Citazione di: FatDanny il 27 Ago 2014, 10:14
In Inghilterra è riuscita questa cosa perché dinanzi ad un fenomeno nazionale (hooligans) si è accompagnato ad una politica duramente repressiva una politica di vera e propria sostituzione non solo del tifoso, ma dell'intero "sistema football".
C'hanno creato un nuovo campionato cazzo (da First Division a Premier League).
E la cosa è stata fatta ESATTAMENTE sulle cose di cui discutiamo: ruolo del tifoso, diritti tv, introiti collettivi e sponsorizzazioni.
Pensare che questa stessa cosa la facciamo noi come Lazio e nel giro di poco tempo è FOLLIA.
Una follia pari, se non peggiore, di chi crede che domani Lotito se ne va e dopodomani se presenta il miliardario russo/arabo.
Questo è il punto (sarchiando tra le verbosità fatdannesche

).
Un "nuovo" tifoso non può crearlo la Lazio, e lo spunto della contestazione/astensione non può e non potrà essere mai il punto di partenza per la creazione di uno stadio - solo quello nostro - ultras free.
Che poi io e molti altri siamo irritati dall'autoreferenzialità del mondo ultras, da quel fare vagamente ma anche neanche vagamente ricattatorio del "se non ci siamo noi la Lazio muore, il tifo muore, la Lazio siamo noi" non sposta i termini della questione.
In Italia è così. Ci si è arrivati dopo un percorso di decenni, e non è possibile sperare in una nuova tipologia di tifoso perché il nuovo tifoso non esiste.
Ci siamo semmai noi, i tifosi 1.0, quelli che antepongono comunque l'amore per la maglia, quelli che hanno sempre avuto un ruolo essenziale nel mantenimento della tradizione e della continuità del "messaggio", noi che preferiamo uno stadio con meno tifo ma con una partecipazione interiore più sentita, ma noi siamo quelli e quelli saremo sempre. A noi non si potrà mai chiedere di formare un nuovo gruppo, di occupare militarmente spazi che non sono i nostri, di lanciare cori, di fare coreografie (che io chiamo scenografie), non ci si potrà neanche chiedere un impegno 24/7. Per questo ritengo pretestuose certe argomentazioni tipo "se volete, fate un nuovo gruppo", che rientra in un ambito sociologico che non ci appartiene.
Allo stesso modo, però, credo sia assolutamente legittimo criticare e ferocemente la curva non tanto per le sue cadute di gusto (di albadorata e delle tigri arkan, così come le svastiche, roma è fascista e tutta quella paccottiglia che non è comunque produzione ultras ma di noti e ben determinati elementi che della curva si serve per far passare messaggi deliranti e dei quali la maggioranza della curva stessa è di norma spettatrice passiva, quando non inconsapevole), quanto proprio perché, in un delirio di onnipotenza, la curva stessa ha abdicato dal suo ruolo di trascinatrice del tifo, ruolo che le è sempre stato universalmente riconosciuto.
A me da tifoso 1.0 dà enormemente fastidio quel contorno che negli anni è diventato sostanza. La curva, siamo sinceri, non tifa più. Dei cori lanciati i nove decimi sono insulti contro la dirigenza. I giocatori, l'allenatore, non sono più applauditi o fischiati per quanto succede in campo, ma sono capri espiatori, sono figurine assegnate in quanto acquisti di questa dirigenza alla fazione avversa, e trattati di conseguenza. Prima, durante e dopo la partita, anche se sono solo in panchina. Manco mi interessa se i termini della contestazione (di cui sono sicuro - ma è solo una mia opinione - che la maggior parte dei ragazzi che la popolano sono più o meno inconsapevoli, nella miglior tradizione delle faide calabresi) siano più o meno giustificabili.
Perché è comunque vero che la curva, come a diverso titolo altri settori dello stadio, è passata dal tifo incondizionato a quello condizionato. Compri? Ti tifo. Non compri? Me ne vado. Senza contare i talebani all'interno della tifoseria tutta che praticano comunque l'astensione sino a cambio dirigenza. Nel nostro caso - ma forse ci saranno situazioni consimili altrove, non so - è proprio la base del rapporto curva società che è stata spazzata via. E qui non si parla più di vagheggiare un english way. L'english way è nato dall'esigenza di contenere la violenza. Qui non si parla di violenza, ma di un motivo più semplice: la curva non tifa più. E a me una curva che tifa solo quando le va (perché al di là delle belle parole sulle dinamiche interne, che fanno pensare ad un blocco tutt'altro che monolitico) non piace. Non serve. Non serve comunque alla Lazio. E' proprio il fatto che le dinamiche interne si basino sulla decisione di tifare o meno che IMHO fanno perdere completamente alla curva il suo ruolo. Non è più credibile nel suo insieme, per me. Vai allo stadio, fai un tifo d'inferno, contesta secondo metodi anche decisi in serrate sedute interne. Posso dissentire dalle modalità, ti riconosco comunque il tuo ruolo. Ora, per me, la curva non è più nulla. Al di là delle bellissime scenografie dei derby. Perché quelle scenografie sono fatte perché l'hanno deciso, non per amore.
E' per questo che ho una forte diffidenza e in definitiva uno scarso interesse per le decisioni ed iniziative future. Proprio perché decisioni ed iniziative prescindono comunque da Lei. Dalla Lazio che - nella mia personalissima top ten - è comunque e sempre dal primo al decimo posto dei pensieri di un tifoso.
Soluzioni? Non ne ho alcuna. Non sono addentro alla politica e alle dinamiche dello stadio. La mia soluzione è riduttivamente individuale. Faccio l'abbonamento, vado allo stadio, faccio il tifo come posso, non lancio cori ma mi faccio trascinare da quelli altrui, esulto ai gol, mi incazzo quando qualche giocatore fa una pippata, ma per me io e quegli undici+riserve+allenatore siamo, in quei 90', una cosa sola. Solo questo riesco a fare, nel mio - molto - piccolo. E stabilisco dei punti fermi. Chi non antepone la Lazio, sempre e comunque, a tutto il resto, non ha diritto non tanto ad essere chiamato laziale (ognuno è laziale come vuole) ma ad ergersi a guida, trascinatore, punto di riferimento di nulla.