Ammetto la mia sconfitta. Sono un tifoso 1.0. Non ho subito alcuna evoluzione. Non amo facebook, non twitto, non spammo né trolleggio. Da buon tifoso 1.0 nella situazione attuale del calcio mi trovo come un pesce fuor d'acqua. Non mi piace nulla, da una stampa becera, a giocatori con la valigia in mano, la lacrimuccia in tasca e il procuratore nell'altra, presidenti-contabili, squadre che per trovare un italiano tra un po' manco nella primavera, dominio delle televisioni che smozzicano il campionato che ormai non puoi più pianificare un'uscita senza il calendario degli anticipi e dei posticipi, e una gita fuori porta è un'impresa.
E poi, i tifosi. I tifosi 2.0. I tifosi object-oriented. Mi faccio delle domande. Sono così visceralmente, filosoficamente, politicamente agli antipodi del loro modo di approcciarsi alla propria squadra (non solo la Lazio, sia chiaro), ed è così dilagante la prevalenza del tifoso 2.0 che occorre giungere ad una conclusione. Hanno vinto loro. Siamo io e pochi altri che vedono ancora il tifo come un disinteressato ed entusiastico sostegno alla propria squadra, che attendono la domenica come una festa. Comunque vada. Un sovraccarico di emozioni, gioie, dolori, incazzature, risate e lacrime, abbracci e pugni al vento. Tifosi che ricordano ed hanno nostalgia di giocatori (anche loro 1.0), che applaudono un gesto tecnico di un avversario, che non vanno col lanternino alla ricerca di un colpevole quando le cose non vanno per il verso giusto, che mai fischieranno un proprio giocatore perché commette un errore (o magari lo mandano affanculo, salvo poi incitarlo un momento dopo).
Siamo i tifosi sconfitti dalla storia, che alla storia si attaccano per carpire una giustificazione all'essere diversi da tutti gli altri. Noi quando la Lazio perde, perdiamo, quando vince vinciamo. Non siamo quelli che il tifoso vince comunque. Abbiamo doveri e non solo diritti, perché amiamo quei nostri colori, e non potremo mai abbandonarli, siamo i tifosi per cui non ti lasceremo mai sola ha un senso, e dodicesimo in campo quando lo decidiamo noi, non ce l'ha.
E' inutile cercare un dialogo, un punto d'incontro, se io parlo di mele e tu di aspirapolveri. Per il tifoso 2.0 io sono un alieno che vagheggia un calcio che non esiste più (e che forse addirittura non è mai esistito), che tifa secondo modalità sorpassate. E io non lo capisco, il tifoso 2.0. Non capisco perché ormai è tutto tranne un tifoso, è avvocato, esperto di borsa, allenatore, presidente, direttore tecnico, medico sportivo e massaggiatore, maneggia milioni altrui come bruscolini, costruisce e distrugge bilanci, pianifica campagne acquisti mirate ed intelligenti, si libera, anzi regala (i soldi sono sempre altrui) giocatori per lui inutili, tratta gli stessi come figurine panini e mai come uomini. Vorrebbe, anzi non vorrebbe, vuole, pretende di vincere. Sempre. Sennò so' cazzi.
Non lo capisco, lui non mi capisce. Dato poi che è quantitativamente molto superiore e poi fa molta caciara in più non è difficile prevedere una selezione naturale per cui la sparizione dei tifosi come me è imminente. Senza grossi rimpianti nell'ambiente. La storia è sempre stata ostica, si vive nel presente, per il tifoso 2.0 il passato non ha senso.
E allora che faccio? Me ne vado? Dallo stadio di sicuro, d'altronde se uno non si sente a casa propria manco quando la Lazio gioca in casa, che ci va a fare? Meglio ricrearsi il proprio stadio interiore, uno stadio pieno di bandiere, dove i giocatori, dai più bravi alle più pippe, alzano gli occhi e trovano una muraglia umana, avvelenata, entusiasta, che li prende per mano e li butta oltre l'ostacolo. Novanta minuti di passione che scorticherebbero qualsiasi avversario. Sciarpe, bandiere, urla, incitamenti, canzoni, inni, roba da far paura a chiunque. Dato che questo stadio non esiste, lo ricreo dentro di me, e ci sovrappongo le immagini delle partite. Solo così riesco a dare un senso a qualcosa che secondo qualsiasi logica un senso non lo ha proprio più.
Fischia pure Kakuta, insulta Postiga, fai pure giornate contro chi ti pare. Lo stadio è tutto tuo, tifoso 2.0. Hai vinto te, e - come ogni sconfitto - è opportuno che mi ritiri col massimo dell'eleganza possibile. Rendilo, se puoi, un posto migliore.