Gesti da Laziali

Aperto da Adler Nest, 01 Ott 2010, 10:47

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aquilaMax

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Una giornata da Laziale che non dimenticherò mai: Mi sveglio alle 4 del mattino per andare ad aprire l'edicola dove lavoravo, alle 7 ho gia sistemato tutto  metto la sciarpa, la maglia con il numero 13 e appena arrivano i miei due amici di corsa all'aeroporto di Fiumicino a prendere un'aereo della Virgin destinazione Bruxelles. Arrivati la dobbiamo aspettare l'aereo seguente con altri 2 amici intanto affittiamo la macchina destinazione Parigi. mentre andiamo a Parigi continuo a telefonare ad una mia amica (la corrispondente in Francia di Tuttosport) che gentilmente ha comprato per noi i biglietti della partita. Quando la trovo lei è gia allo stadio per lavoro ma i biglietti me li ha lasciati in un ristorante di Saint german de pres. Trovato il ristorante iniziamo a girare per Parigi, alla Tour Eiffel è il delirio ma riusciamo a trovare un parcheggio. Prendiamo la metro ci avvicianiamo allo stadio e naturalmente capitiamo sotto la curva interista, ci accolgono come eroi perchè abbiamo battuto il Milan in coppa Italia qualche giorno prima. Il risultato della partita lo conoscete tutti, vi lascio immaginare il nostro umore mentre tornavamo a Bruxelles per prendere l'aereo alle 5 del mattino. Arrivati li ci accorgiamo di aver perso i biglietti del ritorno ma fortunatamente ci fanno partire lo stesso. Alle 8 sono di nuovo a via Giulio Cesare in edicola a lavorare sempre con la maglia della Lazio addosso e senza aver dormito. Qualche romoletto sfotte per la sconfitta ma non li sento. L'anno dopo mi rifarò con gli interessi.
Forza Lazio

Aquila Romana

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Citazione di: Mocambo il 07 Ott 2010, 10:10
Topic come questo rendono unico questo sito. Io ho ricevuto un grande gesto da un laziale che non ho mai conosciuto di persona: 18 giugno 2001, all'indomani della catastrofe gialla e rossa. Prime ore della mattinata, morale sotto un treno,  percorro a piedi una via del centro completamente tappezzata di striscioni, festoni, bandiere che inneggiano allo scudetto trigoriota, per terra trombette, lattine, cartacce e altri souvenir di quell'orrido baccanale, in sottofondo mille voci di carlizampa radiofonici che si rincorrono per le stradine intorno. Mentre mi faccio largo tra gli avanzi di quel sabba, comincio a fischiare piano piano -pe' tigna, sì- il motivetto di 'so' già ddu ore' di Aldo Donati. Così, per un po', schivando con la testa e con i piedi tutto ciò che aveva le tonalità della peperonata. All'improvviso sento qualcuno che mi accompagna, che fischia con me lo stesso inno. Alzo la testa: è un signore anziano, affacciato alla finestra del primo piano. Mi volto, sorrido e lui mi fa un cenno di saluto con la mano. Rispondo al saluto, vado via senza dire niente e nel momento più buio penso: quant'è bello esse laziali.

Mi hai fatto ricordare quel periodo di "resistenza"... quando spostai le casse dello stereo sul terrazzo e sparavo a tutto volume il CD con gli inni della Lazio.

Il bello è che, per un gioco di riflessi (abitavo all'ultimo piano e distesi le casse con le uscite verso l'alto), i bori non riuscivano a capire da dove provenissero quei canti e li vedevi roteare continuamente la testa con il naso all'insù e quella loro caratteristica espressione di chi vorrebbe ma non ha la capacità di capire...


Yanez_de_Gomera

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Mi piace questo outing collettivo di lazialità vissuta. :))

Voglio raccontare anch'io un piccolo episodio che mi é capitato, abbastanza recente.

Maggio 2009. Da pochi giorni ho cambiato lavoro, sede, ambiente, colleghi, tutto. Reset completo. Il mio vecchio capo, col quale avevo lavorato per più di 20 anni, era laziale doc. Feeling sportivo antico e consolidato. Una lunga storia di complicità, con il gruppo romettista sempre a soccombere.....

Ma adesso ? Conosco appena il nuovo ambiente.  Il mio nuovo capo é un distinto signore vicino alla pensione, un vero gentiluomo d'altri tempi. Aplomb britannico perfetto. Parla elegante, tono di voce sempre basso. Educatissimo e rispettoso con i pari grado, di più con i sottoposti.

Prima riunione di lavoro, con tutte persone molto più importanti di me.  Verso la fine, un po' di stanchezza si fa sentire. La tensione si allenta. Ed ecco che frullano nell'arie le battute. Qualcosa che riguarda una finale di Coppa Italia di pochi giorni prima. I romettisti intorno al tavolo si fanno l'occhietto, si riconoscono al volo, si lanciano messaggi, si fanno sponda.  Cambiano modo di parlare. Le battute diventano insistenti. Poi pesanti. Come sono pesanti loro. Sempre. In ogni contesto.

Il distinto signore stile inglese di 67 anni se ne sta in silenzio a leggere delle carte. Sembra lontano, indifferente. A un certo punto si alza in piedi. Silenzio. E' il più anziano, il più esperto. Tutti pensiamo: dovrà dire qualcosa di importante, come sempre.  Ma perché quello strano sorriso ironico sulle labbra? Non glielo avevo mai visto. Si mette la mano da un lato della bocca. Li guarda tutti con un'occhiata fulminante e strilla a piena voce:  "Nun ce volete proprio sta' !! A'  rosiconiiii    !!!!! "

Per un pelo, non gli salto addosso per abbracciarlo (ma credo che dal mio sguardo abbia capito cosa stavo pensando). I trigoriesi rimangono di pietra, muti, con gli occhi sbarrati.

Se ne sono andati via alla spicciolata, parlando del tempo e della crisi economica.

maumarta

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Possino acciaccatte Adler Nest!!!
Tu provochi sapendo di provocare!
Di gesti da Laziale ne abbiamo fatti e visti fare tanti ma forse il riassunto di tutto questo sta in quell'incredibile 14 maggio 2000.
Ne abbiamo parlato tante volte, raccontato ancora di più, ma ogni volta è come se fosse la prima ed il brivido lungo la schiena resta sempre lo stesso.
Siccome a molti di voi l'ho già "raccontato" cercherò di andare un po' più nel dettaglio per non ripetermi.
E, vi avverto, non sarò breve.
Per me quel giorno è iniziato un anno prima, in quel Lazio-Parma all'ultima giornata.
La smania di esserci pur sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire.
L'impazienza di rivivere lo stadio come una volta che ti porta a trascinare fuori di casa alle 11:30 i poveri malcapitati che avevano deciso di vivere quel giorno con te.
La foto di Papà in tasca, presa tra le mani al gol di Nakata ed alzata al cielo per fargli vedere lo spettacolo dello stadio di quel giorno.
L'amarezza a fine partita che era quasi un rassegnato rendersi conto della nostra storia che si ripeteva, ciclica e regolare come una mestruazione.
Tutto è iniziato da lì, il cervello ed il cuore erano fermi a quel fischio finale ed hanno continuato ad aspettare fino a quel Juve-Parma.
Dopo la zozzata di De Santis qualcosa si è rotto.
Anche l'anno precedente la "cavalcata" del Milan aveva molti punti oscuri (l'1-5 di Udine, il secondo tempo di Juve-Milan, Treossi) ma non si era arrivati ad un punto tale ed esserci in Lazio-Parma era una festa vera, a prescindere dal risultato.
Con la Reggina la voglia di festeggiare non c'era e quindi ho accontentato la mia metà e sono andato a casa al mare, in mezzo ad un nugolo di difettosi.
La partita mi ero anche dimenticato di ascoltarla.
Ho acceso la radio a partita già iniziata e con la Lazio già in vantaggio.
Ogni tanto dicevo "però se la Juve continua a pareggiare andiamo allo spareggio", ma sapevo benissimo che era solo una questione di tempo.
Spengo la radio e non ci penso più.
Ogni tanto il pensiero va alla partita ma quando riaccendo la radio mi accorgo che le due partite ancora non iniziano per il nubifragio benedetto.
Comincio ad innervosirmi, ma non perché spero in qualcosa ma semplicemente perché voglio togliermi il pensiero prima possibile.
A Roma si gioca e si chiude il discorso.
Quando a Perugia ricominciano mi rilasso e mi allontano dalla radio.
Quando ripasso da quelle parti il segnale se ne è andato.
Giro la manopola e da quel poco che riesco a sentire si capisce che è successo qualcosa.
Penso ad un rigore contestato per la Juve, ad gol in fuorigioco, perché sento discutere con animosità ma con un tono sconcertato.
Mia moglie e mio cognato cominciano a dire, per portare sfiga, "ha segnato il Perugia".
Io mi incaxxo e intimo il silenzio assoluto.
Loro ridono e cominciano a sfottere, "guardali come ci credono".
Dalla loro logica mononeuronica crederci, essere convinti che per diritto divino quello scudetto arriverà è normale.
Loro così di scudetti ne hanno vinti una ventina, nella loro testa è sempre successo così.
Non ci arrivano a concepire che per noi Laziali era normale non credere a quello scudetto, anzi era fisiologico perderlo così dopo averlo tenuto tra le mani fino all'ultimo minuto ed oltre.
Corro fuori di casa, entro in macchina, accendo la radio e con l'unico barlume di lucidità che mi rimane riesco a sintonizzarmi su Radio Incontro.
Parlano sti maledetti, continuano a parlare con un tono affranto, distrutto, letteralmente terrorizzato.
Parlano dei tifosi juventini sconcertati ed allora mi convinco che la Juve abbia sbagliato un rigore.
Poi a qualcuno viene in mente di aggiornare il risultato: Perugia-Juve 1-0 Calori.
Tutte le mia funzioni si congelano, non riesco nemmeno a respirare.
Gli occhi si guardano intorno per capire se è un sogno, cerco uno sguardo, un cenno che mi dica che è tutto vero.
Ma sono solo, splendidamente solo, come un'aquila nel cielo.
Dovrei essere entusiasta, frenetico, eccitato.
Niente di tutto questo.
Sono semplicemente e completamente terrorizzato!!!
Io ero già rassegnato a perdere, ma così no, così è cattiveria!
Esco dalla macchina come uno zombie, rientro in casa, prendo una sedia e la piazzo al centro del giardino.
La radiocronaca arriva abbastanza nitida ma non abbastanza per coprire la mia tachicardia.
Mia moglie e simili cercano di provocarmi: "dai che ce l'avete fatta".
Lo dicono di continuo ma io non muovo un muscolo.
Sono paralizzato su quella sedia, sotto il sole caldo di maggio (faceva caldo quel giorno), bianco e freddo come un cencio.
Quando arriva il fischio finale sono ormai al limite della sopravvivenza perché ho perso l'utilizzo involontario del diaframma e respiro solo quando mi ricordo.
A quel punto esplodo.
Lancio un urlo che non un "gool" , un "campioniiii"  o qualcosa di simile.
E' un urlo lancinante ed informe, di dolore, come se qualcuno mi avesse strappato le dita con una tenaglia.
E' tutto il dolore tenuto dentro per anni e mai esternato per l'orgoglio che ci contraddistingue.
Mentre urlo corro (o mentre corro urlo), all'impazzata, senza meta.
Salto il cancelletto d'entrata (minimo un metro e mezzo) stile olio Cuore per due volte, andata e ritorno.
Ritorno davanti alla "mia" sedia e mi fermo... e finalmente respiro.
Intorno i difettosi già cominciano a cercare di svicolare, cambiano discorso, cercano una mia reazione.
La reazione c'è ma non è quella che aspettano.
Cado sulle ginocchia, mi metto le mani in faccia e con un filo di voce chiamo "Papà...", e comincio a piangere singhiozzando come un bambino.
Con gli occhi chiusi ed il viso grondante di lacrime racchiuso tra le mani mi passano davanti agli occhi calcioscommesse, retrocessioni, umiliazioni, sofferenze, il gol di Giuliano 5 minuti dopo la frase di Papà "dai che ce la facciamo".
Dovrei essere felice ed entusiasta e sbattere la mia gioia in faccia a chiunque mi capiti a tiro.
Quello che sento invece è dolore, una fitta al petto, un groppo sullo stomaco fermo lì da anni che aspettava solo di uscire.
E' un po' come mister Coffy (o come cacchio si scrive) nel Miglio Verde che per togliere il male prima lo manda giù per poi sputarlo fuori.
Intorno a me cominciano a preoccuparsi.
Mia moglie mi prende letteralmente in braccio e mi tira su.
Qualcuno mi da un bicchiere d'acqua, qualcun altro l'acqua me la tira in faccia.
Continuo a piangere ma almeno ricomincio a respirare, ma non ci credo ancora e continuo a gironzolare su e giù per il giardino.
Squilla il telefonino, è mia madre.
Non gliene mai fregata una mazza del pallone, ci ha sempre assecondato solo per partecipare.
Inizia una frase, io la interrompo... "Papà...".
Lei scoppia a piangere, io ricomincio come e più di prima.
Mia moglie prende il telefono, saluta quel che era rimasto di mia madre al telefono ed attacca.
Neanche un minuto ed un nuovo squillo.
E' Massimo, il nostro testimone di nozze, un prototipo di Laziale tipo, forgiato nella sofferenza.
Anche lui aveva disertato, era ad Anagni, alla comunione del nipote (juventino) ed in mezzo a tanti Laziali.
Forse per questo lo sento euforico, urla, canta.
Io singhiozzo, lui grida "Maurì!!!!".
Io continuo a singhiozzare e non riesco a rispondergli e lui ci riprova, "Maurì!", ma il tono è più basso.
Il terzo "Maurì" non riesce nemmeno a cominciarlo e si mette a singhiozzare con me.
Dopo qualche minuto a singhiozzare insieme senza dirci niente di intelligibile ad un normale essere umano attacchiamo.
Più tardi mi racconterà che tutta la folla ubriaca di gioia (e non solo) che aveva intorno si era ammutolita intorno a lui che singhiozzava al telefono ed i loro canti si erano trasformati in lacrime.
Anche loro avevano capito.
Era successo, era successo veramente!!!
Vado avanti così più o meno fino alle 20:00.
Poi esco, incontro Massimo, ci facciamo un giro in centro, un brindisi e poi a casa perché le gambe non ci reggevano.
Erano quasi trentanni che tenevamo la schiena dritta per forza contro le bastonate del destino.
Adesso era arrivato i momento di riposare... e ritornare bambini, come nessun Laziale della mia generazione è mai stato veramente.
       

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Dopo aver letto i vari racconti di questo topic da lacrimoni, ieri sera mi sono recato all'ospedale per fare visita al mio amico che il giorno dello scudetto del 2000 ha diviso con me quella gioia.
I medici hanno detto che , visto il suo stato di coma , ogni stimolo puo' essere importante, volevo entrare e dirgli che siamo di nuovo primi, che si deve svegliare dal suo torpore e vedere con i suoi cocchi che siamo in testa al campionato, perchè so gia' che quando si risvegliera' e  quando glielo diro' non ci credera'.
Purtroppo le inflessibili infermiere non mi hanno fatto entrare, ma devo riuscire ad entrare prima di domenica prossima per poterglielo dire.
Forza Lazio e forza MASSIMO!!!! non mollate mai!!!!!

nestorburma

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E' il giorno della finale di Coppa Italia del 2009 e come tutte le partite di coppa la vedo con mio papà. Purtroppo non allo stadio come tutte le altre ma a casa dei miei a causa della malattia che lo aveva colpito. Inizia la partita ma mio papà è troppo stanco e si va a sdraiare un poco per riuscire a  vedere poi almeno il secondo tempo. Segna Zarate, a casa si esulta ma poco. Avviso papà che mi dice "bene ma rimango ancora un po' a letto". Arrivati ai supplementari papà si sforza di alzarsi e ci raggiunge; vediamo i rigori insieme e lì si che esultiamo, intervistano Delio Rossi che piange mi giro verso papà e lo vedo in lacrime colpito dalla malattia ma mai piegato, da laziale. Allora esco di corsa in giardino e
Citazione di: maumarta il 07 Ott 2010, 14:32
Lancio un urlo che non un "gool" , un "campioniiii"  o qualcosa di simile.
E' un urlo lancinante ed informe, di dolore, come se qualcuno mi avesse strappato le dita con una tenaglia.     
Torno in casa e lo abbraccio forte, ma forte.

Papà se ne è andato cinque mesi dopo con un unico rimpianto: "mannaggia Gianlu', perchè stavo male senno' se ne andavamo pure a Pechino".

Ciao Papà e sempre FORZA LAZIO.

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Adler Nest

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le lacrime sono terapeutiche come le parole; qui si ride e si piange insieme.
Sapete come mi fisso (vedi le maglie.............) adesso ne facciamo un almanacco quotidiano..................

Ecco questa:
nascita di mio figlio: 25 ottobre 1995, l'emozione più forte della mia vita quando in grembo a mia moglie sfatta e distrutta viene collocato questo fagiolo strillante; s'azzittisce immediatamente e apre 2 occhioni che sembrano fanali, immensamente e prodondamente celesti.
2 giorni dopo lo portiamo a casa; mia moglie me lo porge come calice di cristallo e va in camera a cambiarsi.
Quando torna vede questa scena: (è in una foto che prima o poi scannerizzerò......).
Ci sono un lungagnone di 35 anni con una maglia della Lazio addosso che tiene in braccio uno "spermatozoo evoluto" come scherzosamente lo chiamavamo che indossa un'altra mia maglia della Lazio che gli sta come una coperta matrimoniale, tutto infagottato in questo mare di acrilico celeste..........
Io sono lì, senza dire una parola.
Se non mi hanno ricoverato alla neuro allora, non lo faranno più............ :)

italicbold

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Lo scrivemmo già e lo ripetiamo anche in questo splendido topic.
La Lazio é una storia di padri e di figli.
Io di gesti laziali ne ho fatti tanti, una vita da laziale ha detto qualcuno.
Già, poi, la mia generazione, quella degli appena quarantenni é quella che era troppo piccola per lo scudetto del 74 e ormai adulta nel 2000.
Quella che s'é fatta tutta l'adolescenza, quando il calcio é almeno 3/4 della vostra vita, appresso a una Lazio da incubo.
Quindi se attaccamo ai figli, perché loro non debbano mai, come noi, sospirà alla radio attendendo notizie da Cremona.

Bella pe voi.
E bella pe noi, anche.

Ex_thom

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Citazione di: italicbold il 07 Ott 2010, 16:25
Lo scrivemmo già e lo ripetiamo anche in questo splendido topic.
La Lazio é una storia di padri e di figli.
Io di gesti laziali ne ho fatti tanti, una vita da laziale ha detto qualcuno.
Già, poi, la mia generazione, quella degli appena quarantenni é quella che era troppo piccola per lo scudetto del 74 e ormai adulta nel 2000.
Quella che s'é fatta tutta l'adolescenza, quando il calcio é almeno 3/4 della vostra vita, appresso a una Lazio da incubo.
Quindi se attaccamo ai figli, perché loro non debbano mai, come noi, sospirà alla radio attendendo notizie da Cremona.

Bella pe voi.
E bella pe noi, anche.

101% .

Aquila Romana

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Citazione di: italicbold il 07 Ott 2010, 16:25

Io di gesti laziali ne ho fatti tanti, una vita da laziale ha detto qualcuno.
Già, poi, la mia generazione, quella degli appena quarantenni é quella che era troppo piccola per lo scudetto del 74 e ormai adulta nel 2000.
Quella che s'é fatta tutta l'adolescenza, quando il calcio é almeno 3/4 della vostra vita, appresso a una Lazio da incubo.


Hai detto bene, un gesto da Laziale è anche un lunedì di primavera, uscire di casa a 16 anni per recarsi a scuola dopo 3 schiaffoni presi ad Avellino che ti inchiodano in fondo alla classifica e mentre l' :asrm lotta per lo scudetto con la juve.

Ma farlo sempre a testa alta e con l'adesivo degli Eagles bene in vista sullo zaino...

:bandes:


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cholo71

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* 92
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 17 Aprile 1977 Roma - Stadio Olimpico
Lazio - Genoa                   4 - 1  (2 - 0)
Reti: 32' Cordova, 43' Rossi, 47' Giordano, 57' Damiani (rig), 71' Giordano
LAZIO: Pulici, Ammoniaci, Martini, Manfredonia, Wilson, Cordova, Rossi, Agostinelli, Giordano, Viola, Badiani. Allenatore: Vinicio.
GENOA: Tarocco, Secondini, Ogliari, Castronaro, Onofri, Matteoni, Damiani, Arcoleo, Pruzzo (77' Urban), Ghetti, Basilico. Allenatore: Simoni.

Arbitro: Lo Bello Siracusa. Spettatori: 34.500

Inizia tutto qua io del '71 quindi nemmeno 6 anni chiedo a mia papà(che ora riposa con un gagliardetto della Lazio al suo fianco)di portarmi allo stadio per vedere il genoa di cui io ero simpatizzante (pensate un pò per pruzzo!!!).
Da quel giorno, ogni giorno è un giorno da Laziale pieno di gesti Laziali.
Grazie Papà x avermi fatto Laziale

jamiro25

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Quando leggo queste cose mi sento meno solo.
Vi ringrazio sinceramente.

Dentro le Mura

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* 1.243
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Citazione di: Aquila Romana il 07 Ott 2010, 18:16
Hai detto bene, un gesto da Laziale è anche un lunedì di primavera, uscire di casa a 16 anni per recarsi a scuola dopo 3 schiaffoni presi ad Avellino che ti inchiodano in fondo alla classifica e mentre l' :asrm lotta per lo scudetto con la juve.

Ma farlo sempre a testa alta e con l'adesivo degli Eagles bene in vista sullo zaino...

:bandes:

Mio figlio di sua iniziativa (e ci tengo a precisarlo) a 9 anni è andato a scuola con il cappellino della lazio, dopo il derby perso 5-1.

laura65

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* 230
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Dialogo tra i miei due bimbi (uno è lazialissimo, stiamo trascinando anche l'altro), Lorenzo quasi 10 anni e Tommaso 6 anni.
Tommaso: solo io sono della Lazio in classe mia, gli altri sono tutti della broma.
Lorenzo: stai peggio di me. Noi almeno siamo in due.
Amori della mamma!!!!  :ssl
(papà purtroppo è difettoso..... e abitiamo alla magliana :x)

COLDILANA61

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Citazione di: laura65 il 08 Ott 2010, 15:31
Dialogo tra i miei due bimbi (uno è lazialissimo, stiamo trascinando anche l'altro), Lorenzo quasi 10 anni e Tommaso 6 anni.
Tommaso: solo io sono della Lazio in classe mia, gli altri sono tutti della broma.
Lorenzo: stai peggio di me. Noi almeno siamo in due.
Amori della mamma!!!!  :ssl
(papà purtroppo è difettoso..... e abitiamo alla magliana :x)

Due figli MASCHI . Papa' difettoso .

Non voglio nemmeno lontamente pensare a chi e come COMANDA in casa !!!!  :pp :pp :pp :pp :o :o :o :o

Altro che Famiglia MATRIARCALE .

laura65

*
Lazionetter
* 230
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Pensi che io sia troppo autoritaria????!!! :)
A casa mia neanche le mollette si mettono vicine se giallorozze, non si mangiano le MM'S di quei due colori insieme e via discorrendo............ :since

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Aquila Romana

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Citazione di: laura65 il 08 Ott 2010, 15:31

Amori della mamma!!!!  :ssl


Vista l'età occorre il tuo aiuto :  fagli battere il ferro ora che è bollente, va fatto volantinaggio della classifica !

:wink2:


maumarta

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Citazione di: laura65 il 08 Ott 2010, 15:36
Pensi che io sia troppo autoritaria????!!! :)
A casa mia neanche le mollette si mettono vicine se giallorozze, non si mangiano le MM'S di quei due colori insieme e via discorrendo............ :since

A proposito di questo e di gesti da Laziale.

Io generalmente non accosto mai, nel mio abbigliamento come nella vita, il piscioruggine.

D'estate generalmente giro per casa in pantaloncini e maglietta e spesso e volentieri indosso pantaloncini di vecchie divise della Lazio (naturalmente Umbro).
Ricordo ancora un paio di anni fa che cambiandomi al volo mi infilai un pantalocino che era appoggiato sulla spalliera del letto e poi aprendo il cassetto mi infilai una t-shirt rossa.
Girandomi passai davanti allo specchio e mi accorsi che i pantaloncini che indossavo erano di una vecchia divisa gialla della Lazio.
Ero solo in casa e quindi potevo anche fregarmene, ma quell'immagine allo specchio mi ha bloccato ed allora ho cambiato maglietta.

Qualcosa di similie, anzi ancora meglio, è successa la scorsa settimana.
Era sabato, primo pomeriggio.
Avevo un forte mal di testa ed allora mi sono steso un po' sul letto.
Dopo un po' il dolore mi aveva preso anche il collo e non riuscivo a riposare.
Mia moglie, che ogni tanto soffre anche lei di cervicale, molto amorevolmente mi suggerisce di "fasciarmi" la testa con una sciarpa.
Effettivamente il metodo funziona se si tratta di dolore da cervicale, come nel mio caso.
Siccome non riuscivo neanche ad alzare la testa dal cuscino lei prende la sua sciarpa, utilizzata spesso per lo scopo, e me la porta.
Peccato che la sua sciarpa è... difettosa.
Io la guarda e le dico "No no, adesso mi passa".
Lei si mette a ridere e mi dice "Ma mica ti farai problemi perchè è della roma? Io non mi metto ituoi pantaloncini della Lazio in casa?".
Io svicolo, "No adesso metto la testa sotto il cuscino e mi passa...".
Dopo una decina di minuti il dolore è sempre lì.
Io mi alzo, prendo una sedia dal soggiorno, apro l'armadio, salgo sulla sedia e dal ripiano in alto, vicino alla scatole con le reliquie del 14 maggio 2000 prendo la mia sciarpa storica, di lana, quella lavata solo una volta in più di 30 anni, dopo lo scudetto.
Me la avvolgo in testa e mi rimetto a letto.
Mia moglie e mi figlio si gustano tutta la scena e all'unisono "Tu non sei normale".
Infatti so' della Lazio.

PS: il mal di testa è passato in 5 minuti ed ho dormito un paio d'ore come un pupo dopo la poppata...   

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