De Leo: «Spiegategli tutto. Ma i gol, quelli no. Lazio, scelta ok» (Gazzetta dello Sport ed. Roma)
Articolo letto: 427 volte
L'occhio, più delle parole. C'è da fidarsi di Emilio De Leo, l'uomo che studia il mondo calcistico su internet, che per Sinisa Mihajlovic fa il tattico e che per la Serbia si è messo a lavorare (anche) su Filip Djordjevic. L'ha fatto a lungo, per un anno mezzo, fino allo scorso novembre. «L'ho visto maturare — dice —, se è vero che la prima volta lo convocammo quasi al buio, quando da poco aveva lasciato la seconda divisione francese. Ci convinse subito, gli bastarono tre minuti».
Subito protagonista
I tre minuti di cui parla De Leo risalgono al 14 novembre 2012. «Avevamo un'amichevole, in Svizzera, contro il Cile — racconta il tattico —. In attacco in quel periodo avevamo Scepovic, Djuricic, Mitrovic, ma nessuno di questi ci convinceva al 100%. Djordjevic l'avevamo convocato su indicazione di Sakic, il nostro collaboratore, che era andato anche in Francia a vederlo giocare e ci aveva portato relazioni positive. Così lo buttammo dentro dopo l'intervallo. E lui, dopo tre minuti del secondo tempo, fece subito gol. Io e Mihajlovic ci guardammo e commentammo: "Questo qui ha fatto tanta gavetta, eppure è uno a cui non devi spiegare come si fa gol". Sì, la Lazio ha fatto un ottimo colpo. Poi bisognerà vedere come il giocatore si ambienterà al tatticismo del calcio italiano. Ma in linea di massima mi sento di dire che in Serie A uno come Djordjevic ci sta alla grande».
Il ritratto
E la voglia di giocare in Italia è stata decisiva per il centravanti, che ieri è tornato a parlare. L'ha fatto al sito ufficiale del Nantes, per salutare i suoi (ex) tifosi: «Ho riflettuto molto, spero di aver fatto la scelta giusta. Per me ora inizia una nuova carriera». Alla Lazio gli chiederanno i gol. «E lui ce l'ha nel sangue, ha un grande fiuto — ancora De Leo —. È un centravanti, non di quelli statici. Non ha un fisico troppo possente, sa muoversi bene e ama giocare il pallone con i compagni. Il suo pezzo forte è il colpo di testa: non è dovuto alla sua stazza, ma al tempismo. Le palle alte sono tutte sue. Con Sinisa lo vedevamo in allenamento e ci stupivamo: lo mettevi contro Ivanovic, un totem dei palloni aerei, eppure la prendeva sempre Filip». E ancora: «Fuori dal campo non lo senti mai parlare. Dentro è difficile che sbagli partita, intendo dal punto di vista dell'atteggiamento: quasi impossibile che scenda in campo poco concentrato — aggiunge De Leo —. È un mancino che sa fare mediamente bene un po' tutto, nei fondamentali non gli manca niente. Noi lo impiegavamo da punta centrale in un 4-2-3-1. Ma, a mio avviso, gli farebbe bene giocare con un attaccante rapido vicino». Un consiglio per la Lazio che verrà. Ma il puzzle sembra iniziato bene. (davide stoppini)