Insomma, mi par di capire di essere, qui dentro, l'unico tifoso 2.0
Uno che si documenta sui giocatori che arrivano, che non si dà pace quando la squadra non viene rafforzata, uno che quando è a -3 a metà campionato dalla Juve capolista avrebbe voglia di prendere a capocciate il muro perché non arriva un solo rinforzo, uno che perde tempo a leggere notizie sul web, uno che prova a dire la sua su una controversia giuridica tra la Lazio e un suo giocatore, uno che non tifa e basta, ma tifa e s'incazza pure quando perde, uno cui piace che si giochi tutti i giorni della settimana, uno che non si limita a sventolare la bandiera (che tra l'altro non ha mai avuto) ma che con coscienza critica cerca di capire dove sono i meriti quando si vince e i demeriti quando si perde, uno che si domanda perché se si incassano 20 milioni per un giocatore non si rinvestono subito per non indebolirsi oltremodo, uno che se arriva uno forte sarà più contento che se arriva uno modesto, uno che pensa che SKY offra un servizio di grande qualità e vivaddio che esiste! e che Riccardo Trevisani (secchione romanista) capisca di calcio cento volte più di Nando Martellini, uno che ama la televisione dilagante e la stampa cialtrona e gossippara (i letterati del calcio li ho sempre trovati profondamente noiosi, i romanzieri, poi, non ne parliamo).
Sono uno di quelli che ha vinto, insomma.
Non c'è UNA sola cosa di trenta o vent'anni fa che preferisco a oggi.
Io ricordo come veniva trattato allo stadio Gian Marco Calleri, uno per il quale dovremmo edificare monumenti equestri in Campidoglio buttando via il Marco Aurelio con tutto il basamento marmoreo.
Uno che in 6 anni c'ha portato dall'inferno della C alla lotta per la zona Uefa, da Sgarbossa e Brunetti a Riedle e Doll.
Trattato sempre come un tirchiaccio speculatore. "Calleri caccia li sordi" e giù tonnellate di comunicati, volantini, ciclostilati, proteste e contestazioni.
Uno che per me, come riferimento umano, è un gradino sotto Filippo Turati e i fratelli Rosselli.
Trattato come un approfittatore incapace di portare la Lazio ai livelli che le competevano.
E' passato un quarto di secolo.
Il tifoso è sempre lo stesso. Oggi non è peggio di prima. E' eguale a se stesso.
E' l'unico essere che non cambia mai. Nei secoli dei secoli.
Post scriptum:
Ribadisco, a chi storce la bocca, che lo stadio è un posto di merda.
Da 30 anni sicuramente. Forse anche da 40, ma non ne ho certezza.
Un posto dove prima di entrare, bisogna leggere la formazione della squadra avversaria e pregare che non vengano schierati giocatori neri, perché se così fosse, sai che starai male quando sentirai gli ululati. E ti vergogni di condividere un luogo con idioti del genere.
Un luogo dove si estrinsecano (me paro Delio Rossi...) nella maniera più palmare possibile le miserie del genere umano: razzismo, ignoranza, vigliaccheria.
Un luogo come lo stadio mi repelle da sempre.
Ci vado solo per amore. Ma fossi un turista non ci entrerei manco gratis in uno stadio italiano, fatta eccezione per pochissimi casi.
E' una fogna, non un luogo dove si consuma uno spettacolo.