Citazione di: mdfn il 05 Lug 2014, 14:49
Anzi, secondo me proprio una sconfitta potrebbe essere l'occasione per imparare a non farne un dramma.
L'ultima volta la presero bene
http://it.wikipedia.org/wiki/MaracanazoQuando l'arbitro Reader fischiò la fine, il clima era surreale. Sugli spalti, decine di persone vennero colte da infarto: talune fonti parlano di almeno dieci morti all'interno dello stadio e di due spettatori suicidatisi gettandosi dagli spalti.
L'inatteso esito della gara fece saltare i piani della sontuosa premiazione programmata da tempo. La Federcalcio brasiliana aveva fatto stampare migliaia di cartoline commemorative e coniare 22 medaglie d'oro, che le massime autorità politiche brasiliane avrebbero dovuto consegnare ai calciatori.
Era prevista la formazione di un'imponente guardia d'onore, composta da due file di guardie, dall'uscita del tunnel al centro del terreno di gioco, attraverso la quale sarebbero dovuti passare i rappresentanti del governo carioca e il presidente della FIFA, Jules Rimet. Quest'ultimo avrebbe dovuto consegnare la coppa nelle mani del capitano della nazionale vincitrice. Lo stesso Rimet aveva scritto, durante la partita, un discorso in lingua portoghese per omaggiare la nazionale di casa.
Al termine della partita, invece, le autorità brasiliane abbandonarono lo stadio, lasciando il solo Rimet a premiare gli uruguaiani. La guardia d'onore non si formò (le guardie erano tutte in lacrime)[1] e il presidente della FIFA si ritrovò in mezzo alla confusione con la coppa in mano: scorto il capitano dell'Uruguay Varela, Rimet si limitò a consegnargli la coppa e a stringergli la mano, ma non riuscì a dirgli neppure una parola di congratulazioni.
Neppure l'inno nazionale uruguaiano fu suonato, com'era in programma, anche perché la banda non era stata neppure fornita della partitura, ritenuta inutile.
Gli stessi uruguaiani furono colpiti dal dramma dei brasiliani. In un'intervista, Juan Alberto Schiaffino ricordò come, al fischio finale, fu colto da compassione per gli sconfitti: «Sciogliemmo l'angoscia che ci aveva accompagnato per tutta la partita, piangendo lacrime di gioia, pensando alle nostre famiglie in Uruguay, mentre i nostri avversari piangevano di amarezza per la sconfitta. A un certo punto provai pena per quello che stava accadendo».
Ghiggia, anni dopo, disse invece ironicamente: «A sole tre persone è bastato un gesto per far tacere il Maracanã: Frank Sinatra, papa Giovanni Paolo II e io». La nazionale uruguaiana, per motivi precauzionali, lasciò immediatamente il Brasile in volo per Montevideo. Questo non impedì un'aggressione ai danni di Ghiggia, che dovette rientrare in Uruguay in stampelle.
Il Brasile proclamò tre giorni di lutto nazionale. Molte persone in tutto il Paese, chi per la delusione, chi perché aveva perso tutto scommettendo gran parte dei propri averi sulla vittoria della Seleção, si tolsero la vita: alla fine sarebbero stati certificati 34 suicidi e 56 morti per arresto cardiaco in tutto il paese. Ary Barroso, il popolare musicista brasiliano che lavorava anche come radiocronista calcistico e che aveva commentato la finale, decise, poco tempo dopo, di abbandonare la professione di giornalista. Il difensore brasiliano Danilo, caduto in una profonda crisi depressiva, tentò il suicidio.