Non so per quale motivo, forse volevo prendermi una pausa per il caffè. Solo che il caffè me lo faccio a casa, e allora ho distrattamente acceso la tv, aspettando che uscisse.
Ti ricordo ancora, trasmissione nostalgica su raisport, con spezzoni di domeniche sportive. E cos'è andato in onda oggi? La rimonta della Lazio nel 2000. Dai nove punti di distanza dalla Juve, al derby vinto con una magia di Veron, che Lupatelli non ha ancora capito oggi dove diavolo è andata ad infilarsi la palla.
E poi Torino, con Ballotta al posto di Marchegiani, una Lazio spavalda, andata lì per vincere e che ha vinto, con una chirurgica zuccata del Cholo, e poi il nonno più amato dai laziali ha chiuso la porta a doppia mandata, e sì che loro avevano gente come Davids, Zidane, Del Piero. Ma le sue manone erano sempre là. E poi le velate more solito insinuazioni di Moggi, che tutti ce l'anno con la Juve, ed Eriksson che tre punti di distacco possono essere molti o possono essere pochi.
Ma mancano ancora sei partite, e dopo un Lazio-Perugia in cui decide un altro pelato, Lombardo (dopo la tranvata di Valencia), mentre Boksic si rifiuta di scendere in campo perché la maglietta è troppo stretta e la Juve vince a Bologna all'ultimo minuto, ecco che si va a Firenze. La solita dannata Firenze (vista a casa di Tarallo), dopo l'anno prima, sembra che stiamo ad un passo dallo stravincere, Mihajlovic ha bisogno di due rigori per segnarne uno, li pigliamo a pallate ma al 92' Batistuta pareggia su punizione. Le partite sono 4, i punti di distacco sono 5. Addio.
Addio? Col cazzo, nonostante una domenica interlocutoria dove si vince a Piacenza con due gol argentini, al solito il portiere loro (Flavio Roma) para l'impossibile, e la Juve batte la Fiorentina.
Il cronometro scorre. Mancano tre giornate, e scoppia il finimondo. Mentre la Lazio regola il Venezia di Pippo Maniero che per fortuna il gol lo fa nella porta sua, lo stadio esplode. Tale Cammarata a Verona spiana la Juventus. I punti diventano 2. Eriksson, intervistato, è sempre fiducioso, con quel suo italiano balbettante alla Dan Peterson.
Poi si va a Bologna, la Lazio al solito imperversa, e io, in tribuna, mi ricordo che i bolognesi, da vere teste di cazzo, esultano quando segna la Juve col Parma. Esultiamo anche noi al pareggio, ma nuovo boato dei locali alla notizia dell'annullamento (il famoso "fallo di confusione" sul gol di Cannavaro). Piccola nota: i due gol loro li fa Beppe Signori, che alla fine, intervistato, dice: siamo contenti tutti, in definitiva, io per i gol, la Lazio perché a vinto. I bolognesi un po' meno, ma se n'annassero affanculo loro e gli asinelli...
Peccato che Miccoli (non il calciatore, quello che sta in parlamento) fosse stato piccolo al tempo. Sai le interrogazioni parlamentari come sarebbero fioccate?
E poi dalla storia si passa alla leggenda. Quel pomeriggio del 14 maggio lo ricordiamo tutti minuto per minuto, anche lo sciopero della curva all'inizio per protesta contro la Federazione, con tanto di bara portata a spalla fin sugli spalti.
Ancora mi commuovo vedendo Mimun che abbraccia Cragnotti, oppure un Capodaglio in lacrime, bisteccone che intervista la gente che passeggia fuori davanti al bar del tennis e di colpo cominciano tutti a saltare come cavallette alla notizia della fine di Perugia, in una scena surreale che nessun film potrebbe immaginare così potente...
E poi la trasmissione finisce, e io resto lì come uno scemo, con i lucciconi agli occhi come sempre. E il caffè nel frattempo è uscito tutto e mi ha invaso la cucina. Ma chissenefrega, in definitiva. Pulirò più tardi, ma neanche Scarlett Johansson mi avrebbe strappato dal televisore.