Lo so, forse è presto per certi discorsi, ma se il buon giorno si vede dal mattino, non si preannuncia una giornata di sole.
Ne abbiamo perse tre su quattro. Non ci siamo ancora stracciati le vesti perché la Lazio, si dice, ha spesso giocato bene e non meritato la sconfitta.
Vero. Però il risultato è questo. Mi chiedo quindi: è giusto sacrificare sull'altare dell'estetica la solidità della squadra? Quest'anno ho sempre avuto l'impressione che la squadra fosse "fragile" e che, sia pure esprimendo un gioco gradevole, fosse estremamente esposta al primo, passeggero, temporale.
Poiché di uno Zeman con cui bearmi gli occhi salvo poi beccare 3-4 cucuzze già ne ho avuto esperienza (e mi è bastata), credo che sia giusto riflettere se il gioco (nel vero senso della parola) vale la candela.
Il buon Reja sarebbe già stato crocifisso per molto meno.
Immediatamente bollato come "minestraro", ha presentato come consuntivo del suo lavoro una delle medie-punti migliori della nostra storia, sia pure con un materiale tecnico talora almeno discutibile.
Attenzione: menzionare Reja non vuol dire invocarne il ritorno. E' proporre una contrapposizione di concetti: ci piace di più lo champagne, che fa ruttare e fa girare facilmente la testa, o ci piace una minestrina, meno saporita, digeribile, di facile assimilazione e che ci dona una linea invidiabile?
Dice: ma se c'hai Novaretti e Cana che cazzo t'aspetti?
Vero, ma a maggior ragione non li devo esporre troppo, proprio perché sono più "fragili".
Io, francamente, già me sarei un po' rotto li cojons di perdere partite come Milano, Genova e ieri, ed un assetto un po' più solido e pragmatico non lo disdegnerei.
M'è venuta voglia di tre punticini caldi caldi.