Citazione di: Sliver il 27 Ago 2014, 16:31
Caro Guy, davvero nella storia del tifo ultras (40 anni o giù di li) o del calcio moderno tu hai visto soltanto un sostegno acritico, a prescindere, come modello originario del "buon tifo"? E questo, secondo te, sarebbe l'unico modo per sostenere una squadra?
Esiste una letteratura sconfinata di contestazioni di ogni tipo, da quelle blande a quelle violente, che hanno toccato TUTTE le squadre del mondo, dalle più pippe ai mostri sacri; proteste di ogni tipo, fino alla diserzione dello stadio, fatte proprio con l'intenzione (che non significa ottenere il risultato) di migliorare le prestazioni, la gestione societaria, il rapporto con l'ambiente.
In quale Olimpo del tifo organizzato, ultras, appassionato, insomma quello che abbiamo conosciuto nella nostra vita, non si è arrivati - nel bene e nel male - a pensarsi come soggetto (relativamente) "autonomo" dal ruolo asettico del "sostenitore", capace di forzare (ultras, appunto) il rapporto con la squadra e la società? Organizzarsi per spingere il tifo, per condizionare gli avversari ma anche la stessa società restia a rinforzare la rosa, sorda alle richieste dei tifosi, incapace di coltivare sentimenti e passioni. Ovviamente, l'"autonomia" viene esercitata anche nel male, per fini egoistici o di accaparramento personale o privatistico. Ma questo ha che fare con il campo materiale del tifo. Il S.Pauli è figlio di una storia, le nostre curve di altra.
Ma, ripeto, mi sembra inverosimile il ritratto di una curva che avrebbe smarrito improvvisamente la strada di un modello che in realtà, mi sembra, non sia mai esistito.
Quando il disagio, la disaffezione, la protesta (pur se criticabile in alcune sue espressioni) raggiungono questi livelli, è obbligatorio interrogarsi sulle ragioni di fondo, trovare via d'uscita praticabili, più che appellarsi al tradimento di una "missione" che, a ben vedere, paradossalmente, possono rivendicare al 99% quelli che vorremmo imputati di "tradimento".
Si torna all'ipotesi di FD: "tutti sotto lo stesso tetto", magari per giocare ognuno la propria lazialità, nonostante sia difficile e a volte fa male allo stomaco. Diversamente, vedo aspettative tradite e vane speranze.
Prima di tutto è sempre un piacere leggerti
Alla tua prima domanda: no. Non ho mai visto un sostegno acritico tipo tamburi per 90', cori a raffica, boati che terrorizzano i più impavidi dei giocatori avversari, fumogeni, striscioni che calano dall'altro, prese per il culo delle tifoserie avversarie, ma anche supporto più politicamente scorretto, insulti agli avversari, insomma far capire loro che uscire dall'Olimpico non sarà così facile... In varie occasioni sì, e magari non tutte le componenti insieme (anche se nei derby prendere il culo i giallozozzi non vale, è troppo facile, già quelli li ha presi per il culo la natura). Ma questo rientra nelle dinamiche non solo del nostro tifo, ma di tutte le tifoserie. Così come la depressione o la rabbia quando le cose vanno male. L'altro giorno i tozzissimi tifosi del Liverpool assistevano in silenzio alla sconfitta della loro squadra a Manchester...
Così come non venendo dalle montagne del sapone (non ci azzecca niente, ma volevo scriverlo almeno una volta, mi piace troppo questa espressione dalla misteriosa etimologia) mi rendo perfettamente conto che una curva è un'idra dalle mille teste. Non ho mai creduto alla parola d'ordine di un Direttivo bulgaro in cui tutti i soldati si immolavano senza discutere ai diktat di pochi. E so anche che poi invalgono altre dinamiche, la solidarietà, lo spirito di gruppo, il far parte di "qualcosa", l'amicizia, che talvolta in molti fa passar sopra un dissenso personale.
Però.
Proprio perché alla curva e alle sue dinamiche sono estraneo, la considero da esterno come una cosa sola. Una cosa da cui come tifoso ho delegato tutto quanto io non faccio e non posso fare. L'organizzazione, il casino, il sostegno, quelli mi aspetto che partano da là, perché la curva è il mio rappresentante. Anche alle volte, nascondendo la testa sotto la sabbia, il "lavoro sporco", ovvero le risse con le altre tifoserie, le botte, tutte cose che non mi appartengono, non appartengono alla mia
forma mentis, non appartengono alla mia visione dello sport, però ci stanno. Se lo stadio fosse esattamente come lo vorrei io, se fosse composto da cinquantamila me, sarebbe un posto noioso assai.
E' in questo che mi sento tradito. Non dalla contestazione in sé, con cui posso essere d'accordo o meno, ma di cui non mi arrogo il diritto ad essere giudice. Personalmente non sono d'accordo sicuramente sulle modalità, e neanche sulla sproporzione tra momenti di contestazione e momenti di supporto alla squadra, che negli ultimi anni hanno raggiunto percentuali quasi inaccettabili.
Mi sento tradito perché, a seguito della contestazione, la curva ha deciso di rinunciare al suo dovere, ovvero quello di mettere sempre e comunque in primo piano l'incitamento alla squadra. E questo non occasionalmente (a contestazioni ho assistito, grazie alla mia qualifica di vdm, tante volte nel corso della mia carriera da tifoso), bensì continuativamente, forse definitivamente, chissà, l'abbandono dipende comunque da fattori che verranno decisi (o consigliati) volta per volta. Ed è qui che io ritiro la mia delega di rappresentanza alla curva. Il "
condizionare anche la stessa società restia a rinforzare la rosa, sorda alle richieste dei tifosi, incapace di coltivare sentimenti e passioni" diventa un boomerang. Quand'è che sapremo se la curva tornerà allo stadio? Basterà un secondo centrale oppure occorre anche perfezionare la vendita degli esuberi? Oppure (come afferma padregio, anche se a titolo personale) si tratta di una frattura insanabile, e quindi l'abbandono sarà
sine die, o almeno fino alla cacciata dell'odiato Lotito?
Non so e non mi va di entrare nella testa altrui. So solo che nel mio piccolo piccolissimo mondo la curva non mi rappresenta più. Proprio perché ha condizionato la sua presenza (e poi la presenza non è sufficiente, ci vorrebbe pure che la curva facesse il tifo, in una proporzione accettabile tra supporto e contestazione) alla sua volontà.
Per sgombrare il campo da equivoci, io non sono per i belli comodi. A me dispiace vedere lo stadio così, e vorrei vederne uno che colorava i miei sogni da bambino, anche in una Lazio più povera, molto più povera, di quella attuale. Ma è la curva che dovrebbe fare non uno, ma una quantità di passi indietro. Avocare a sé, come Aragorn, il suo ruolo e le sue prerogative, che ne sottintendevano onori ed oneri. Allora, anche ai miei occhi, avrebbe tutti i diritti di contestare, di incazzarsi, di insultare. Oggi, assolutamente no.
PS sì, c'è quella storia dei 6000 di Lazio-Varese, come a dire che il laziale è comunque capace di abbandonare la squadra. Non è un esempio che porterei con piacere, è successo, è una macchia (io ero tra i 6000), e occorrerebbe rimuoverlo. Poco dopo, infatti, il laziale si è ripreso prepotentemente e in situazioni ancor più drammatiche il suo orgoglio e il suo onore di tifoso. E ha fatto saltare alla squadra, accompagnandola per mano, spingendola con le voci di quei sessantamila di Lazio-Vicenza e dei trentamila di Napoli, l'ostacolo più difficile della sua Storia.