta. Al ritorno era tutta contenta, per lei era stata una bella passeggiata.
Non so quale morale trarre da questo episodio (non isolato, ovviamente). La soluzione più comoda, anche se è costato un sacco di soldi, è far cadere casualmente l'aggeggio sulle rotaie del tram mentre sta arrivando l'8. Ma il problema è la mia lei, anzi la combinazione chimica mia lei-tecnologia, che è devastante...
Fortuna che domani pomeriggio posso tornare a rompermi le balle ed incazzarmi allo stadio...