Mio padre bonanima lavorara al giornale, precisamente all'UESISA a via 4 novembre, tipografia trasferitasi negli anni 60 in via dei Taurini a San Lorenzo, la tipografia prese il nome di GATE, continuarono però a stampare soltanto i giornali di sinistra Paese Sera, Noi Donne e L'Unità, mentre in quella tipografiadi via 4 novembre, nel dopoguerra si stampava un pò di tutto, anche il Quotidiano, organo ufficiale della Democrazia Cristiana era una delle poche tipografie a Roma se non l'unica che aveva salvato le matrice dai tedeschi, mio padre faceva sempre il turno serale, pertanto in casa c'era soltanto di mattina e inizio pomeriggio, all'epoca i giornali uscivano anche a Natale, soltanto il primo maggio era festivo.
Noi abitavamo alla Garbatella, avevamo qualche osteria vicino casa, ma fu un ferragosto degli anni cinquanta, ricordo come fosse ieri che mio padre a inizio mattinata disse: stasera, visto che è ferragosto e attacco al giornale due ore più tardi, invece de cenà a casa, annamo alla fraschetta di Viale Giotto a San Saba.
Lo disse in una maniera che sembrava che si partisse per chissà quale lontana destinazione.
Mia madre a inizio pomeriggio preparò il classico menù di ferragosto, il pollo (cosa rara all'epoca) in umido con i peperoni, intanto dalla mattina un cocomero si stava rinfrescando sotto un filetto d'acqua nel lavandino della cucina, nella parte opposta dove il cocomeraro aveva fatto il tassello.
Non ricordo se io o mio fratello andammo a comprare qualche cirioletta da Cinti, il forno di via vettor Fausto, all'epoca i fornai erano aperti anche nei giorni festivi per mezza giornata.
Verso le 18 mia madre preparò il fagotto, dentro c'era il tegame con il pollo e i peperoni in umido mentre dentro una sporta (borsa per chi legge da fuori roma) c'era il cocomero, il pane, le posate, (mia madre disse: hai visto mai che non ce le danno) e un coltellone per tagliare l'anguria:
Uscimmo di casa felici e contenti per quell'evento, ci dirigemmo alla fermata del tram n. 5 e 11, non ricordo quale passò prima, entrambi comunque facevano fermata alla Piramide Cestia dove scendemmo per andare a Viale Giotto, sul marciapiedi , fuori dall'osteria, c'erano in bella fila una decina di tavoli apparecchiati con la classica tovaglia di carta bianca, mio padre chiamò l'oste e ordinò mezzo litro di vino bianco più un paio di gazzose.
Eravamo felici quel giorno, tutti e quattro contenti, perchè era raro che si mangiasse tutti insieme, inoltre a me e a mio fratello ci parvedi far e qualcosa di meraviglioso, fuori dall'ordinario, il giorno dopo lo raccontammo agli amici del lotto 13 dove abitavamo noi, quei ragazzini, nostri coetanei ci ascoltavano con stupore e un pizzico di invidia.
All'inizio degli anni 60 presi la patente, mi comprai la prima automobile, una seicento bicolore, grigia e celeste (di terza o quarta mano) targata Roma 229..... con quella macchina la domenica mattina andavamo a Genzano, dopo aver comprato il pane, la coppa e gli sfrizzoli, andavamo da Mezzafetta, una fraschetta che aveva un bianco formidabile.
A distanza di oltre mezzo secolo, quel ferragosto a San Saba non lo dimenticherò mai, la guerra era finita da pochi anni, eravamo felici con Gniente, il semplice fatto di cenare fuori di casa, su un marciapiedi all'aperto, su una tavola apparecchiata con un foglio di carta bianca e bere una gazzosa allungata con un goccetto di vino, dava noi ragazzini dell'epoca, la sensazione di stare in paradiso.