Alessandro Nesta è un uomo riservato, che tiene per se le cose, ha vissuto due vite sportive. La prima in gioventù, quando ha cominciato a giocare per i colori della sua squadra, un sogno, una fiaba, un desiderio che si avvera, col quale diventa professionista e incontra il periodo più fecondo in 100 anni di storia; investitore principe, squadra di livello altissimo, trofei come se piovesse, come mai fino ad allora.
Poi viene venduto al Milan vivendo questo passaggio come uno scambio di favori, nel quale non c'è posto per l'Amore, anche se poi proprio con Amore accettò di dire si, senza polemica, in un silenzio assordante.
Cominciando così la sua seconda vita da professionista, in una società di livello mondiale dove aggiunge a vittorie storiche per la Lazio un'altra grandine di trofei, completando una carriera di altissimo livello.
Nel Milan gioca 10 anni, non sono pochi per uno cresciuto altrove, impara molto anche sotto l'aspetto professionale è riconoscente alla società per tutto.
Io ero tra quelli che al suo ritorno a Roma lo fischiarono, in un Lazio-Milan spettacolare per ferocia agonistica e popolare.
Ho sempre rimproverato a Nesta due cose, la prima è soggettiva la seconda a mio avviso è oggettiva.
Essere andato via da Roma senza un segno di qualunque tipo da parte sua, probabilmente ha voluto evitare domande scomode su Cragnotti che l'ha scambiato per un iscrizione al campionato, ma qualcosa avrebbe dovuto fare secondo me.
La seconda è quel famoso secondo tempo di quel Derby, un Capitano qualunque cosa fosse successa dentro lo spogliatoio non avrebbe MAI dovuto abbandonare l'incontro e questo purtroppo va a discapito della sua personalità, non è mai stato un leader non ha le caratteristiche per esserlo, è stato un campione e un uomo onesto e questo a me basta, però i leaders sono di un'altra pasta.