Lavoro ininterrottamente da più di quindici anni. Sempre lo stesso lavoro, non sempre nello stesso posto.
In quindici anni sono diventato discretamente bravo. Se dovessi banalizzare, direi che ho fatto un po'di carriera.
Ho dato sempre il massimo, ho ingoiato sassi e visto saltare teste al mio fianco, mentre io mi rendevo insostituibile e me la cavavo.
Fino a sei mesi fa, quando mi hanno detto che rischiavo il posto e mi sono stati posti obiettivi di rendimento molto alti.
Ho stretto il culo, mi sono rimboccato le maniche e ho lottato perché il mio posto non venisse liberato per il raccomandato assenteista cui lo avevano promesso.
Ce l'ho fatta, e a giugno, mi è stato proposto il rinnovo. Mansioni aumentate, taglio dello stipendio del 35%, prendere o lasciare.
Ho preso.
Nel giro di tre settimane hanno rivisto tre volte gli accordi al ribasso, con scuse ridicole.
Fino al giorno della firma, quando mi chiedono di impegnarmi in un periodo di tre mesi per un affiancamento al raccomandato di cui sopra.
Il quadro era chiaro: mettilo in condizione di sostituirti e vai a fare in culo.
Non ho accettato.
Andateci voi a fare in culo.
Mi sono ritrovato disoccupato.
La loro disperazione per la non possibilità di portare avanti tutti i miei progetti era niente di fronte alla mia che a 37 anni non sspevo da dove ripartire.
Annullo la mia partecipazione alla cena di Lazionet e mi attacco al telefono, al pc, invio cv, dico a tutti i miei contatti che sono libero.
Sono disperato.
Fino ad oggi. Dopo 15 giorni una nuova proposta, da parte di chi crede nelle mie capacità e fa di tutto per convincermi.
Non ce n'era bisogno.
Lunedì, dopo quindici anni di lavoro e quindici giorni di disperazione, comincio una nuova avventura.
E annassero a fare in culo loro.