Pezzo di Vincenzo Cerracchio - dalla rete dei social
Lotito, il solito imbonitore. E i creduloni ancora ci cascano
L'imbonitore sceso anni fa dai Castelli per mano alla sua tata (molto presunta, già dal nome nordico: tata), fossimo nell'800, ora dovrebbe darsela a gambe levate. Inseguito da centinaia di forconi, come succedeva a certi piccoli truffatori di provincia. Quelli del "venghino signori venghino", quelli che spacciavano per elisir d'amore l'acqua piovana raccolta in qualche pozza. I melomani ricorderanno il Dulcamara dell'Elisir d'Amore, l'opera comica di Donizetti, in cui il finto medico propinava miscugli per fare innamorare le donne. Alla fine, per farla breve, tra una "furtiva lagrima" e l'altra, Nemorino sposerà l'amata Adina e il truffatore potrà raccontare a tutti, oggi magari con un prolisso comunicato, che il suo magico elisir ha funzionato.
I creduloni, purtroppo, hanno sempre fatto la fortuna degli imbroglioni. Non ci fossero loro, sarebbe dura per questi ultimi farla sempre franca. E, occupandoci di Lazio - bene comune e proprietà morale di un popolo, attualmente gestiti da un'unica persona - c'è ancora chi crede nel cambiamento, nel dialogo, nei fumosi effluvi di un elisir maleodorante. Neanche il caso Astori riesce a farvi capire come stiano realmente le cose? Aspettiamone altri, tanto arriveranno: non si scappa, da Honda fino a Yilmaz l'elenco delle buche è infinito. Il fido miscugliatore di provette, amico e sodale dell'imbonitore, è già al lavoro per spacciare ai fedelissimi un altro campione in alternativa: uno, uno solo perché l'altra maglia è già assegnata di diritto a capitan Lorik, bravo ragazzo, per carità, a 1,9 a stagione. Si andrà avanti così fino allo stillicidio di fine agosto, quando i laziali si ridurranno a guardare da dietro le vetrine, con la faccia incollata dei bambini poveri, il succulento campionato degli altri: che saranno pure ricchi ma di sicuro sono più furbi.
Cosa induce Lotito a tenersi la Lazio in queste condizioni? La risposta, anche per i sordi, è elementare: l'interesse, la mungitura del club attraverso le proprie aziende. Lui non avrà mai bisogno di scappare come accadeva nel vecchio West: è munito di scorta e soprattutto di altolocati appoggi. L'altra sera era ospite di Micaela Biancofiore, una delle "amazzoni" di Berlusconi, a una festa vip stile "La grande bellezza", in cui – secondo Dagospia – l'ex ministro Frattini si sarebbe congratulato per la sua "auspicabile" scalata alla Figc. Il nostro è sempre in giro per Montecitorio, dove gli hanno consigliato la Macchioni come macchiettistica comunicatrice. L'apparato è con lui: da Renzi, tifosissimo viola, al romanista D'Alema, ai milanisti berlusconiani, all'iper-giallorosso vertice Coni, alla Lega retta da Beretta...ma a chi volete importi che la "gloriosa" Società Sportiva Lazio nata nel 1900 sia ridotta a poco più di uno sputo nell'oceano? Meno conta meglio è, per tutti. Che sparisse pure, si decomponesse. O meglio, vivacchiasse sui suoi vetusti allori. In Lotito hanno trovato il loro, di elisir.
Purtroppo un popolo conta solo se è unito. "Divide et impera", magari con un comunicatino, con il manifesto di un bimbo che bacia la maglia. C'è sempre qualcuno disposto a credere: anche perché "la domenica senza stadio non si può" e "non si lascia sola la Lazio" e "non sarà Lotito a toglierci la squadra del cuore". Finché sarà così non aspettiamoci liberatori. E' un problema nostro. Di dignità perduta dietro un venditore di fumo, di uno spacciatore di filtri d'amore.
Vincenzo Cerracchio