Citazione di: Tarallo il 25 Nov 2014, 19:31
So di avere espresso già il mio parere ma vorrei sottolineare l'assurdità della teoria delle palle.
Le palle vengono dai giocatori? Statisticamente siamo l'unica squadra così sfigata da non avere, in una rosa di trenta calciatori, qualcuno con la grinta? Oppure viene dall'allenatore? A Pioli cosa manca? Perkovic era algido? È il vecchio zio Edy? La Lazio dello scudetto l'aveva? Grazie a Eriksson???!!!?????!!??
Semplicemente la vostra teoria è indimostrabile. Cana è il giocatore più tignoso del mondo ed era in campo.
Ciò che esiste è la preparazione della squadra alla partita. Talvolta la concentrazione e la grinta giocano un ruolo, altre no, per altri motivi che possono essere tecnico-tattici e che nulla hanno a che vedere con la voglia di mettere in campo grinta.
I giocatori vogliono sempre vincere e c'è la mettono sempre tutta, ma talvolta non si vede.
Questa è retorica da curva che sposta l'attenzione su argomenti volatili e indimostrabili invece di concentrarsi su quelli veri, tipo che manca un centrale forte.
Sono completamente d'accordo a metà con Tarallo.
Mi spiego.
Concordo che spesso l'assenza di palle e di carattere vengono richiamati a casaccio, da chi poco ci capisce, per spiegare quelle che in realtà sono lacune tecniche o tattiche.
Io, però, non mi riferivo ad una generica ed indeterminata mancanza di grinta, ma a comportamenti specifici e non isolati.
A quello di un ragazzino di 19 anni che, nel momento di difficoltà (della squadra e suo), invece di impegnare tutto il suo sforzo nella giocata più efficace si distrae in leziosismi inutili a solo uso e consumo della platea. Quello di un suo compagno di squadra più grande che, sfumata la possibilità di entrare in campo, invece di tornare in panchina giustamente arrabbiato inizia un suo show personale a bordo del campo, nuovamente, ad uso e consumo della platea.
Per carità, sono episodi, che però per me sono anche rivelatori di una più generale (mancanza di) predisposizione.
Ieri sera, peraltro, sentivo a Mediaset Cagni dire qualcosa di simile, con riferimento al calcio italiano in generale. Il concetto (che non mi sembra sbagliato) è che ormai ogni giocatore è una "impresa individuale" e, come tale, ragiona anche nel contesto di squadra. Questo significa che alcune cose (alcuni sforzi), se non fatti volontariamente, non sono più esigibili dall'allenatore e dalla squadra, se non (e neppure sempre) da alcuni particolari allenatori ed alcune particolari squadre.