Citazione di: fish_mark il 13 Mag 2014, 11:31
Innocenti evasioni
Verso sera, prendo la tangenziale, solito lento cordone di lamiere roventi sotto un cielo plumbeo, tra clacson e radio gracchianti. Sembra il traffico di sempre, si avanza a passo d'uomo, ma forse no. Piano piano, si arriva nei pressi di Ponte Milvio, dove il fiume di macchine sembra aver invaso la città come uno tsunami.
Lascio la macchina ma un signore fermo all'incrocio con aria stupita mi chiede "Ma cosa sta succedendo?". Gli rispondo che c'è in programma una partita di vecchie glorie della Lazio. Al che con un sorriso mi dice che gli sembra una cosa da finale di Champions league, con tutto quel traffico ed io gli confermo che in effetti sono previste 60 mila persone.
Una cosa da Champions league ... La battuta non mi lascia indifferente, ma intanto mi incammino verso lo stadio e nell'attraversare Ponte Milvio vedo capannelli di ragazzi con maglie sciarpe e bandiere, che addentano i loro panini affamati tout court prima del piatto forte, 40 anni di Lazio, il tutto accompagnato da copiose birre, atmosfera da primo maggio, di scampagnata, tanta serenità e soprattutto lazialità. Vedi il ragazzo con la maglia di Simeone, la mamma con quella di Signori, il cugino con il bandierone che camminano verso lo stadio, mentre il traffico scorre lento di fronte a un paio di vigili urbani trattenuti in servizio dalla probabile fede romanista.
Lo stadio si avvicina mentre sale sempre più forte e assordante il rumore dei cori. Si corre tra le macchine che si incuneano nella pineta alla ricerca di un improbabile parcheggio, ma lo slalom risolutore ci fa guadagnare il cancello.
All'arrivo soltanto un paio di steward e i tornelli ci ricordano che siamo nel 2014, poi più nulla, nessun dispositivo di polizia visibile, soltanto l'adrenalina che sale e allora si corre sulle scalette perché bisogna arrivare in tempo per una partita che non assegna né punti, né trofei, ma consegna il risultato che aspettavamo da tempo: ci siamo ancora, ecco dove eravamo!
All'entrata il tuffo al cuore. Ci siamo ecco, dove stavamo, la nord piena, come la Monte Mario e anche la sud, ci sono anche gli Eagles, tante tantissime bandiere, atmosfera da Bundesliga, un trionfo di colori, fumogeni, stelle filanti. Quando giochiamo? Ma che importa, ci sono tutti, anche i nostri cari – quelli che c'erano quaranta'anni fa - che da lassù, dalla Madonnina ci guardano e ci urlano
DOVE STAVATE?
A regà, io sto ancora scombussolato da ieri sera. Una centrifuga di emozioni che mi hanno rigirato lo stomaco e la sensazione che sarebbe proprio semplice dare un senso a tutto questo amore.
Stavo in Monte Mario con mia madre e mia sorella, ma lo sguardo, proprio come un secolo fa, era solo per quello striscione di 54 metri, per quelle bandiere, per quei cori e quelle scritte in perfetto stile Eagles: caratteri non miliziani, grondanti passione e colore biancoceleste come se piovesse.
"Un amore così grande, un amore così". Quelle torce rosse, poi, mi hanno fatto ricordare un Lazio-Juve di Coppa Italia (forse '86-'87) in cui iniziavamo a riveder le stelle.
Sarà che a una certa diventiamo ipersensibili e predisposti alla lacrimuccia, sarà che non siamo abituati al fatto che (ex) giocatori organizzino una cosa del genere, sarà la pastella, ma quello che è successo ieri non è normale, non è spiegabile facilmente, non ha a che fare con il "tifo", ma con un racconto sentimentale.
A un certo punto ho fatto un giro per la tribuna e poi in Maestrelli, volevo vedere le facce di questa gente, vedere quel filo che ci tiene insieme. Ho visto ultraottantenni con figli, nipoti e pronipoti, con tutte le maglie storiche, una marea di bambini; in curva ho visto una pletora di 50enni con la sciarpa degli Eagles e prole annessa con felpe e bandiere con la mitica testa di aquila.
Solo frammenti di una serata incredibile, che andrebbe raccolta testimoniata tramandata coltivata.
Diverse domande su società squadra e tifosi mi hanno accompagnato fino a casa:
1) Come è possibile che questa cosa sia stata costruita a prescindere dalla società? Come sarà possibile fare finta di niente? La società proverà a non umiliare di nuovo (anzi, valorizzare) questo amore senza tempo?
2) Esisteranno altri giocatori che, un giorno, prenderanno per mano i tifosi e accompagnarli in questa storia comune? Esisteranno altri giocatori commossi per un coro capaci di sentirsi parte di una storia più grande?
3) Senza inutili passatismi e nostalgie da vdm, ma sarà possibile rimettere l'anima biancoceleste al centro del tifo? Una casa comune, abitata da tutti, senza rigurgiti di morte, oltre una "mentalità" che rischia di finire li, nel ghetto, proprio dove la vuole il "sistema" (tv, banche, istituzioni politiche e sportive, polizia).
Gran parte di quello stadio consegna una speranza, il coro per Keita tributato dalla Maestrelli è stata una scossa potentissima.
(un po' meno quei tre derelitti di 18 anni che, fuori dalla sud, orgogliosi ed eccitati come tronisti dalla De Filippi, appiccicavano adesivi con scritto "romanista ebreo". Miseria umana, schiuma puzzolente, che però non ha scalfito una notte speciale).
Ci vuole così tanto?