Sarà che sono nato e cresciuto a Roma e come molti da piccolo ero "Il Laziale", e mi trovavo a difendere la Mia Creatura da solo contro tutti (e ovviamente la percezione dell'assurdo per cui venivo sbeffeggiato da bambini che il calcio non lo seguivano neppure ce l'avevo). Sarà che mi ricordo ancora la cattiveria negli occhi e nella voce degli adulti, "maccheseidaaaalazzzzzio", quando ancora ero indifeso e alto meno di un metro. Sarà che ho fatto in tempo ad innamorarmi di una squadra che aveva il record di pareggi 1-1 con rimonta subita al 90', di decimo posto di media, che mancava dall'Europa da (molto) prima ancora che nascessi, con idoli tipo Amarildo e Troglio.
Sarà che sono cresciuto così, ma io ho sviluppato la necessità di difenderla, sempre, la Lazio, contro tutto e tutti. Di dovermi battere con le unghie e con i denti, il più delle volte contro quell'abominio che ho descritto prima: persone che non seguono neanche con un ventesimo del tuo ardore la loro squadruccia mediocre ma che caricano d'odio la voce quando ti si rivolgono.
Sarà per questi e per mille altri motivi, ma io mi sento realmente a disagio, a dissacrare qualsiasi cosa che ruoti intorno alla Mia fragile, solitaria, fiera, vilipesa, Nobile Creatura.
Io ho tutt'ora, a trent'anni passati, la percezione che se la Lazio non la difendo io, non la difende nessuno. Che se non li incito io, i suoi calciatori, allora possono rimanere da soli in una città mefitica come quella che dal 1927 ospita il progettucolo più triste, mediocre e insignificante che potesse essere partorito.
Io il Diritto a Insultare tutto ciò che ruota, volente o nolente, intorno ai miei colori, l'ho disconosciuto. Me ne sono auto-privato. Forse sarò un uomo meno libero di altri, perché non strepito dopo le sconfitte, perché non metto alla berlina nulla di ciò che riguarda la Lazio in pubblico (e non c'è nulla di più "in pubblico" di un Forum aperto su Internet).
Perché sostanzialmente non capisco un cavolo di calciomercato, di tattica, di bilanci, di marketing, di preparazione atletica, di progetti, prospettive, strategie aziendali, alta finanza eccetera, ma sono rimasto a quell'innamoramento infantile, che mi fa vedere un pelino meglio le cose di quanto non lo siano in realtà. Perché di fronte alla Lazio ho scelto di rimanere per sempre lo stesso tifoso che ero quando attaccavo le figurine di Podavini, Magnocavallo, Gregucci e Beruatto.
Sono l'unico e il solo? In fondo chissenefrega, ci sono nato come "unico-e-solo", nei confronti della Mia Lazio.