Considerazioni sulla giornata di ieri.
Per me quello di ieri è stato un momento importante.
In tutti questi mesi di compressione da mancanza di calcio giocato si stava scoppiando. E ci si è ammazzati di parole. Le parole contano (come la dimensione), e i messaggi arrivati dalla curva sono stati ondivaghi e poco incoraggianti. Dato che la curva non è un organismo monolitico, poi, uno diceva una cosa uno ne diceva un'altra. Col risultato di alimentare un certo (giustificato) scetticismo sulla sua funzione all'interno del mondo-Lazio (non sui singoli ragazzi, ma sulla funzione del gruppo). Ammetto di essere andato allo stadio con un elmetto ed un paraorecchi virtuali.
Poi entro, salgo le scalette, come al solito gli ultimi gradini di corsa, e mi ritrovo... a casa. Diciamoci la verità, era tanto tempo, anni forse, che non si è assistito ad uno spettacolo del genere. Non tanto in campo, la Lazio ha pur fatto buone prestazioni, ma lo stadio è ritornato ad essere il luogo dove ricaricare le mie batterie emotive dopo una settimana di tutt'altro.
Perché se critiche si fanno (e ne sono state fatte, altroché) sull'atteggiamento, sulla contestazione ringhiosa a tutto campo, sulla lastra di piombo che ricopriva lo stadio quando la Lazio giocava in casa, ieri è spuntato il sole. E l'ha deciso pure il cielo, che ci ha accolto con uno splendido azzurro, di quello che ti fa venire voglia la mattina di farti una gita in un parco intrecciando canti pastorali.
E' stato un copione scritto bene e recitato bene. Dal momento di commozione collettiva, quando la moglie di Aldo ha intonato il nostro inno, che ha rotto più di una voce di grandi e meno grandi, al tabellone che recitava Bentornati. E non era casuale questa parola. Né diretta alla sola squadra. Per tutta la partita ho potuto assistere a quanto di più naturale si è visto, che si era dimenticato in questi anni feroci. La Lazio era stata riportata al centro del villaggio (per citare una merda d'importazione). Tanti bambini presenti per la prima volta hanno ascoltato e potuto imparare non gli insulti ringhiosi, ma inni da mandare a memoria e cantare il giorno dopo a scuola.
Ci sono stati momenti di contestazione, lpdm e primeporte, ma una volta tanto si sono inseriti in un copione che recitava ben altro. Non si poteva pretendere che scomparissero, ma una contestazione di questo tipo (che non mi appartiene e non mi è mai appartenuta, comunque), insomma... ma facessero quello che vogliono. Non mi disturba, perché l'occhio - mio come di tutti - era volto comunque al campo. I giocatori hanno potuto essere applauditi per quello che facevano piuttosto che fischiati per chi li aveva comprati. Il tanto bistrattato Gentiletti ha strappato applausi sinceri per qualche preciso intervento, per l'oggetto misterioso Braafheid c'è stato addirittura un boato di incoraggiamento quando ha mandato un cross in tribuna, e Djordjevic (che non aveva combinato un granché) è stato oggetto di un coro quando è uscito, così come Anderson è stato applaudito quando è entrato. Dovrebbe essere la normalità, ma per tanto, troppo tempo, la normalità aveva deciso di non presentarsi all'Olimpico.
E' una base da cui ripartire. Ieri la curva, ma tutto lo stadio, c'era. 31000 spettatori, con questi chiari di luna, sono un segnale forte, e confido che la dirigenza non perda questo treno. Perché il treno è ripartito, e ha preso a bordo i laziali. Tutti. E per procedere ha bisogno di tutti.
Non so il domani cosa ci riserverà. Magari dalla prossima tornerà tutto come prima, e staremo di nuovo a digitare affannosamente su questa tastiera il copione delle ultime stagioni. Ma magari no. Forse è successo davvero qualcosa. E' quello che spero ardentemente, che - qui su questo forum - sperano tutti.
Una rondine non fa primavera? Non so. Per ora me pijo la rondine.